Imagination #1

Eccoci arrivati alla prima novità di questa settimana, vi presento la rubrica IMAGINATION! Posteremo nel Gruppo un’immagine (a sfondo Distopico ovviamente), e questa immagine sarà il punto di partenza per far volare l’immaginazione.

Non ci sono regole. (perché noi Distopici siamo dei sovversivi  😎)

Non ci sono tracce da seguire.

L’unico ordine è… immaginate e scrivete!

I membri potranno scrivere una sola frase o un paragrafo intero.

Potranno concentrarsi sulla descrizione del paesaggio, scrivere un monologo, presentare un personaggio o la trama.

Insomma, tutto ciò che vogliono purché abbia un nesso con l’immagine proposta.

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Fonte dell’immagine: https://collapseofindustrialcivilization.wordpress.com

Ed ecco cosa hanno partorito i nostri Distopici Amici!

Claudio Vergnani En passant, a me l’immagine, più che un futuro distopico, suggerisce un presente tragico. Un essere umano – grigio e anonimo – che ha speso la propria vita obbedendo ai dettami del vivere civile – istruisciti, lavora, consuma, non ribellarti – e che è stato ripagato con un bell’angolo in una discarica.

Deborah De Santis In un mondo dove ormai la dittatura aveva preso il sopravento una terra devastata dalla guerra dove orami non c’era più niente da fare solo assistere in potenti alla tragedia. E solo lui che dal alto osservava con un sigaro in bocca l’orrore che aveva causato si il malvagio dittatore era seduto a guardare le persone morire sotto uno scenario pos-apostolica mentre sorseggiare il suo vino rosso altro che non era il sangue delle persone versate sadico sghignazzare come una iena mentre la sua bocca sporca di sangue vedeva ogni granello della terra distruggersi .

Marta Amoroso Il cielo minacciava una pioggia pericolosa mentre stavo a guardare la mia prossima vittima aspettarmi al confine dell orizzonte. Tastai la mia bombetta e, nel alzarmi da quella sedia, l’unica cosa rimasta in piedi dopo il mio suggerimento a quel tiranno, di farsi scoppiare nel suo edificio, pulii i pantaloni del mio completo dalla polvere. “Bene… ” borbottai mentre scavalcavo la gomma della lussuosissima auto, ormai defunta sotto le macerie. “Il mio compito qui è finito.Uno dei tiranni è caduto. Ma tranquilla anima bieca che non sarai solo… alla fine, quando non ci sarà più nessuno, vi raggiungerò per tormentarti anche all inferno.”

Irene Grazzini c’era un tempo in cui, tra queste mura, insegnavo ai giovani la letteratura. Adesso devo insegnare loro a sopravvivere…

Piero De Fazio Uomini, donne, vite e destini. Scampoli di esistenze un tempo si rincorrevano, tra quelle mura che come un sudario occludono l’orizzonte. Così adesso, con subitanea meraviglia, ci scopriamo soli. Una sola moltitudine. (omaggio al grande Pessoa)

Riccardo Muzi Solo. Non avrebbe mai pensato di dare un significato fisico a questa parola: solo. Pensava soprattutto alla solitudine, alla solitudine in mezzo alla gente ma, adesso, “la gente” era scomparsa, evaporata per sempre. L’ultima deflagrazione l’aveva sentita in lontananza e sapeva che il riverbero della NeoMorte avrebbe distrutto qualsiasi forma di vita superstite. Perché fosse ancora vivo era un mistero destinato a rimanere tale.

Davide Borrielli Me la ricordo questa sedia.
Ricordo il profumo del pane appena tolto dal forno.
Il legno massiccio del tavolo sotto le mie mani.
Il cigolio delle credenze.
Le chiacchierate, le discussioni, le risate.
Le calamite attaccate al frigorifero, lì sulla destra…quella a forma di timone era la mia preferita.
Sulla mia sedia riesco ancora a vedere tutto.
Credo che per un po’ starò qui, alzarmi fa troppo male.

Arianna De Sisto In un mondo dove tutto ormai sembrava soggetto al deterioramento, dove tutto ormai veniva gettato in un angolo incapace di essere utile al più piccolo degli esseri umani, mi resi conto che io stesso ero stato messo in un angolo. Relegato al ruolo di inutile, desueto, inservibile. Eppure dinnanzi a quel silenzio, sentivo nascere dentro di me la sensazione che ben presto altri sarebbero venuti pronti a chiedere sostegno parere consiglio . Perché dinnanzi a me tutti prima o poi sono costretti a piegarsi e a lasciarmi spazio…perché io…sono il tempo e nessuno può mettermi a lungo in un luogo fermo ad aspettare…io sono il tempo..

MichiRachibea Ermeti  😂 e mentre gli altri dormono al riparo da ciò che non si conosce, mentre nelle poche abitazioni rimaste, le persone pensano a come sopravvivere, mentre le donne e gli uomini piangono per lo sconforto, io penso a un modo per combattere.

