Dietro l'angolo

Dietro l’angolo: “Un uso qualunque di te” di Sara Rattaro

Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica Dietro l’angolo vi propongo un romanzo edito nel 2012 da Giunti, stampato e ristampato, un successo grazie al passaparola e seconda opera della scrittrice Sara Rattaro. In questo caso è molto dopo l’angolo ma vale la pena di segnalarlo.

Un uso qualunque di te

Trama
L’alba si preannuncia in un giorno di primavera e Viola, madre e moglie inquieta e distratta, riceve una telefonata: è il marito che le dice di correre subito in ospedale. Viola però non è nel suo letto. Comincia a rivestirsi in fretta e finalmente arriva dove avrebbe dovuto essere da ore. Quella che ci racconta è una vita fatta di menzogne, passione, tradimenti, amore e rimpianti. Ma adesso non è più possibile mentire, il terrore e la verità la aspettano in quella stanza d’ospedale dove le sue bugie non la potranno più aiutare.

Recensione
Ho apprezzato moltissimo lo stile della signora Rattaro, si comprende una formazione alla scrittura ben precisa e un’attitudine ad accattivarsi il lettore proponendo ciò che vorrebbe leggere. Verrebbe da dire che la laurea in comunicazione ha dato buoni frutti.
Nonostante qualche errore quasi ingenuo e uno davvero incomprensibile nel finale, il libro scorre velocemente donando emozioni che non si potranno scordare. Il merito va ai personaggi così vividi da sembrare reali, così tangibili da indurre uno schieramento: o li si ama, o li si odia.
Io li ho odiati, tutti, nessuno escluso, anche Luce, la figlia adorata.
Mi sono domandata il motivo senza arrivare a una soluzione.
Viola, donna irrequieta… Ma chi lo dice? Perché viene proposta questa antitesi di madre e moglie perfetta? Perché fornire i tratti di donna emancipata raccontando però il senso di colpa per non essere quello che tutti si aspettano da una moglie e madre perfetta? Primo stereotipo.
Carlo, il marito, è un padre perfetto, in simbiosi con la figlia, sempre presente, comprensivo, attento, quasi un mammo… ecco un altro stereotipo: perché un padre non può essere anche madre? Inoltre è un marito che vede e perdona, nonostante tutto, anche alla fine. Un uomo così devoto da risultare in-credibile. Secondo cliché.
Angela è l’amica che tutte vorremmo, la persona che cresce con noi, vive con noi, pensa come noi, copre le pecche e giustifica tutto. Ci si domanda se sia un’appendice di Viola. Terzo stereotipo.
Luce, con questo nome non può che essere la figlia perfetta, con le crisi perfette, gli alti e bassi tipici dell’adolescenza, la carriera scolastica senza pecca etc etc.
Massimo, l’amante, e la suocera, completano il quadro dei personaggi stereotipati.
Ma ecco svelato il genio della scrittrice: dare al lettore proprio ciò che vuole leggere, un’evasione dalla quotidianità e contemporaneamente una comfort zone familiare, un desiderio di essere ciò che non si ha il coraggio di vivere, un finale che possa far ricordare una donna, affatto speciale, che indossa la maschera che altri le hanno appiccicato.

Perché dovreste leggere questo romanzo, così lontano dalla nostra passione principale cioè i libri distopici? Davvero non lo so, continuo ad averne un buon ricordo pur se analizzandolo, elemento per elemento, lo trovo insopportabile.
Curiosamente viste le premesse, consiglio la lettura.
Se lo leggerete, fateci sapere la vostra opinione, magari riuscirò a capirci qualcosa… ;D

A presto.
Romina Braggion

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