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Recensione: “Apocalisse, 2000 anni dopo” di Christopher Legrady.

TRAMA

Il cielo è limpido e luminoso, Raech ed Ashlee della specie dei cinerei, stanno volando sopra la foresta. L’improvvisa carenza di animali e la scoperta di un attacco degli umani a un loro villaggio, li mette in allarme. Forti e impavidi decideranno insieme ad altri cinque amici di specie diverse di scoprire cosa sta succedendo. Raech, Ashlee, Jessie, Elizabeth, Tommy, Max e Sarah scopriranno villaggi distrutti e nuovi robot creati dagli umani. Lotteranno contro belve feroci. L’autore ci trasporta in un mondo straziato a metà: da un lato la foresta verde e lussureggiante abitata dai cinerei, dagli erborei, dagli acquatici e dai nocturni e dall’altro la foresta di pietra e metallo degli umani. Un romanzo di genere, un viaggio alla scoperta di se stessi, oscuro e rivelatore. Un’opera visionaria in cui si affronta soprattutto un grande tema: la paura dell’altro, del diverso. “Si chiese come facessero gli umani a vivere isolandosi dal mondo in quel modo: allontanavano tutto e tutti con la violenza, per poi barricarsi dietro a quelle alte mura. L’unica cosa per cui c’era spazio erano essi stessi.”

RECENSIONE

Sono passati duemila anni dal conflitto nucleare che ha devastato la Terra, cancellando la vita come la si conosceva. Alcuni esseri umani sono riusciti a fuggire su delle capsule orbitali senza preoccuparsi delle conseguenze delle proprie azioni. Hanno abbandonato il pianeta al proprio destino, non si sono preoccupati della condanna a morte che pendeva sulla testa della maggioranza della popolazione.

Il romanzo inizia con una scena forte, la contemplazione della devastazione arriva velenosa come i gas che respirano i fuggiaschi.

“Freddo. Faceva molto freddo nonostante fosse Agosto.
No, quello sembrava più Gennaio.
L’aria era irrespirabile.
Gli era stata offerta una maschera antigas, ma l’aveva rifiutata. Si sentiva in dovere di respirare almeno un po’ di quell’aria. Forse voleva farsi del male per penitenza. Un uomo vestito in abiti mimetici, casco e una maschera antigas che gli nascondeva il volto si avvicinò velocemente. Si voltò a guardarlo. Riusciva a vedere solo gli occhi, ma da essi intravedeva tutta l’apprensione del soldato.
«Signore, è proprio sicuro di non volere quella maschera? Le verrà qualcosa a forza di respirare quest’aria».
«È anche grazie a me se è così. Credo di meritarmela».”

I secoli passano e diventano millenni, la Terra si è ripresa e si è adattata. Nuove forme di vita popolano il pianeta, i pochi esseri umani sopravvissuti alla devastazione si sono evoluti e hanno intrapreso un nuovo cammino evolutivo.

Cinerei, Erborei, Acquatici e Nocturni popolano le rigogliose foreste in una sorta di nuovo Eden sui cui confini pende la minaccia robotica degli umani pronti a riconquistare il predominio sul mondo.

La guerra arriva sotto forma di robot seminatori di morte, macchine create dagli umani reinsediati nei nove stati dell’America del Nord che vogliono distruggere i nuovi abitanti del pianeta. Creature che non hanno memoria delle loro origini, che non conoscono i misfatti che le hanno create e che cercano di sopravvivere alle minaccia che rischia di sterminarli.

Un gruppo di giovani appartenenti alle diverse razze inizierà una lunga avventura alla scoperta della verità e di una soluzione al genocidio a cui sono condannati.

“Ad ogni modo la sua fermezza stava crollando. Se quel sogno fosse divenuto reale sarebbe stato terribile. Ma arrivare ad attaccare una città? La trovava una soluzione estrema, però ne lui ne gli altri avevano soluzioni. Stava cominciando ad accarezzare l’idea e si odiò per questo.
«Se lo facciamo ci saranno comunque molte vittime» disse.
«Sì, ma ci organizzeremo per ridurle al minimo, sia le nostre perdite che le loro» disse Zack.
«Non ci lanceremo in una folle carica. Pianificheremo con cura ogni mossa. Colpiremo dove si potrà sortire il massimo effetto per mettere gli umani in una condizione di resa il più velocemente possibile».
«E come?» fece Ashlee scettica «non sappiamo quasi niente di loro! Non sappiamo quanti sono, che difese hanno. Non abbiamo nemmeno idea di come sono fatte le loro foreste di pietra e metallo. Si vedono solo quelle strane e alte costruzioni che scintillano sotto il sole. Si dice che niente che non sia umano riesca ad arrivare a meno di cinquanta chilometri dai confini».

Il romanzo ha come messaggio di base la paura del diverso e l’insita propensione degli esseri umani alla guerra contro tutto ciò che li circonda. Nonostante non vi siano riferimenti diretti le metafore sono molte e facilmente riconducibili a eventi storici conosciuti. Anziani arroccati su idee conservatrici al limite dell’autodistruzione, Sindaci pronti a distruggere tutto ciò che non conoscono, Potenti ingordi di potere e Giovani guidati da un’incrollabile speranza per il futuro.

Nonostante sia un piccolo tomo da 600 pagine si legge abbastanza velocemente e non presenta nessuna difficoltà di comprensione. La storia è lineare e molto semplice da seguire, i personaggi non sempre sono ben delineati ma si distinguono per le loro peculiarità.

La narrazione ha uno stile quasi telegrafico, frasi molto brevi e dialoghi di una manciata di parole rendono la lettura assimilabile a quella di molti romanzi pensati per un pubblico giovane. Non è una critica ma solo una nota che mi è balzata agli occhi fin dalle prime righe, sinceramente non so se è una scelta voluta per alleggerire la scrittura o un espediente narrativo dell’autore.

Le descrizioni sono continue, nulla viene lasciato all’interpretazione del lettore, ma non pesano proprio per lo stile narrativo semplice e molto chiaro.

Pur trattandosi di un post apocalittico l’ambientazione ha forti richiami fantasy, basti pensare alle razze che abitano al terra e alle diverse tipologie di elfi che possiamo trovare nei giochi di ruolo e nella letteratura High Fantasy. Popoli che hanno delle connotazioni fisiche che li contraddistinguono ma che di base discendono tutti dallo stesso ceppo, esseri quasi magici che devono affrontare creature mostruose e pericoli oscuri che vogliono distruggerli.

Avventuroso e ben delineato “Apocalisse, 2000 anni dopo” è un connubio di molti generi, un fantapolitico/fantasy/action/YA che può essere apprezzato da un gran numero di lettori. E’ un ottimo libro per chi vuole avventurarsi in un genere sconosciuto o compiere un ideologico percorso dal distopico puro a una nuova forma di fantasy.

Fateci sapere cosa ne pensate e se incontrate l’autore fategli i complimenti, per essere un opera prima è un ottimo punto di partenza.

A presto.

Delos

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