Mysterious Artist

Mysterious Artist: Vincenzo Pratticò

Nato in Calabria nel 1984, si trasferisce a Roma per conseguire il diploma in disegno e tecnica del fumetto presso la Scuola Romana dei Fumetti. Negli anni successivi apprende da autodidatta le tecniche digitali, ottenendo le prime collaborazioni professionali nel 2016.

Da allora è illustratore per la Aces Games, casa produttrice dei giochi di ruolo Nameless Land e Heavy Sugar, copertinista per i romanzi della Watson edizioni e per le pubblicazioni della casa editrice Letterelettriche.

Ha collaborato con alcune illustrazioni per il collettivo Nerdheim, Ignoranza Eroica e Antipatia Gratuita, realtà molto popolari e attive sui social network.

Dal 2019 è Art Director per la Aces Games e illustratore per il collettivo Crimson Lodge, creatore del gioco di ruolo Cabal.

Nove del mattino, il cielo è grigio e ci siamo rintanati in un piccolo bar dall’aria stantia a bere qualcosa per riprenderci.

V- Ancora non riesco a crederci. Cos’era quell’urlo agghiacciante? (tracanna il terzo Unicum e ne chiede un’altro)

Credo fosse il nuovo recensore, ha avuto il suo primo incontro con la Boss.

V- No, non poteva essere umano…

Lascia stare e ringrazia il cielo che è entrato prima di noi nel bunker.

V- Hai ragione. (finisce il bicchiere con una smorfia) Perché mi hai ordinato sta roba e non l’Amaro del Capo?

Siamo di Leggere Distopico, anche se ti ho salvato dalla Boss di cattivo umore non vuol dire che non devi soffrire. Se per te va bene possiamo rimanere qui, ci rilassiamo e facciamo l’intervista senza rischiare la vita. Vedo con piacere che mi hai portato i tuoi lavori, mentre li sfoglio ti va di raccontare a quei pochi che non ti conoscono chi sei e come sei arrivato al mondo della grafica?

V- Disegno da quando era piccolo, poi la passione è esplosa al liceo, disegnando sui banchi e realizzando le mie prime illustrazioni sui quaderni di scuola. Quando è giunto il momento di scegliere cosa fare da grande ho chiesto ai miei genitori la possibilità di fare la scuola di fumetto, così nel 2003 ho abbandonato la mie terre calabre per questa avventura.

Immagino non sia stato semplice mollare tutto per inseguire un sogno. Sicuramente hai dovuto stringere i denti e superare molti momenti difficili, ti va di raccontarci qualcosa? Hai avuto anche tu un momento distopico nella tua vita?

V- Beh, posso dire che il momento distopico c’è stato ed è durato parecchio. Finita la scuola di fumetto nel 2006 mi sono ben presto reso conto che ne ero uscito malissimo, senza alcuna competenza se non qualche buona capacità nelle matite, ma niente di più. Non sapevo inchiostrare, non sapevo dipingere. La vita a Roma, unita alle mie fallimentari esperienze universitarie parallele alla scuola di fumetto, hanno deviato parecchio la mia concentrazione e il mio modo di guardare al futuro e mi sono ritrovato quindi a non concludere niente.

Ho iniziato quindi ad approcciarmi alla pittura digitale, grazie all’aiuto dei miei amici che mi regalarono la prima tavoletta grafica. La situazione però non era delle più rosee, ho provato ad aprire un’attività commerciale, ma l’esperienza è finita nel giro di sei mesi. Nel 2010 tento a Lucca Comics di provare a farmi vedere, facendo colloqui con gli editors e mostrando il portfolio agli stand, collezionando pessime figure e trovandomi anche in quella situazione con un pugno di mosche. Trovo lavoro part time in un supermercato a 40 km da casa e li sembra accantonarsi il sogno di diventare un disegnatore.
Inizio a sfruttare il tempo trascorso sui mezzi pubblici per disegnare ma la situazione non decolla, quindi decido nel 2016 di tentare il tutto per tutto realizzando un portfolio nuovo sfruttando tutte le mie conoscenze acquisite fino a quel momento e cercare, per l’ultima volta, di ottenere incarichi a Lucca.
Fu una splendida esperienza e i primi contatti arrivarono pochi mesi dopo. Da allora percorro un cammino di miglioramento continuo con l’obiettivo di arrivare al top fra qualche anno.
Magari è un obiettivo impossibile, o solo improbabile, ma ho imparato in questi anni che il concetto del bicchiere mezzo pieno mi fa schifo, non voglio accontentarmi delle briciole o del minimo sindacale, o si svolta o continuo a fare il cassiere al supermercato.

