DANGER #2: Il manicomio di Colorno

Buongiorno Distopici e amanti del brivido 😉

Siamo alla seconda gita per la rubrica Danger e oggi andremo in provincia di Parma, più precisamente a Colorno.

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Era il 1873 quando l’Amministrazione provinciale di Parma, in seguito all’epidemia di colera scoppiata in città, stabilì di trasferire provvisoriamente l’ospedale psichiatrico a Colorno, riadattando per l’occasione i locali dell’ex palazzo ducale e dell’ex convento di San Domenico.
Ma cosa accadde fra quelle mura?

Esterno-Manicomio

Negli anni sessanta un gruppo di studenti di medicina occupò la struttura, rivendicando i diritti dei degenti che venivano maltrattati, ghettizzati e ai quali era proibito avere contatti con i proprio famigliari e con l’esterno.
Sul finire del 1968 la contestazione studentesca raggiunse Colorno e un gruppo di universitari incontrò Mario Tommasini (se non sapete chi è vi suggerisco di fare una piccola ricerca 😉 ). Il 2 febbraio 1969, dopo un’assemblea a cui parteciparono studenti, amministratori, infermieri e parenti dei ricoverati, gli studenti presero possesso dell’ospedale psichiatrico e l’occupazione durò 35 giorni.
Di quel periodo Tommasini raccontava: “…noi facevamo l’assemblea coi malati al mattino e insieme organizzavamo la vita del manicomio. Sono stati gli unici trentacinque giorni in cui non si è ammazzato nessuno e nessuno è stato picchiato. Tutte le sere partivano dal manicomio decine di giovani con decine di malati a fare dibattiti nelle chiese, nelle fabbriche, all’università”.
I degenti si dichiararono a favore dell’occupazione e firmarono in blocco una mozione in cui chiedevano la partecipazione alla gestione dell’ospedale, il diritto di riunirsi in assemblea e di avere le porte aperte, la dimissione dei malati in buona salute, l’eliminazione della sveglia alle sei, la possibilità di uscire durante la giornata. Il personale interno dell’ospedale assunse posizioni diverse tanto che un gruppo di infermieri controccupò per un paio d’ore l’ospedale.
La controccupazione, l’irruzione di un gruppo di neo-fascisti armati di spranghe e bombe molotov, gli attacchi della stampa a Tommasini e agli studenti determinarono la fine dell’occupazione. Sebbene non si possa affermare che l’opera di trasformazione dell’ospedale sia stata opera dell’occupazione, secondo Tommasini ne derivò il conseguimento di due importanti obiettivi: “Fece conoscere a tutta l’Italia le condizioni dei malati di mente e fu la dimostrazione che i degenti potevano addirittura gestire il manicomio, visto che per trentacinque giorni erano spariti metà degli infermieri e tutti i medici”.

Ma cosa accadeva all’interno delle mura del Manicomio di Colorno?
Testimonianze raccontano di trattamenti innovativi per la cura delle malattie mentali. In quei tempi pratiche come l’elettroshock e la lobotomia frontale iniziavano a diffondersi nelle case di cura italiane.
Ma i malati mentali non erano gli unici a essere stati segregati in questo luogo. Insieme a loro vi erano vagabondi, prostitute e alcolizzati. E, ahimè, persino bambini piccoli abbandonati.

Il manicomio abbandonato di Colorno è diventato molto famoso grazie allo street artist brasiliano Herbert Baglione e il suo progetto “1000 Shadows”. L’artista ha dipinto sui muri del manicomio sinistri spettri e ombre nere per rendere omaggio alle povere anime intrappolate in questa struttura. Anche altri artisti si sono espressi con la loro arte all’interno del manicomio.

Dal 1970 cominciò una massiccia opera di dimissioni dall’Ospedale Psichiatrico, di malati che venivano inseriti nel mondo del lavoro. Gli ex internati vennero gradualmente inglobati in una società che, fino a poco tempo prima, ne aveva ignorato l’esistenza. Furono allestiti duecentocinquanta appartamenti per i dimessi e l’amministrazione provinciale li sostenne con sussidi mensili. Anche altre persone, tra cui alcuni industriali vennero coinvolti economicamente. L’esperienza di Colorno fu la dimostrazione che per la diagnosi e la terapia di una malattia mentale è necessario spingersi oltre e cercare la persona nel malato. Si dimostrò poi che la malattia è parte del territorio e che per essere curata non deve essere strappata dal suo ambiente ma curata al suo interno.
Il 13 maggio 1978 veniva emanata la Legge 180 “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” alla quale Basaglia come promotore ha dato il nome (Legge Basaglia). Fu il provvedimento quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Si trattò di una vera e propria rivoluzione culturale e medica, basata sulle nuove concezioni psichiatriche, promosse e sperimentate in Italia da Franco Basaglia.
Negli anni novanta il Manicomio di Colorno venne chiuso definitivamente.

Cari Amici Distopici.
Noi tendiamo a vedere Distopica nel presente e nel futuro, ma io credo che anche il nostro passato ne sia pieno.
Forse in piccole comunità, in luoghi in cui la luce del sole non riesce a penetrare per fare luce su ciò che accade.
La gita di oggi finisce qui.
La triste storia di un migliaio di persone che hanno avuto la sfortuna di cadere nelle mani sbagliate.
Per tutti coloro che volessero approfondire ulteriormente l’argomento, segnalo questo sito davvero molto interessante (dal quale ho attinto per le immagini 😉 )…
http://www.alessiodileo.it/3484-manicomio-abbandonato-colo…/

Manicomio-abbandonato

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