Mysterious Writer: Manolo Trinci

Buongiorno Distopici, oggi non è un autore di opere Distopiche il nostro ospite, ma una persona che ha molto a cuore la grammatica italiana. Se avete letto “1984” di Orwell sapete bene quanto il linguaggio possa mutare nel corso del tempo, e con quali conseguenze.

Per questo motivo, e anche perché il suo libro “Le basi proprio della grammatica“, edito da Bompiani, è davvero una piacevole e utile lettura, ho pensato di intervistare Manolo Trinci per voi 😉

Manolo Trinci (Roma, 1984) è scrittore e bibliofilo. Dal 2015 gestisce e anima su Facebook la pagina “gram-modi” dove raccoglie errori di grammatica, vignette divertenti per spiegare le regole grammaticali ai coetanei ma anche libri che lo appassionano (con una venerazione per i testi di linguistica e grammatica, ovviamente) e aforismi. Così dialoga con una community di circa trentamila persone appassionate di libri, grammatica e scrittura.

Buongiorno Manolo e grazie per “essere” qui con noi. La prima domanda che mi viene da porti per rompere il ghiaccio è… tutto apposto? Ops! Che figuraccia o fatto! (Non hai idea di quanto mi sia costato scrivere questi orrori!) Torniamo seri 😉 Dunque, ho letto il tuo libro “Le basi proprio della grammatica”, edito da Bompiani, e l’ho trovato un testo oltre che utile, anche molto brillante. Da dove nasce l’idea di trasmettere della sana grammatica attraverso simpatiche vignette e spiegazioni insolite, quasi esilaranti direi?

Nel 2015 ho aperto la pagina Facebook “Gram-modi” per due motivi principali. il primo è per passione, è banale, ma è così: tutto nasce dalla mia passione per la lingua italiana. Se non ci fosse stata la spinta dell’amor che tutto move, non staremmo qui. Il secondo motivo, forse più importante, è che volevo creare qualcosa che potesse essere anche utile, qualcosa che avvicinasse più facilmente le persone al mondo che amo e nel quale sguazzo ogni giorno. Allora ho scelto un modo diverso di condividere il sapere: le vignette. Penso che sia le vignette che l’ironia siano una combinazione efficace per far apprendere la lingua italiana. Possono aiutare a comprendere meglio le regole e soprattutto a non far scappare chi viene nella mia pagina o nel mio profilo Instagram per imparare o per rispolverare quelle norme che con il passare degli anni ha, per forza di cose, dimenticato. La grammatica, purtroppo, viene ancora accostata a un lontano e noioso modo di apprendere, fatto di voti, penne rosse e blu e coniugazioni infinite di verbi. Ma non è così, o meglio, non è solo questo!

Tra un errore grammaticale e un grammar-nazi (spiega ai nostri lettori cos’è, potrebbero non saperlo), cosa è meglio? O peggio…

Meglio decisamente un errore grammaticale. Cerco sempre, se posso, di evitare uno scontro con un grammar-nazi.  Per chi ancora non lo sapesse, un grammar-nazi è un pedante della lingua italiana che non perdona nessun tipo di errore (neanche il più banale) e che non vuole assolutamente accettare il fatto che l’italiano sia una lingua viva e in continua evoluzione. Il mio approccio all’errore e alla lingua è decisamente diverso. Ci tengo sempre a precisare che non sono un grammar-nazi (anche per tranquillizzare chi parla con me), ma solo un amante della lingua italiana.

Dicci la verità, la tua insegnante di italiano ti odiava perché eri più bravo di lei?

A dire il vero, mi dispiace deludervi, ma nella mia classe c’erano ragazzi molto più bravi di me.

La frase che scrivesti e il web ti rubò (nel senso che non tutti ti citarono come autore) “Ti darò tutto ciò che nei libri hai sempre sottolineato”, quanti numeri di telefono ti ha regalato?

Scrissi quella frase quando Instagram era ancora un luogo spontaneo – se così possiamo definire un social dove ognuno mostra solo quello che gli fa più comodo – dove si condivideva e si scriveva per passione e senza calcoli, senza pensare ai follower e ai like. Eravamo tutti decisamente più ingenui.
A parte tutto, però, sono felice che quel mio pensiero sia piaciuto così tanto e che piaccia ancora. È sempre una grande soddisfazione sapere che quello che scrivi viene apprezzato dai “tuoi” lettori e di certo non mi sarei mai aspettato che facesse tanta strada. Pensate che un famoso rapper l’ha pure ripresa riformulandola.


