Un po’, solo un po’ di storia…

Cos’è la fantascienza?
La fantascienza è sognare, sperare, ipotizzare, sviluppare…

Francesco Arena

La data convenzionale della sua nascita è considerata il 1926 quando uscì negli Stati Uniti la prima rivista di fantascienza, Amazing Stories, ma io, da sempre bastian contrario, affermo che una sorta di fantascienza già si sviluppò nella letteratura greca col mito di “Icaro e il Sole”, “La storia vera” di Luciano Samosata, e quant’altro.

Altri suoi precursori continuarono a essere scritti a cavallo del XVI e XIX secolo , si citano a tal riguardo l’ “Orlando furioso” di Ludovico Ariosto, “Somnius” di Giovanni Keplero, “L’altro mondo o gli stati e gli imperi della Luna” di Savinien Cyrano de Bergerac, “L’anno 2440” di Louis-Sébastien Mercier, “Erewhon” di Samuel Butler. 

Ma forse, i precursori più conosciuti restano senza dubbio Frankenstein di Mary Shelley e i molti romanzi di Jules Verne e H. G. Wells.

Nella fattispecie, il genere distopico, nasce nel 1924 col romanzo “Noi” di Evgenij Ivanovič Zamjatin (recentemente ristampato e disponibile anche in ebook QUI, ndr), considerato da molti il precursore di molti successivi.

Con l’avvento del XX secolo e del cinema, il genere fantascientifico aderisce alla pellicola e se è vero che nella letteratura si ha un vero e proprio exploit di racconti e romanzi, i cineasti non si tirano certamente indietro e usando come soggetti i suddetti, cominciano a rappresentarle nelle loro opere cinematografiche.

La prima opera cinematografica di fantascienza è “La charcuterie mécanique” dei Fratelli Lumière, a seguire i fantastici viaggi di Georges Méliès. Il genere decolla e i più svariati sottogeneri incidono su e in ogni tema sociale e/o artistico.

Il cinema di fantascienza diviene un modo per raccontare le speranze.

Col passare del tempo il cinema di fantascienza diviene un modo per raccontare le speranze, le paure del presente, per descrivere quell’astratto concetto d’infinito che ci circonda, per abbracciare la vita oltre quel senso di antropocentrismo insito nell’uomo fin da quando è comparso sulla Terra.

La scienza la tecnologia, le scoperte avanzano e il cinema di pari passo; così se è vero che i primi film erano spesso piuttosto artigianali, forse a volte anche un po’ridicoli, con le tecniche cinematografiche odierne è stato possibile realizzare per il grande schermo un tale realismo che sembra di poterci far toccare con mano ciò che vediamo.

Ma è pur anche vero che oggi, sia la letteratura, sia il cinema hanno perso molto delle faste glorie degli esordi, sviluppando spesso solo tematiche trite o ritrite, lasciando posto solo a enormi blockbuster, privi del vigore delle trame e sceneggiature di un tempo e nel caso del cinema, supportate solo da super effetti speciali…

… To be continued

Francesco Arena

Leggere Distopico

2 pensieri su “Un po’, solo un po’ di storia…

  1. Caro Francesco, in questo articolo molto interessante sottendi, ma non definisci, quello che per te è il concetto di fantascienza stesso. Perché questa definizione, secondo me, è un aspetto tutt’altro che scontato.
    A me piace tantissimo una definizione di Dick che slega la fantascienza dall’aspetto tecnologico (forse, non cruciale). Te la riporto perché, condivisibile o meno, ritengo sia un interessante punto di vista. “Per cominciare, definirò la science fiction dicendo cosa non è SF. Non la si può definire “un racconto (o un romanzo o un’opera teatrale) ambientato nel futuro” visto che esiste l’avventura spaziale, che è ambientata nel futuro ma non è SF.[…] E inoltre, può esistere una SF ambientata nel presente: il racconto o romanzo che parla di un mondo alternativo. Quindi se separiamo la SF dal futuro e anche dalla tecnologia super-avanzata, cosa ci resta che si possa chiamare science fiction? Abbiamo un mondo immaginario. […] il nostro mondo viene trasformato in ciò che non è o non è ancora.[…] Questa dislocazione si deve basare su un’idea coerente, cioè si deve trattare di una dislocazione concettuale, non insignificante o semplicemente bizzarra. È questa l’essenza della science fiction: la dislocazione concettuale rispetto alla nostra società che genera nella mente dell’autore una nuova società.[…] Philip K Dick

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