Fabrizio Parisi Ormai è solo questione di tempo, pochi giorni soltanto. Le nubi continueranno ad addensarsi e loro crederanno si tratti solo dell’ennesima grande tempesta, fino a quando il sole sarà cancellato e allora, solo allora capiranno il significato della parola “terrore”. Quel giorno verranno da me per chiedere aiuto ed io mi lascerò pregare fino a che saranno disposti a vendermi la loro anima ed io potrò ottenere la mia vendetta.

Tutto per te amore mio. Pochi giorni ancora e il mondo sarà tuo.

Serena Scipioni Mentre le grandi nuvole si ammassano nel cielo, non un suono si ode nell’aria immobile.. gli ultimi granelli di polvere si posano e con il suo lento incedere si avvicina la fine del tempo dell’uomo… Oh Uomo.. com’è vana, ora, la tua follia..la sete di conquista..la fame di potere.. Le ultime note sono state suonate… Non in un grido avrà fine questo mondo, ma nell’assordante silenzio del nulla. Ed io che Sono, che ho soffiato il primo alito di vita dentro di te, ti ho visto raggiungere l’effimera grandezza ed affannarti per la tua distruzione, ti accompagnerò in questa ultima notte, finché niente sarà più.

Fiorenza Borgia «È finito» pensò. «Ora è davvero finito. Sono l’ultimo, sono il solo rimasto qui ad aspettare un futuro che non verrà. L’uomo ha distrutto quello che la natura ha costruito in migliaia di anni e ora rimangono solo le macerie. Potevo andarmene, ma senza di te non aveva senso. Laggiù partirà l’ultima nave, scialuppa di salvataggio da una Terra che affonda. E io rimarrò, fino a che il destino me lo consentirà»

Chiara Casalini «Un tempo giocavo su questa collina, correndo fino a perdere il fiato, una sfida dietro l’altra coi miei amici.» sospirò raccogliendo una vecchia sedia sgangherata.
Controllò che reggesse e vi si sedette con fare stanco.
«Qui ho dato il mio primo bacio e mi sono nascosto per rubare ben altro a qualche ragazza.» mormorò guardando la spazzatura su cui stava «Ora cosa dovrei lasciare ai figli che forse non avrò mai?»
Passò la mano sotto il soprabito, carezzando il metallo freddo della sua M9A1.
«Non credo che mi darai mai dei marmocchi da educare, vero Baby?»
Un sorriso tagliente accompagnò l’infiammarsi dei suoi occhi, che ora puntavano i palazzi della città all’orizzonte.
«Non importa: abbiamo un lavoro e lo faremo per i figli di altri, di sconosciuti che non sapranno mai il nostro nome. Non sapranno mai come ti chiamo, ma vedranno il sangue scorrere, perché questo posto torni pulito, come la nostra città. Non sono fatto per vivere da schiavo e per piegarmi ai loro giochi infami, amo troppo il profumo della libertà.»
Lo squillo del cellulare lo strappò ai suoi pensieri.
«Dove diavolo ti sei cacciato?»
«Non importa, Marco. Siete pronti?» rispose con tutta calma.
«Manchi solo tu!»
«Portatevi in posizione. Ci vediamo nella sala del Presidente.» gli disse, mentre una smorfia di disgusto gli si dipingeva in volto pronunciando quel nome «Dovresti saperlo che non arrivo mai in ritardo.»

Giuliana Guzzon Attenderò ancora un istante prima di andarmene. So che vedrò le anime librarsi in volo come fiammelle. Poi le ombre dei fantasmi prenderanno dimora e sopravvento. Ognuno di loro avrà profonde radici. Ci saranno cose che li legheranno a un luogo, a un momento nel tempo, al sangue. Dolore, sofferenza, amore. Il passaggio, la trasformazione. Li guarderò riuniti in un impulso, in un lutto condiviso, in un grido di vendetta. Perché anche se io non rimango, loro, non se ne andranno mai.

Daniela Ruggero Osservavo la mia città caduta in pezzi ormai da cinquant’anni, con la stessa malinconia di sempre. Il cielo plumbeo sembrava potesse schiacciarla ancor più al suolo e soffocare gli ultimi scampoli di vita sommersa. Inspiravo l’aria conscio del veleno che i DOMINATORI avevano rilasciato per sottometterci. Era Giugno, come oggi, anche se tra le macerie e il sole che non brillava più sul nostro mondo poteva sembrare inverno. Era un giorno qualunque che divenne quello della distruzione. I DOMINATORI apparvero dal nulla, dapprima brillarono come piccole stelle poi si trasformarono in palle di fuoco. Rasero al suolo ogni cosa uccidendo molti esseri umani, gli altri furono deportati nei campi di raccolta e poi smistati per essere ridotti in schiavitù, alcuni, i più fortunati divennero INCURSORI. Io sono Gabriel, il capo della rivolta. Rivoglio il nostro mondo, nella sua imperfezione e bellezza. Rivoglio la mia città e sopra ogni cosa rivoglio mia figlia prigioniera degli alieni…


Cosa ne dite?
Sono o non sono dei veri Dystopian Guys?
Alla prossima!
Bye Bye

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