Sul tuo libro c’è una classifica con le dieci domande più curiose che ti sono state fatte sui social, riguardo alla grammatica ovviamente, ma i dieci errori più osceni in cui sei incappato?

Chi mi segue sulle mie pagine social li conosce, perché ciclicamente li segnalo. Non so se si possano definire “errori osceni”, ma sicuramente sono i più frequenti: un po’ scritto con l’accento (è troncamento!), qual è con l’apostrofo (è troncamento, non elisione!), piuttosto che usato erroneamente al posto di oppure, l’uso creativo e in numero infinito dei puntini di sospensione (sono sempre e solo tre!),monosillabi come do e fa che vengono erroneamente accentati… Potremmo continuare ancora per un bel po’…
Vorrei però aggiungere una cosa. Lo scrivo anche nel libro e ci tengo a ribadirlo: l’errore colpisce tutti.
Gli Sheldon Cooper esistono solo nelle serie tivù, nella realtà siamo tutti molto fragili e fallibili e basta poco, una piccola distrazione, per sbagliare. I più preparati sbagliano meno, ma sbagliano! Non sapete quanti errori ho trovato all’interno di romanzi, saggi, articoli di giornale e tweet! E chi li commetteva non era proprio uno scrittore di primo pelo, anzi! Quindi, condanniamo l’errore e non chi lo commette. Questa è la mia filosofia. L’errore non deve essere una condanna a morte, va preso per quello che è, per qualcosa che potrebbe accadere (specialmente nel parlato) e che, se si dovesse verificare, amen! La prossima volta non lo commetterò più.

Nel genere Distopico, uno dei grandi classici che conoscerai sicuramente è 1984 di Orwell. In questo romanzo si parla della neolingua e di come il lessico e il modo in cui viene utilizzato possa modificare radicalmente il pensiero. Sei d’accordo con questo concetto?

Le parole hanno un grande potere, non ho dubbi al riguardo. E se usate correttamente possono essere incisive e fare la differenza. Non credo però che il lessico possa modificare “radicalmente” il pensiero di qualcuno (e per fortuna!); sicuramente, se non abbiamo anticorpi forti, se non possediamo un’armatura resistente, veniamo sopraffatti da chi è più preparato di noi o da chi detiene il potere, o peggio, ne abusa. L’istruzione rimane l’unica arma valida ed efficace che abbiamo per difenderci.

Sappiamo che l’italiano è una lingua che cambia. Si aggiungono nuovi termini, alcuni vengono modificati e altri, giudicati obsoleti, vengono spostati nel cestino. Cosa pensi a riguardo?

Meno male! Significa che la nostra lingua è in buona salute, che respira, che cresce, si irrobustisce e si adegua ai tempi che corrono. E poi ricordiamolo: siamo noi parlanti che facciamo la lingua. Quindi la responsabilità, nel bene e nel male, è sempre e solo nostra.


Secondo te, all’interno delle scuole, viene dedicato abbastanza spazio all’insegnamento della lingua italiana?

I professori fanno quello che possono con il tempo e con gli strumenti che hanno a disposizione. Non sono uno di quelli che ce l’ha con una categoria in particolare. Per carità, a ognuno il proprio mestiere. Da quel che ricordo io, però, quando frequentavo il liceo, veniva insegnato un solo tipo di italiano, molto rigido, poco vivo e poco flessibile. Esisteva solo quello e andava bene in qualsiasi contesto. Nel mio libro ho voluto porre l’accento sull’importanza dei registri linguistici: parliamo tanti tipi di italiano a seconda di chi abbiamo davanti: con un nostro amico parleremo, per forza di cose, un italiano più informale, più “rilassato”, rispetto a se ci troveremo di fronte a un professore o una persona con la quale abbiamo poca confidenza.

Quale sarà il tuo prossimo progetto letterario? C’è già qualcosa che bolle in pentola?

C’è sempre qualcosa che bolle in pentola per chi ama scrivere, ma i libri per poter nascere devono superare molte e dure prove.
Quindi, non posso anticipare nulla, anche perché sono ancora nella fase ricerca e studio.
Però mi piacerebbe sicuramente scrivere ancora qualcosa sulla nostra meravigliosa lingua.

Ti va di consigliare un libro ai nostri amici lettori?

Consiglio spesso di leggere L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Credo di averlo letto sette o otto volte e ogni volta ci ho trovato sempre nuovi spunti. Non è forse questa la forza dei libri immortali? Quando finisci di leggerlo fatichi a staccarti dai personaggi, dalla loro storia e dalla loro sorte.

E con questo si chiude qui la nostra chiacchierata con Manolo, che ringraziamo per essere stato con noi ^_^

Leggere Distopico

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