Hai appena rotto uno dei tanti segreti dei tuoi colleghi, molti ostentano una vita che non hanno e nessuno ha il coraggio di ammettere che per pagare le bollette deve arrotondare facendo un lavoro normale. Questo non significa che non ci sia una grande professionalità ma solo che la vita spesso non agevola i sogni. Tu hai avuto il coraggio di dire la verità, e lo apprezziamo moltissimo, ma sei nostro ospite per parlarci del tuo lavoro artistico. Parlaci di quello che fai. Copertine, illustrazioni e poi?

V- Principalmente le illustrazioni sono il mio lavoro quotidiano, siano esse usate per copertine o come elementi interni dei manuali di giochi di ruolo (il mio campo preferito). L’idea di fare fumetti è ormai accantonata in un cassetto, principalmente per mancanza di preparazione.
Fare fumetti non è così semplice come alcuni vogliono far credere, richiede tempo e studio, cose a cui al momento non posso dedicarmi poiché sto cercando di migliorare il più possibile nel campo dell’illustrazione. Campo che ha un approccio più semplice rispetto al fumetto, perché si tratta sempre di pezzi singoli che non necessitano l’uno dell’altro, al contrario delle vignette. A livello di impegno comunque sono due campi complessi entrambi, ognuno con i suoi pregi e difetti. Mi piacerebbe molto cimentarmi in altre forme artistiche, come ad esempio la scultura, ma anche qui non ho il tempo ma sopratutto lo spazio. Quando le cose cambieranno magari avrò l’opportunità per fare anche questo.
Ultimamente sto sperimentando il pirografo sul legno per decorare il tavolino del soggiorno XD

Com’è realizzare una copertina? In che modo riesci a racchiudere una storia in un’immagine?

V- Tutto parte dai dettagli. Ogni cosa per me deve avere un senso ed essere strettamente collegato all’argomento da trattare. Quindi chiedo una scheda completa di tutto l’essenziale racchiuso nel romanzo/manuale e dagli elementi che mi vengono forniti tiro fuori le prime idee di composizione. Una volta stabilita l’idea principale e la composizione, procedo con una grande e meticolosa ricerca di immagini di riferimento. Poiché il mio obiettivo è quello di rendere tutti i miei lavori quanto più vicini alla realtà e alla plausibilità, necessito di avere sempre a portata di mano i riferimenti al reale. Quindi faccio incetta di fotografie, per scenari, personaggi, veicoli, elementi d’abbigliamento e tutto ciò che può servire al completamento dell’opera, dopodiché passo all’elaborazione effettiva, dipingendo direttamente da zero su tavoletta grafica. Non sapevo inchiostrare, non sapevo dipingere. La vita a Roma, unita alle mie fallimentari esperienze universitarie parallele alla scuola di fumetto, hanno deviato parecchio la mia concentrazione e il mio modo di guardare al futuro e mi sono ritrovato quindi a non concludere niente .

Quando hai iniziato a chi ti ispiravi? I tuoi riferimenti sono cambiati nel corso degli anni.

