Recensione: "Terre rare" di Matt Briar

Buongiorno amici distopici, è con piacere che oggi vi parlo di un romanzo che mi ha messo in difficoltà: Terre rare. Un racconto che si dipana lungo la vita di un uomo ma che abbraccia l’intera società in cui vive.

TRAMA

Alan Medas ha trent’anni, è un geologo e trascorre la vita sulle miniere tra Africa e Asia, faticando a mantenere le relazioni. Il mondo, da cui lui rimane scollegato per lunghi periodi, viene scosso da una notizia clamorosa: una nuova risorsa alimentare miracolosa è stata appena scoperta. Si tratta di un’alga dalle qualità eccezionali battezzata Narciso.
In pochi anni le disparità economiche vengono livellate e i governi collaborano in un’utopia di pacifismo globale senza precedenti. Con il cambiamento in atto e la progressiva riduzione dell’estrazione mineraria, Alan decide di stabilirsi a Brena, una metropoli europea, per condurre una vita più equilibrata. Un’idillio perfetto che si rompe appena realizza di poter percepire gli stati emotivi delle altre persone. Spaventato e incapace di comprendere questa capacità, viene indirizzato alla Facoltà di Scienze Cerebrali, dove un gruppo di ricerca sta studiando il bizzarro fenomeno.

RECENSIONE

Matt Briar, al secolo… mi ha minacciato se lo dico, ha scritto un romanzo utopico sociale in cui ha risolto parte dei problemi che affliggono l’umanità. Ha creato una prospettiva differente da quelle catastrofiche a cui siamo abituati, ha magistralmente costruito l’illusione che l’utopia sia un traguardo raggiungibile.

La storia viene narrata attraverso il punto di vista di Alan, un uomo che ha speso una grossa fetta della sua vita isolandosi dal mondo a causa del suo lavoro e che viene travolto dalle nuove prospettive offerte dalla miracolosa Narciso. Una semplicissima alga capace di curare il cancro, risolvere il problema della la fame nel mondo e migliorare la qualità della vita dell’intera umanità. Un fondamento scientifico credibile inserito in un contesto non differente dal nostro, un’evoluzione tecnologica non molto lontana da quella prospettata da molti scienziati.

Per la prima volta dopo millenni gli esseri umani sembrano dirigersi verso un traguardo positivo e carico di speranze per il futuro. Tutto sembra perfetto, forse anche troppo per un uomo come Alan che ha sviluppato anni di concretezza disincantata lavorando nelle miniere più sperdute del pianeta. Non a caso il destino sembra volerlo punire donandogli la capacità sovrannaturale di percepire le emozioni delle persone, non la solita telepatia che tutti sogniamo immaginando di essere il Professor X, qualcosa di più subdolo che lo costringe a fare i conti con un’empatia che non ha chiesto e che non vuole. Facendo leva sull’alienazione e sul disagio dell’affinità emotiva l’autore ci mostra il problema del sovraccarico emotivo e dell’incapacità umana di gestire le emozioni. Siamo tutti capaci di parlarne, di affrontarle nei rari casi in cui le mostriamo, ma difficilmente sapremmo gestire un flusso continuo di sensazioni immascherabili.

Convinto di essere l’unica vittima di questo effetto collaterale dell’alga Alan si rivolge a un centro di ricerche che, invece di aiutarlo, autorizza i suoi scienziati a trasformarlo in un topo da laboratorio. Anche se poteva aspettarselo, in fondo chiunque di noi si recasse in un laboratorio dimostrando di avere capacità sovrannaturali verrebbe rinchiuso, ma questo non lo aiuta ad accettare le conseguenze della sua “mutazione”.

Perché lo trattano così?

Perché gli equilibri mondiali si stanno sposando a causa dell’utopia, i poteri devono essere ridistribuiti e gli interessi dei singoli sono sempre più forti di quelli della collettività. Alan è solo una pedina del grande gioco in cui è coinvolto e il suo punto di vista lo rende incapace di vedere l’interezza del quadro, almeno fino a quando le conseguenze non lo travolgono. Lascio a voi il piacere di scoprire tutto quello che non vi ho raccontato 😉

Curato in ogni dettaglio, non a caso è arrivato tra i finalisti del Premio Urania, il testo racconta i problemi della società attraverso gli occhi di un singolo protagonista, una vittima di un sistema che non riesce a comprendere e che lo schiaccia.

Non è stata una lettura semplice, non per come è scritta e nemmeno per lo stile, ma per la vastità dei temi affrontati e la soverchiante quantità di informazioni necessarie a spiegare una nuova prospettiva mondiale. Come credo di avervi già detto io sono un lettore “d’intrattenimento”, sono grattugiato grosso, e ho sempre qualche problema con i romanzi di fantascienza speculativa perché mi richiedono uno sforzo cognitivo che il mio cervello non riesce a sostenere.

Qualitativamente è un testo ottimo ma va letto consapevolmente. Non ci sono astronavi in fiamme, mostri xenomorfi antropofagi o cavalieri armarti di spada laser (le cose che piacciono a me), c’è una società che sta mutando e qualcuno alle sue spalle che vuole approfittarne. C’è un uomo in cerca di una normalità che forse non ha mai avuto e un contesto che lo sta schiacciando.

Leggetelo, fate i complimenti a Matt e fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto!

Leggere Distopico

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