DANGER #4: Oradour Sur Glane

Buongiorno Amici Amanti della Distopia.

Oggi la rubrica indigesta (dico così perché tratta argomenti difficili da mandare giù) Danger ci conduce in France, più precisamente a Oradour. Paese caduto nel vortice dell’evento storico a mio avviso più Distopico che la storia dell’umanità possa raccontare.

Sto parlando della Seconda Guerra Mondiale.
In seguito alla morte del comandante di uno dei battaglioni delle SS che marciavano sul territorio francese, scoppiarono numerose rappresaglie.
E uno dei primi paesi che assaggiò la follia dei soldati del Reich fu proprio Oradour.

Il reparto comandato da Kämpfe, il comandante ucciso in seguito a un rapimento, al momento in cui si decise di dare vita alle rappresaglie, il primo paese che si trovava sulla strada della divisione era Oradour-sur-Glane. Le SS arrivarono nei pressi dell’abitato poco dopo le 14.00, lo circondarono e, una volta entrate, ordinarono a tutti gli abitanti di radunarsi sulla piazza dove sarebbe stato compiuto un accertamento di identità.

Alle 15.00 venne ordinato di portare tutte le donne e i bambini, il cui totale era di circa 400, all’interno della chiesa e l’unica persona che riuscì ad uscire viva dall’edificio, una donna di nome Marguerite Rouffanche, testimoniò in seguito che tutti i presenti vennero fatti sdraiare per terra e due soldati, dopo avere sbarrato le porte, depositarono un involucro in fondo alla navata dal quale fuoriuscivano alcune cordicelle bianche; dopo che i due soldati ebbero acceso le cordicelle fu immediatamente chiaro a tutti che si trattavano di micce di una bomba e il panico si impadronì delle donne e dei bambini ma la prima che tentò di alzarsi per fuggire venne mitragliata con il figlio in braccio.

L’esplosione della bomba e l’incendio che divampò immediatamente fecero crollare parti del tetto e la sopravvissuta riuscì a raggiungere una finestrella lasciandosi cadere all’esterno da un’altezza di circa tre metri, ma fu l’unica a riuscirci in quanto quella che tentò di seguirla subito dopo con un neonato in braccio fu tradita dal pianto del bambino che attirò l’attenzione dei tedeschi, i quali spararono subito verso la finestra uccidendola; il tentativo della donna tradì tuttavia anche la Rouffanche che, rialzatasi per fuggire, venne colpita più volte da colpi di fucile e creduta morta. Nel frattempo all’esterno erano parimenti iniziate altre esecuzioni: nessuno fu risparmiato e coloro che non vennero uccisi immediatamente sulla piazza, vennero radunati in una rimessa e mitragliati; solo cinque giovani ragazzi, non visti dalle SS che entrarono successivamente per finire i feriti a colpi di pistola, sopravvissero, ma per tutti gli altri non vi fu scampo: vennero chiusi in piccole rimesse, fienili e garage e, dopo che fu loro sparato, a tutti gli edifici venne dato fuoco.

Una volta terminato il massacro, le SS lasciarono il paese intorno alle 17.00 per ritornarvi due giorni dopo, allo scopo di scavare due grandi fosse dove vennero seppelliti i resti delle persone trucidate, ma, contrariamente a quanto era successo fino a quel momento, alla rappresaglia non fu data nessuna pubblicità, tanto che nemmeno i bollettini ed i comunicati Alleati ne dettero notizia e le prime voci cominciarono a circolare circa un mese dopo per mano di prigionieri della divisione catturati in Normandia; solo una donna e cinque ragazzi, più un bambino che si trovava nei campi, sfuggirono all’eccidio e fu possibile istruire un procedimento solo otto anni dopo l’accaduto. Tra le vittime recentemente sono state identificati almeno 9 italiani, tra cui una madre con 7 dei suoi 9 figli.

Nel gennaio del 1953, dinanzi al Consiglio di guerra di Bordeaux, vennero portati solo 6 SS, soldati semplici, ed un sergente, più 13 soldati ed un sergente francese, alsaziani arruolati nelle SS, poiché tutti gli ufficiali del 1º battaglione del 4º reggimento panzergrenadier Der Führer, compreso il comandante Adolf Diekmann, erano morti durante il conflitto e tutti documenti erano scomparsi; i difensori degli alsaziani chiesero di trattare il caso dei loro assistiti separatamente, in quanto secondo la loro tesi, arruolati a forza nelle SS e quindi vittime, ma la Corte rigettò tale richiesta, riservandosi tuttavia di emettere verdetti separati. Accadde però che i francesi arruolati nelle SS, in base agli accordi presi dal governo francese a Ginevra nel 1949 sul trattamento dei prigionieri di guerra, non potevano essere puniti in quanto questi non potevano essere soggetti a leggi retroattive, mentre tutto l’impianto accusatorio si basava sulla legge in materia di crimini di guerra del 28 agosto 1944, ed inoltre il Parlamento francese approvò in quei giorni un emendamento secondo il quale un soldato arruolato con la forza in nessun caso sarebbe stato perseguibile per crimini di guerra.

La sentenza, emessa il 13 febbraio, fu di due condanne a morte, di cui una a carico del sergente alsaziano, 12 condanne ai lavori forzati, 6 condanne a pene detentive varie ed una assoluzione, ma un’amnistia, votata dal Parlamento il 19 febbraio, commutò le due condanne a morte e permise la scarcerazione di tutti gli altri condannati: ad Oradour-sur-Glane lo sdegno per la decisione fu tale che il sindaco restituì la croce di guerra precedentemente conferita al paese e l’associazione dei sopravvissuti restituì la Legion d’onore posta sulle urne funerarie delle vittime.

Dopo la guerra, il Generale Charles de Gaulle decise che il villaggio non sarebbe mai più stato ricostruito. Invece, sarebbe rimasto come memoriale della sofferenza francese sotto l’occupazione tedesca. Nel 1999, il presidente Jacques Chirac dedicò un centro visitatori a Oradour-sur-Glane e ribattezzò il luogo come “Villaggio Martire”. Una via al paese è dedicata nelle città di Reggio Emilia, Correggio, Scandiano, Parma e S. Giorgio di Piano.

Carissimi Distopici, io per prima soffro a raccontarvi queste storie, ma credo sia bene ricordare le vite innocenti che l’ignoranza, la rabbia, la sete di potere (e potrei andare avanti per ore) hanno spezzato ingiustamente.

Anche per oggi il nostro viaggio si conclude qui.
Alla prossima!
Bye Bye

(Immagini e informazioni sono state reperite sul web)

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