V- Posso dire di aver cominciato a guardare gli altri artisti solo quando ho iniziato ad imparare da autodidatta l’illustrazione digitale (all’epoca non era prevista nel corso di studio alla scuola di fumetto).
In quel periodo sul web non c’era la mole colossale di tutorial che si trova adesso, gli unici erano a pagamento presso siti professionisti. C’erano però dei video su youtube chiamati “speedpainting” che mostravano l’elaborazione di un’illustrazione mandata ad alta velocità. Usavo quindi questi video per tentare di carpire gli strumenti utilizzati
dall’artista, cercando di mettere in pausa il video nel momento esatto in cui avveniva un determinato passaggio. Un’impresa agghiacciante. Poi scoprii Dave Rapoza che iniziò dei piccoli tutorial per spiegare le impostazioni base di photoshop che mi rivoluzionarono totalmente il modo di lavorare.
Con l’arrivo dei primi incarichi smisi di studiare gli altri artisti, procedendo con quello che sapevo. Più avanti andavo però e meno vedevo miglioramenti significativi.
Sui social cominciai a seguire alcune persone che facevano “divulgazione artistica”, ovvero che postavano quotidianamente i lavori di altri artisti. Mi resi conto solo allora dell’incredibile vastità di stili e tecniche a cui potevo adattarmi e da cui prendere ispirazione. Così ho iniziato a crearmi un archivio appositamente per lo studio dello stile. Quasi un percorso simile a quando mi avvicinai alla musica metal e iniziai ad ascoltarne tutti i sottogeneri per capire quale fosse il mio preferito.
Dall’inizio dell’anno mi sono concentrato al miglioramento della tecnica, studiando principalmente i fantastici tutorial di Anthony Jones che hanno dato un boost incredibile al mio metodo di lavoro. Sono diventato molto più veloce nel completare un’illustrazione e grazie a questo ho eliminato quasi del tutto quel senso di frustrazione che provavo quando usavo i colori. Ho anche iniziato a studiare grandi artisti della scuola esteuropea, come Safronov e Khotenov con un occhio anche allo stile asiatico, ma stiamo parlando di roba che io al momento vedo col binocolo. Sono ancora
all’inizio di un percorso che non so ancora dove mi porterà.

Sei un ragazzone con i piedi per terra e hai il coraggio di non costruire un personaggio, quindi ti chiedo senza mezzi termini: com’è lavorare con noi autori? Che tipo di clienti siamo?

V- (sorride) Se dicessi che lavorare con gli autori è facile e meraviglioso direi una vaccata immane XD
Ogni rapporto lavorativo è unico e può portare a sfaccettature molteplici. C’è l’autore estasiato ad ogni tuo scarabocchio o vomito sul foglio, quello che della copertina non gliene importa nulla, quello perennemente indeciso, ecc. Ogni nuova copertina è sostanzialmente un’avventura, per fortuna c’è la figura dell’editore, che è il mediatore tra le parti e l’arbitro definitivo di ogni questione. Questo almeno nel campo dell’editoria letteraria, e devo dire che finora con gli autori ed editori con cui ho lavorato (ancora pochi data la mia età professionale molto giovane) non ho mai avuto problemi insormontabili o che non siano strettamente legati a questioni puramente tecniche. Nel mondo dei games è un po’ differente, perché il confronto con l’autore è costante, e non è solo per un unico lavoro, ma per interi progetti che durano mesi. Quindi la sinergia tra le parti e la compatibilità professionale è essenziale per la riuscita del lavoro. E finora posso dire di essere stato davvero molto, molto fortunato
nell’incontrare sempre persone speciali come Simone Morini, autore e produttore dei giochi di ruolo Nameless Land e Heavy Sugar, con cui ormai lavoro da tre anni e che è stato il primo a credere nelle mie capacità. Lui è stato in grado di adattarsi alle mie necessità, così come io alle sue.

Tornando alla distopia, che tanto ci è cara, che difficoltà deve affrontare chi vuole tentare di seguire la tua strada?

