Mysterious Artist

Mysteriuos Artist: Sigfrido Ferniani

Nato a Empoli nel 1971 cresce sotto l’influenza punk e hard rock. Nel 1996 frequenta il primo corso di fumetto e 10 anni dopo riprende a studiare per inseguire il suo sogno.

Nel 2017 inizia a lavorare alla sua prima storia ma solo nel 2019 ottiene il suo primo contratto con Interstellar Manga.

La giornata non è delle migliori, piove e fa freddo ma Sigfrido (come mi piace avere a che fare con qualcuno che è sulla mia stessa barca, non è stato facile essere Delos e solo un Sigfrido può capirmi) ha deciso di venirci a trovare nel bunker.

Lo accolgo all’ingresso e del sottosuolo e lo vedo rabbrividire.

Non sei venuto un po’ leggero? Inizi ad avere una certa età…

Sorride e mi mostra i bicipiti, lo fermo prima che mi faccia vedere anche gli addominali. Ecco, ci mancava solo l’esibizionista…

S – Ma che posto…

Strano? Lugubre? Infernale?

S – …privo di ogni delicatezza femminile.

Solleva lo sguardo e nota la gigantografia della Boss in tuta di pelle che lo fissa furente. Ha un brivido, china la testa e si toglie il cappello mostrando il cranio lucido.

La Boss sorride, snuda i canini e scuote l’onda di capelli neri. Sembra la parodia di una pubblicità di shampoo ma in versione Suspiria.

S- Il… Il quadro si è mosso…

Shhht, non pensarci. Finché resta attaccato alla parete sei al sicuro.

Lo vuoi un consiglio? Guarda sempre verso di me e andrà tutto bene. Ora mostrami quello che mi hai portato, so che segui il sito e sai che per prima cosa vogliamo che ti mostri a noi con tre immagini.

Uno dei pochi che ha capito che non deve per forza portare dei disegni. Annuisco, guardo la sua maglietta e sorrido. Voleva fare il duro, ma ora ha capito che cosa fa paura a chi fa paura… per questo non fanno film sulla Boss.

Ok, abbiamo superato il primo passo, ora ti va di raccontarci chi sei e come sei arrivato a disegnare fumetti?

S- Non c’è un momento preciso, è stato un processo molto lento e graduale. Ho iniziato da piccolo a disegnare ET, poi a vent’anni ho copiato Ranma e Nathan Never, ho iniziato a elaborare un progetto scifi e ho iniziato a leggere Akira perché aveva lo stile grafico e narrativo perfetto. (Sante parole NdD)

La fai semplice ma presumo che non lo sia stato, altrimenti non saresti qui. Ti va di raccontarci quando hai dovuto affrontare la durezza del mondo?

S- Nel 2015. Quando il mio attuale compagno, ora marito, Roberto ha avuto un’emorragia cerebrale. Al lavoro in fabbrica ricevevo pressioni perché stavo svolgendo un incarico dalle mille responsabilità e ho avuto quasi tutti i colleghi contro perché pensavano che fossi uno che aveva ottenuto quel posto leccando il culo. Le unioni civili non erano ancora state approvate e mentre Roberto era in coma, e non sapevo se sarebbe sopravvissuto, io venivo sistematicamente attaccato verbalmente nonostante quello che stavo passando. Ero impossibilitato a offrire sostegno a Roberto perché non avevo diritto a permessi speciali. La mia famiglia era lontana, i miei amici pure (abito nel parmense ma gli affetti sono in Toscana, a Empoli). Dovevo affrontare il restauro del piano terra per poter adattare la struttura dell’abitazione a un disabile e dopo il lavoro mi recavo in ospedale per aiutare Roberto ad affrontare una riabilitazione difficile. Ho passato otto mesi così e quando li ho superati, contando esclusivamente sulle mie forze, mi sono detto: se riesco a superare questo periodo, posso fare quello che voglio. Così mi sono trasformato in un carrarmato.

Complimenti hai dimostrato una forza d’animo notevole. Desumo che sia stato questo a spingerti a buttarti, alla tua veneranda età, nel duro mondo del fumetto. Ti va di raccontarci qualcosa del tuo progetto?

S- Guarda che non sono tanto più vecchio di te (certo, certo… NdD). Tornando a noi, ho iniziato a sviluppare l’idea perché volevo omaggiare le serie con i robot degli anni ’80 e primi anni ’90 (Gunhed, Akira) e i film come Aliens e Terminator. Volevo qualcosa di graficamente potente con un alto tasso d’azione, senza principesse e fatine con il microfono 🙂 Allo stesso tempo, volevo che tutto ruotasse attorno a personaggi fragili, inconcludenti e dagli istinti suicidi, lontani dagli stereotipi dei supereroi, per creare dei forti contrasti. Il cazzuto di turno non mi interessava.

