Recensione: “Cenere” di Elisa Emiliani

La provincia è il luogo più distopico che esista, almeno in Italia. Un luogo in cui sembra di vivere nel passato mentre il tempo e il progresso vanno avanti nel loro inesorabile cammino. Di questo, sembra esserne conscia Elisa Emiliani che sceglie di ambientare il proprio romanzo nella provincia italiana, un posto nel quale arriva comunque la longa manus del regime repressivo instauratosi nel nostro nel paese.

In un futuro prossimo e cupo tre ragazze, Ash, Anna e Reba, si muovono nella nebbia dell’omologazione imposta dalle istituzioni. Nella nebbia tutto sembra uguale: i colori svaniscono e le forme si perdono come i destini delle tre adolescenti. Ma c’è qualcosa a cui aggrapparsi per potersi concedere una speranza di vita alternativa a quella preconfezionata: oltre al consumo di un liquore autoprodotto e di “strani” cristalli, c’è un gioco, che rappresenta una forma estrema di evasione e, allo stesso tempo, una concreta risposta ad una realtà disumanizzante.

Cenere fulmina il lettore nelle prime pagine in cui lo scenario si apre con una fine che parla di un inizio. Il triangolo femminile ci trascina lentamente nell’intimo delle persone che vivono in una società futuristica e alterata, senza l’ausilio, da parte dell’autrice, di un facile ricorso ad una presenza invasiva di tecnologie iperrealistiche. Il percorso è di carattere psicologico ed è soprattutto avvitato su di una domanda: come posso scappare da tutto questo? Una dei quesiti ricorrenti dell’adolescenza. In questo, forse, c’è un indicazione chiara da parte della Emiliani che attribuisce all’insofferenza giovanile la nobile arte della resistenza allo status quo, descrivendo con accuratezza alcune dinamiche.

Il romanzo è fluido e scorre, ma in alcuni momenti viene meno il pathos dell’incipit davvero molto ben costruito, in altri si sente l’esigenza di approfondire, mentre si procede con troppo disinvoltura. Complessivamente Cenere restituisce una dimensione sci-fi radicata nel nostro vivere quotidiano, seppur spiccatamente giovanile, collocandosi nella sezione della “fantascienza realista”. Un romanzo che racconta di quei momenti in cui la democrazia viene sovvertita e l’amicizia può essere trasformata, anche inconsapevolmente, in rivoluzione.     

Riccardo Muzi

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