V- Le difficoltà sono tante, troppe. E’ facile abbattersi e mollare tutto. Le parole d’ordine sono Consapevolezza e Determinazione. In primis bisogna avere la consapevolezza di quello che si è e delle proprie capacità. Avere un’analisi oggettiva del proprio lavoro permette di capire esattamente il proprio livello di preparazione e sopratutto tracciare un percorso per il futuro. Bisogna essere sempre onesti con se stessi, e avere consapevolezza dei proprio limiti, saperli accettare e impegnarsi per risolverli e superarli. Qui entra in gioco la determinazione, quindi fissare un obiettivo e cercare di raggiungerlo, per quanto folle esso sia. Questa era la prima parte fondamentale.
Poi c’è l’ambiente. Io volevo fare l’illustratore per i giochi di ruolo, ma quando mi presentai per la prima volta a Lucca, in quell’ambiente che avevo sempre sognato, fu una totale delusione. Quelli che pensavo fossero buoni lavori erano in realtà totalmente inadeguati per qualsiasi cosa, presentati malissimo in fogli orribili da stampante casalinga. Non avevo un biglietto da visita, e quando agli stand quei pochi me lo chiedevano mi trovavo in una situazione imbarazzante che non aiuta minimamente a fare buona impressione sui potenziali committenti. Tornai a casa demoralizzato e abbattuto.

Ci sono voluti sei anni prima di ritentare, ma quella volta ci andai preparato, con un portfolio ad hoc stampato come si deve, con lavori adeguati al tipo di potenziali committenti, e ovviamente i biglietti da visita.
Imparare dai propri errori è altrettanto indispensabile quanto non arrendersi alle prime sconfitte. Bisogna capire che non è un percorso facile, ne
tanto meno veloce, sopratutto per chi come me ha necessità di migliorare costantemente per poter puntare sempre più in alto.
A scuola di fumetto ci facevano l’esempio di due nostri insegnanti, grandi maestri del fumetto italiano. Uno era definito talento naturale, l’altro talento acquisito. Il primo era il tipo che non aveva fatto scuole d’arte di alcun tipo, che disegnava intere tavole a fumetti durante la pausa pranzo al ristorante su un fazzoletto di carta con una facilità disarmante. L’altro aveva avuto un inizio difficile, i suoi disegni erano pessimi, privi di carattere, finché non si mise sotto a studiare e migliorare, evolvendo nello stile e nella tecnica, diventando infine un grande maestro del mondo a fumetti e dell’illustrazione.
Questo per dire che o siete dei fenomeni, o bisogna farsi il mazzo.
Il mondo artistico è ormai saturo di illustratori e fumettisti, modellatori 3d, fotografi, scultori, pittori. Ormai tutti, grazie a internet e ai social, hanno accesso alla possibilità di intraprendere un percorso artistico. Quindi bisogna sgomitare per ritagliarsi il proprio spazio e fare questo mestiere.

E per fare della propria passione un mestiere occorre Professionalità che va ad aggiungersi alle parole d’ordine precedenti. Un professionista non esegue semplicemente una commissione in cambio di soldi, ma ha una visione molto più ampia del concetto di lavoro, che passa inevitabilmente per le interazioni con altre persone, colleghi, autori, editori, fan, critici. Mi rendo conto che sembri che la stia dipingendo molto difficile la situazione, ma questa è la realtà. E’ una giungla, bisogna lottare e non bisogna arrendersi.

Hai uno spirito critico molto forte, vediamo se sai esserlo anche con te stesso. Sai dirci tre qualità e tre difetti che ti contraddistinguono?

V- Tre qualità: essere un perfezionista, razionale, pragmatico. Da quando ho dismesso i panni del “credente per forza” e ho deciso di seguire il mio pensiero senza costrizioni di alcun tipo, ho capito che solo la scienza e la logica sono in grado di guidarmi correttamente in questo mondo. Il metodo scientifico è alla base della mia quotidianità. Mi baso solo sui fatti e ho decisamente migliorato il mio modo di vivere. Il perfezionismo, con una leggera inclinazione all’ossessività compulsiva, mi aiuta a rendere i miei lavori migliori progressivamente. Sono ovviamente qualità che mi riconosco personalmente, totalmente soggettivi.
Tre difetti:  permaloso, impaziente, perfezionista. Mi incazzo per le peggiori scemenze. Mi stanco facilmente di tutto, specialmente in ambito lavorativo quando mi trovo ad annoiarmi di una determinata illustrazione. Il perfezionismo che prima avevo messo come qualità diventa spesso un’arma a doppio taglio che spesso mi porta a perdere tempo inutilmente su un lavoro già concluso, apportando modifiche o addirittura portandomi a rifare tutto da capo.

