“28 giorni dopo”

28 giorni dopo (28 days later – 2002) di Danny Boyle. Con Cillian Murphy e Naomi Harris.

Trama ufficiale:
Nel corso di un’irruzione, un gruppo di animalisti scopre in un laboratorio di ricerche scientifiche degli scimpanzè imprigionati, fra cui alcuni sottoposti alla visione ininterrotta di immagini terribilmente violente. Nonostante l’avvertimento dei ricercatori, che sostengono che le bestie abbiano contratto la rabbia, il gruppo libera gli scimpanzè, ma viene attaccato dagli animali. 28 giorni dopo l’irruzione nel laboratorio, la popolazione della Gran Bretagna è stata decimata: il potente virus diffuso dagli scimpanzè provoca, in chi lo contrae, uno stato permanente di rabbia omicida. Alcuni superstiti cercano di combattere il male e di salvarsi dai continui attacchi degli infestati: Jim, un ragazzo appena risvegliatosi dal coma, Selina, Frank e sua figlia Hanna.

Commento:
Si racconta, e probabilmente corrisponde alla realtà, che Stephen King comprò tutti i biglietti di uno spettacolo per vedere 28 Giorni Dopo in una sala tuta per sè a New York. Ma è davvero così eccezionale questo film? Forse sarebbe meglio volare più basso ma, indubbiamente, la pellicola di Boyle ha ottime frecce nella sua faretra. Intanto è una pellicola low budget che non ha nulla da invidiare a certa produzioni faraoniche. Sia chiaro, Boyle non inventa nulla di nuovo: gli infetti sono gli zombi di Romero, ma il clima cupo e apocalittico in cui li colloca vestono il film di una cifra originale e coinvolgente. Nel Regno Unito la distopia ha avuto 28 giorni per insediarsi. Una nuova e terrificante epidemia ha squassato la società britannica e la barbarie serpeggia nelle città tetre e desolate. Buon ritmo, immagini spettacolari, colonna sonora da urlo.

Riccardo

Leggere Distopico

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