Hai un tratto molto pulito e fortemente asiatico, quasi più coreano che giapponese. Come sei arrivato a disegnare in questo modo?

S- Ho cercato di non essere “originale” e mi sono sforzato di riprodurre il disegno asiatico. Non chiedevo di meglio per quello che volevo fare quindi non mi sono sforzato di essere diverso a tutti i costi. Il disegno serve a una storia ed è per le storie che io disegno.

Ottima risposta, less is more! Prima mi hai citato dei capisaldi del secolo scorso, quando hai iniziato a chi ti ispiravi?

S- Ho iniziato con Rumiko Takahashi (Ranma 1/2, Lamù, Inuyasha etc… NdD) che attualmente è ancora un punto di riferimento per lo storytelling e gli intrecci narrativi, essendo lei capace di spaziare in più generi, e poi mi sono ”legato” a Otomo (Akira NdD). Credo nel matrimonio, perciò non ho ancora chiesto il divorzio.

Ho avuto il piacere di leggere Bun e noto una cerca somiglianza con la grande Rumiko Takahashi, hai trovato subito il feeling con questo tipo di disegni o hai dovuto fare molta sperimentazione?

S- All’inizio stavo sperimentando ma era tutto molto lontano dal risultato che volevo ottenere.  Per non dire orrendo:) Poi ho smesso, perché avevo paura di tradire l’intenzione originaria di disegnare un manga.

Sai che non mi hai risposto? Vabbè, lasciamo stare e torniamo alla distopia, che dobbiamo citare per contratto in ogni intervista. Secondo te che difficoltà devono affrontare i giovani, ahahahah, se volessero seguire la tua strada?

S- Le difficoltà nella vita mettono alla prova la tenacia con cui desideri. Non bisogna rinunciare a vivere perché si ha paura di rinunciare ai propri sogni. Quindi a prescindere da quanto puoi essere bravo, se basta un insulto, un pugno sul muso, un avviso di morosità della banca per far crollare quello che pensate di voi, cambiate mestiere.
Quando frequentai il corso di fumetti, all’esame (non faccio nomi) mi fu detto che il fatto che avevo ricevuto dei voti alti era stato un atto di generosità. La vita poteva anche fare schifo ma il fumetto era tutto quello che avevo. Non l’ho mai dimenticato.

Non sei un ragazzino alle prime armi, perché hai voluto iniziare questo percorso proprio ora?

S- (digrigna i denti ma va avanti facendo finta di niente) Perchè no? E’ questa la sfida. I social e i media bombardano le persone addestrandole che per tutto c’è un’età. Ma finché le mani funzionano, perché privarmi di questo divertimento?

Parliamo di sogni, dimmene tre che ancora coltivi e tre che si sono infranti.

S- Sogno di fondare uno studio di animazione, di lasciare il Polesine e di vivere con Roberto circondati solo da cani e gatti
Quelli infranti sono più intimi. Avrei voluto avere un figlio, restare ad Empoli e andare d’accordo con tutti.

Non hai chiesto molto eppure non sei stato esaudito… mi spiace. Spero almeno che i sogni si avverino. Ti va di raccontarci che progetti hai?

S- Sto lavorando a una storia che, incrociando le dita sulla rapidità di realizzazione, andrà in cartaceo.
Vorrei mettermi in proprio in tutto e per tutto è l’obiettivo finale.
Che altri progetti posso volere,ormai non sono più un ragazzino alle prime armi, è già tanto se vivrò abbastanza per fare questi . Tu dovresti capirmi bene, in fondo siamo coetanei.

Faccio finta di non averti sentito. Torniamo alle immagini che ci hai portato, sono molto particolari e sono curioso di capire perché le hai scelte.

S- “Il ritorno dei morti viventi” : è il film cult per eccellenza, mi ha trasmesso la necessità di intrattenere e non fare arte fine a se stessa.

“Siouxsie”: che devo dire, l’unica punk mai esistita, forte e indipendente, non si è mai piegata ai bisogni delle case discografiche e ha scelto invece di farsi scegliere. E la musica è pazzesca. La ascoltavo in auto quando andavo a trovare Roberto in ospedale, mi ha aiutato a passare quel periodo terribile.

“Madonna” è sempre stata una finta pop star perchè in realtà non ha mai cercato di accontentare i fans. Insegna che la tenacia e una faccia come il culo è l’unico talento che bisogna possedere per realizzare i propri sogni. E non parlo di successo commerciale, mi riferisco a portare avanti i propri progetti senza farsi distrarre dagli stronzi che ti vogliono trascinare giù.

Siamo giunti al termine. Ti ringrazio per il tuo tempo e spero di averti di nuovo nostro ospite.

S- Grazie a voi ma credo che per un po’ non tornerò, questo posto mi da i brividi.

Alza lo sguardo verso il quadro. La Boss agita di nuovo i capelli, Sigfrido si rimette il cappello e se ne va con le lacrime agli occhi.

Delos

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