Ora più difficile: tre sogni che ancora coltivi sotto quella faccia da burbero barbuto?

V- Stabilità economica possibilmente raggiungibile con il mestiere di illustratore, con tutte le conseguenza che questo comporta (casa grande in mezzo ai monti o in Scozia, Jeep elettrica in garage); lavorare ad alti livelli per il Cinema o nel mondo dei videogiochi; vedere le mie figlie migliorare questo mondo.

I giovani sono la nostra speranza, il nostro progetto per un futuro che noi non riusciremo a cambiare. A proposito di futuro, tu che progetti hai? C’è qualcosa che bolle in pentola?

V- Non posso fare progetti a lungo termine, lavoro ancora al supermercato part-time (non più a 40 km da casa ma dietro l’angolo), ma se fino a poco tempo fa sembrava una soluzione duratura e di supporto alla mia carriera artistica, questa è drasticamente cambiata a causa di situazioni societarie particolari. Quindi la questione è diventata molto precaria e il futuro è decisamente incerto.
Il mio intento è comunque quello di mantenere la barra a dritta, continuare la gavetta e poi chi vivrà vedrà 😀

Mentre parlavi mi sono perso a guardare le tue magnifiche illustrazioni, anche se devo dire che le conoscevo già, e credo che il nostro pubblico vorrebbe sapere perchè credi che ti rappresentino.

V- La prima immagine è Yberros, cover per Watson edizioni del 2018. L’ho scelta perché rappresenta un momento di svolta del mio lavoro. La cover aveva totalmente un altro aspetto inizialmente, ma non mi convinceva per niente, così ho chiesto la disponibilità all’autore e all’editore di creare una nuova versione. In quel periodo avevo ricominciato a cercare ispirazione dagli altri artisti, e quindi riprendere quel percorso di studio iniziato qualche anno prima. Ecco quindi che la nuova versione, più ragionata nei dettagli e nella composizione, ha visto la luce e fatto letteralmente “centro” con lo spirito del personaggio e del romanzo.
La seconda immagine è la cover della nuova edizione di Nameless Land, il gioco di ruolo postapocalittico della Aces Games in uscita a Lucca Comics&Games 2019. Rappresenta una tappa importante della mia carriera, poiché oltre ad aver curato la cover e diverse illustrazioni interne, l’intero progetto si è svolto sotto la mia direzione artistica, un’esperienza totalmente nuova e che ha richiesto un dispendio di energie notevoli. Sono ansioso di avere il responso del pubblico per capire se sono stato all’altezza della situazione. Sono comunque orgogliosissimo del lavoro svolto.
La terza immagine è l’ultima illustrazione creata prima di questa intervista. Si tratta della cover per la linea di libri game per la Watson edizioni, Sherlock Holmes: prima con delitto. L’ho scelta perché rappresenta la summa di tutto il mio percorso artistico fino ad ora. Qui dentro c’è tutto me stesso, tutto quello che ho appreso e la base di quello che apprenderò domani.

La prossima allora sarà una cover per me 😉

V- Certo… se mi paghi…

Chiamo la Boss?

V- No, aspetta, te la sto già facendo. Dammi cinque minuti.

Bravo ragazzone! Mi piace il tuo animo caritatevole e disinteressato, è stato un piacere fare questa chiacchierata e spero che ci risentiremo presto.

V- Grazie a te, alla prossima!

Non distarti che poi ti tocca rifare la cover da zero.

V- (mi fulmina con lo sguardo ma poi sorride)

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