Dietro l'angolo

Dietro l’angolo: “La cospirazione contro la razza umana” di Thomas Ligotti

Trama:La cospirazione contro la razza umana” è un horror esistenziale perturbante e onirico, dal quale sono stati tratti i dialoghi della prima stagione di True Detective, serie televisiva della HBO. In questo libro Ligotti non ha paura di affrontare la più terribile delle verità: i peggiori orrori non sono da ricercare nella nostra immaginazione, ma nella realtà di tutti i giorni, nelle tenebre imperscrutabili della condizione umana. Magmatiche e brucianti, eppure vischiose, miasmatiche, contagiose, le parole di Ligotti evocano dal buio orrori e terrori, incubi e ossessioni: tutto quanto è stato rimosso dalla coscienza contemporanea vive qui una seconda, pestilenziale esistenza. Chi non può sopportare il peso di questo orrore, avverte l’autore, può continuare a illudersi che sia un prodotto della fantasia, perpetuando la cospirazione cui il titolo si riferisce.

Commento:

Salve amici distopici! E’ il mio turno con la rubrica “Dietro l’angolo“, il cui scopo è portare alla vostra attenzione libri che esulano dalla distopia, ma non per questo meno meritevoli. Oggi ci tengo a dirvi la mia su questa monografia nichilista e disfattista fino all’osso. Avevo già testato la bravura di Thomas Ligotti – come novellista – nella lettura della raccolta di racconti “Nottuario”, ma con “La cospirazione contro la razza umana” entra di diritto tra i miei autori preferiti di sempre.
Un trattato filosofico-letterario sulla condizione umana venuto alla luce per caso, da un’intervista rilasciata tramite e-mail riveduta e corretta più volte fino ad arrivare al corpus odierno che è giunto in Italia grazie alla casa editrice “Il Saggiatore”.
Si passa dalle teorie di filosofi del calibro di Schopenhauer, Zapffe e Mainländer ad accenni alla dottrina buddhista, alle riflessioni del Ligotti stesso, per toccare anche autori che hanno fatto grande il panorama della letteratura internazionale, in particolare quella del soprannaturale e dell’orrore, quali Howard Phillips Lovecraft e Algernon Blackwood.
Uno dei capisaldi di questo saggio è l’allegoria della cosiddetta “marionetta umana” (concetto-chiave presente anche in Nottuario) ideata dal Ligotti e da lui sfruttata per rappresentare l’uomo.

Tale figura metaforica è riassumibile così: l’essere umano è, per l’appunto, un fantoccio lasciato in balia del caos, perfettamente conscio di questa sua limitazione e annientato nella sua identità di persona.

Pazzia, caos, profondo disordine, devastazione di innumerevoli anime: mentre noi strilliamo e periamo, la Storia si lecca il dito e volta pagina.

Seppur gli argomenti trattati non siano dei più lieti, non vi nego che mi sono proprio gustata la lettura di questo saggio; appare chiaro che la commistione di filosofia, neuroscienze, psicologia e narrativa dell’orrore dà origine a un mix vincente, molte delle affermazioni presenti sono in linea con il mio pensiero e hanno dato vita a non pochi momenti di riflessione.
È un libro complesso, per certi versi, perfino radicale; il genere letterario horror si coniuga bene con questa visione disincantata della realtà, espediente, questo, in grado di suscitare una sensazione di vero e proprio straniamento nel lettore.
Super consigliato!

Elisa Raimondi

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2 commenti

  1. Aldo Grotti dice:

    Ligotti nell’horror è sicuramente un’autorità, per quanto copi palesemente Lovecraft ma nella filosofia lasciamo perdere.
    Il libro è noioso, autocelebrativo, e fondamentalmente non è altro che il pessimismo cosmico di Schopenauer in una serie di accozzaglie di luoghi comuni, frasi fatte sul pessimismo, approfondimenti storici da quinta elementare e provocazioni ridicole e deboli nei confronti di chi la potrebbe pensare diversamente (“chi è ottimista non capisce niente è un illuso uno scemo” è fra le argomentazioni più profonde).
    Il peggio difetto del libro è l’assenza di varietà, l’infinita ridondanza, la piattezza del tutto. Una perdita di tempo, un libro che può servire quando il tavolo dondola, ma a testa in giù perchè anche il pastrocchio in copertina fa pietà, sembra un esperimento di trucco di un allievo che ha appena iniziato make up/fx.
    Non ci siamo.
    Fra l’altro la conclusione più ovvia è che “se veramente fosse come dici tu, caro Thomas Ligotti, quale sarebbe il senso di questo libro?” nessuno, se non mettere soldi nelle tasche dell’autore.
    Che in realtà non lo fa solo per soldi, ma anche per sfogarsi: basta leggere la sua biografia per vedere di quanti disturbi mentali e fobie soffra.
    E’ una persona disturbata la cui principale fobia è di finire all’inferno, complice anche l’aver frequentato una scuola integralista cattolica.
    Quando gli rispondono “come mai non ti uccidi quando pensi tutto ciò, ma scrivi un libro?” lui risponde in modo vago, confuso, e si da ragione da solo “io sono meglio degli ottimisti, ma se sono pessimista non vuol dire che dovrei ammazzarmi, solo che era meglio non nascessi”.
    In pratica se le canta e se le ride, si autoafferma, e dice tutto e niente.

    In conclusione: andate sugli horror di Ligotti e lasciate ad uno psichiatra i suoi sfoghi.

    1. Tania Dejoannon dice:

      Grazie per il tuo commento! Può essere molto utile a chi si deve approcciare a questo autore!

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