Recensione: “I diritti dei cattivi” di Ivano Chiesa

Buongiorno Amici Lettori, oggi vi parlo di un romanzo che ho letto praticamente in un paio d’ore. Si tratta de “I diritti dei cattivi” di Ivano Chiesa, edito da Piemme.

TRAMA:

“Una mattina ti suonano alla porta. Ti arrestano, ti sequestrano tutto, ti distruggono sui giornali. Poi, ma solo poi, ti processano. Inizia un incubo. Che ho visto tante, troppe volte succedere. «Se è in galera qualcosa avrà fatto.» «Bisognerebbe cacciarlo dentro e buttare via la chiave.» Quante volte ho sentito queste frasi. D’altro canto questo è il pensiero dominante così come pensiero dominante – suggerito da programmi televisivi, giornali, film – è quello secondo cui il pubblico ministero è un semidio e l’avvocato difensore è un azzeccagarbugli, nella migliore delle ipotesi o, nella peggiore, un complice di quel farabutto del suo cliente. Beh, mi sono stancato. E quindi, ho deciso di scrivere un libro, questo libro, per raccontare un’altra verità. La verità di chi da trentacinque anni fa un mestiere bellissimo e terribilmente difficile: il penalista. Attraverso alcuni casi reali accadutimi nel corso della mia carriera racconterò la giustizia penale ‘dal di dentro’, con i suoi limiti e con i suoi errori, vista con gli occhi di chi ha sempre difeso i diritti dei ‘cattivi’. Perché, anche i ‘cattivi’ hanno dei diritti, e i ‘buoni’ non dovrebbero dimenticarlo, perché è proprio attraverso la difesa dei diritti dei ‘cattivi’ che in realtà si difendono e si affermano i diritti di tutti i cittadini. D’altro canto, con questa giustizia per trovarsi ‘dall’altra parte’, credetemi, ci vuole veramente un attimo”. Un libro denuncia sui vizi capitali della giustizia italiana, raccontati dalla penna di uno dei principi del foro italiani: il penalista milanese Ivano Chiesa, balzato agli onori della cronaca in occasione delle vicende giudiziarie di Fabrizio Corona, di cui è stato ed è l’avvocato difensore. Giustizialismo, moralismo, pressapochismo, abuso di misure di prevenzione e cautelari, impunità dei giudici, pentitismo, pena di morte: questi alcuni dei grandi temi che Chiesa affronterà in questo libro con il linguaggio diretto, partendo da un caso concreto in modo da rifuggire da ogni tecnicismo ed essere comprensibile al grande pubblico.

RECENSIONE:

Come vi dicevo prima, ho letto questo romano in un paio d’ore. E questo non solo perché si tratta di un romanzo breve, ma soprattutto perché è stato scritto con un linguaggio direi quasi colloquiale. Infatti Ivano Chiesa ci parla della inGIUSTIZIA italiana, ma lo attraverso aneddoti e descrivendoci alcune situazioni a dir poco assurde in cui si sono ritrovati i suoi clienti.

Il pregiudizio, il moralismo, i mass media, i cavilli di una Legge che andrebbe cambiata. Tutto questo e molto altro ha portato spesso all’incarcerazione di persone innocenti. Vittime del sistema.

Un libro come questo dovrebbe essere letto da tutti. Anche dai giovani, per far capire loro che talvolta basta davvero poco per vedersi portare via la libertà. Ma anche dalle persone che credono di essere intoccabili perché “queste cose a me non succederanno mai”. Sbagliato. Leggete questo libro e capirete di cosa parlo.

Se vi state chiedendo cosa c’entra questo romanzo con la Distopia, be’, fidatevi se vi dico che c’entra eccome.

Una frase mi ha particolarmente colpito:

“Ormai siamo vaccinati: non ci fa più effetto.”

Ed è proprio qui che sta la distopia.

Lentamente, un boccone alla volta, ci hanno abituato a mandare giù ogni cosa, anche il veleno che si nasconde nelle caramelle.

Ivano Chiesa mi piace. Dal suo libro traspare con quanta passione svolga il proprio lavoro ogni giorno, senza orari, senza limiti, senza mai smettere di studiare. Perché il suo lavoro è importante e può davvero salvare la vita di persone innocenti, condannate da un sistema corrotto.

Leggete questo libro e, forse, comincerete a guardavi intorno con occhi diversi.

Un bacio dalla vostra Distopica

Liliana Marchesi

Leggere Distopico

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