IFD: La mia Cina – La censura

Parlare della Cina è come parlare dell’Europa, ogni giorno ci sono decine di notizie tra il serio e il surreale che ci piovono addosso. Luoghi comuni e follie sociali che generano reazioni contrastanti, ma che di base non ci permettono di capire nulla del contesto da cui provengono.

Un po’ come l’immagine stereotipata che gli americani hanno degli italiani. Siamo tutti suonatori di mandolino con i capelli scuri e la pelle olivastra, passiamo la nostra vita a tavola e abbiamo un legame morboso con le nostre famiglie. Ovviamente non siamo così, quello che ci propongono è solo un luogo comune bastato su frammenti d’informazioni decontestualizzate.

Per questo motivo voglio scrivere questo (primo?) articolo, per raccontarvi quello che ho visto e per darvi un’idea di cosa significhi vivere in Cina.

Era il 2006 e il mio capo un giorno mi disse “Hai da fare giovedì prossimo? Bene, questo è il biglietto per la Cina! Dobbiamo aprire una stabilimento a Xiaolan e tu andrai la a gestire l’avvio.” Quel giorno iniziò un’avventura che mi ha fatto vivere, seppur non continuativamente, nella Repubblica Popolare Cinese fino al 2012.

Non parlavo inglese, non avevo mai messo piede fuori dall’Italia, a dire il vero vivevo in un raggio d’azione tra Milano e Bergamo, e vivevo nell’ignoranza di chi è cresciuto guardando i film di kung fu e credevo che tutti i cinesi fossero maestri marziali che volavano tra le canne di bamboo.

La prima cosa che notai è che coesistono realtà contrastanti a pochi passi di distanza. Ci sono metropoli in cui vivono milioni di persone, grattacieli e tecnologia sono la normalità, ma basta allontanarsi di qualche chilometro per ritrovarsi in piccoli insediamenti rurali in cui le campagne sono lottizzate e le persone vivono in palafitte sopra al lembo ti terra che gli è stato assegnato dallo stato.

Le due foto che vedete le ho scattate di frodo, era vietato fare foto in strada e non si potevano fotografare luoghi “poveri” o desolati. A Shanghai o nelle grandi città puoi fare tutte le foto che vuoi ma non si poteva creare una testimonianza di quello che c’era fuori, il mondo non doveva vedere certe cose. L’immagine pubblica della Cina veniva curata e gestita a livello governativo per impedire una diffusione della realtà fuori dai confini della Repubblica Popolare.

Vi sembra ridicolo? Dovete tener presente che in Cina c’era e c’è tutt’ora il comitato di censura che gestisce le informazioni in entrata e in uscita. Libri e film vengono modificati (o addirittura banditi) se ritenuti non conformi. I social network e tutte le pagine ai siti d’informazione sono bloccati da Great Firewall (il sistema di censura digitale tutt’ora in funzione) e le informazioni che arrivano dal mondo vengono rimodellate per adattarsi alla politica interna.

Giusto per farvi un’esempio. Ero là durante la catastrofe di Fukushima, per giorni nessuno aveva riportato la notizia e non aveva fatto menzione ai danni derivati dalle radiazioni e da tutto ciò che stava accadendo, si parlava solo della scossa di terrmemoto e dello tsunami. Solo dopo qualche giorno (forse più di una settimana) era stata rilasciata una conferenza stampa di alcuni rappresentati del Governo Popolare, mi ero fatto tradurre il discorso e a grandi linee diceva: Il Giappone è in ginocchio e sta pagando per i suoi errori, hanno voluto competere con la nostra tecnologia e hanno fallito, noi grande popolo bla bla bla… abbiamo deciso di spostare le fonti di approvvigionamento di sale e pesce (se non ricordo male) in Malesia. Il nostro impegno è verso il popolo cinese ecc…

Tutto ciò che lede l’immagine del paese, la quiete o induce il popolo a ribellarsi viene bloccato.

Se volete posso farvi qualche esempio per darvi un’idea di cosa intendo:

Le famose serie The Big bang theory, The Good Wife, Ncis e The Practice sono state prima censurate e poi bloccate (è illegale pena il carcere per chi le guarda) per preoccupazioni inerenti al copyright o per aver violato un regolamento contro i programmi con contenuti che «danneggiano la sovranità della Nazione e l’integrità territoriale», «inducono minori a commettere crimini», o «provocano culti e credenze superstiziose». .

Brad Pitt, Martin Scorsese e Khashyar Darvich sono stati banditi per aver girato o interpretato film che promuovono un’immagine positiva del Tibet, per non parlare di Harrison Ford e Richard Gere che hanno apertamente sostenuto il Dalai Lama e l’indipendenza del Tibet.

Facebook è stato bloccato nel 2009 a causa delle immagini/notizie che venivano postate sui disordini scoppiati nel luglio di quell’anno tra la popolazione Uigura e l’etnia cinese Han, nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, Instagram è stato oscurato subito dopo le proteste pro-democrazia di Hong Kong del 2014: ciò ha messo in luce la paura del regime di mostrare in rete i fatti relativi ai disordini. Se cercate Blocked in China troverete la lista dei principali siti inaccessibili (un esempio.)

Sono banditi film e libri sui viaggi nel tempo per la loro «frivola» e irrispettosa rappresentazione della storia.

Nel 2007 la Cina ha dichiarato fuorilegge il fatto che i monaci buddisti tibetani si reincarnino senza l’approvazione del regime.

E tanto per concludere con un sorriso, è stato anche censurato Winnie the Pooh perché offende l’immagine del presidente XI. Non capite? Semplice, tutto nasce da questi meme di qualche anno fa…

La Cina è una delle nazioni più ricche e tecnologicamente industrializzate al mondo, eppure vige la regola del “una ciotola di riso per tutti, riempie la pancia e non da adito a lamentele“.

Negli anni del mio soggiorno, per celebrare la nascita del nuovo polo industriale il Governatore della regione (la Cina è divisa in governatorati gestiti da funzionari che sono stati mandati a studiare all’estero) venni invitato a una cena esclusiva a base di nidi di rondine, pinna di squalo e con solo cognac Hennessy XO da bere. Durante i festeggiamenti e l’ebbrezza dovuta alla mancanza di qualunque liquido analcolico chiesi al Governatore come mai non potessi accedere ai siti del mio paese (Corriere della sera o semplicemente usare youtube). Quell’uomo mi spiegò che non possono permettere un afflusso libero delle informazioni per proteggere il popolo. La Cina arriva da decenni di regime e oscurantismo, se le persone scoprissero di colpo che noi gweilo mangiamo un pollo alla settimana insorgerebbero, non hanno le risorse sufficienti a garantire quasi due miliardi di polli alla settimana. Tutto deve essere calibrato goccia a goccia se non si vuole far affogare il popolo in un maremoto di informazioni che non posso capire.

Non confondete la Cina con Hong Kong, non illudetevi che sia tutta come Pechino o Shanghai. E’ un mondo vasto e per la maggior parte sommerso, un luogo alieno che non si può comprendere passandoci da turista o leggendo qualche news sul cellulare.

Presto, se vi va, vi racconterò qualche altro dettaglio. Delle pillole di vita che spero vi aiutino a capire che c’è molto che non conosciamo e ancora di più che non comprendiamo.

A presto.

Delos

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