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Recensione : “Le ribelli” di Chandler Baker

Buongiorno a tutti cari amici e amiche!

Come state trascorrendo queste giornate particolari, nelle quali tutta la nostra adorata nazione si è fermata per arrestare il contagio causato dal Covid-19? Io, avendo due piccoli, devo essere molto creativa e ogni giorno mi devo inventare qualcosa di diverso per intrattenerli ( impresa ardua ma non impossibile!). Nel frattempo mi tengo impegnata tra lavoretti, letture e cruciverba, tranne quando non devo andare a lavorare! Noi di “Leggere distopico” non ci fermiamo mai, indi per cui le nostre letture e recensioni, insieme ai nostri articoli non mancheranno mai di tenervi compagnia in questo periodo.

Oggi ho il piacere di presentarvi la recensione di un romanzo dalle tematiche più che attuali, si tratta de “Le ribelli” della scrittrice Chandler Baker, edito da Longanesi. Di seguito vi lascio un breve pensiero di quello che ne penso, ma prima, la trama. Buona lettura!

TRAMA:

Sloane, Ardie, Grace e Rosalita lavorano da anni alla Truviv, marchio di abbigliamento sportivo con sede a Dallas, e con molte delle loro colleghe hanno due cose in comune: sono madri lavoratrici e si muovono al di qua di una linea invisibile che le separa dai collaboratori uomini, nell’ombra del loro prepotente superiore Ames Garrett. Quando il CEO della Truviv muore improvvisamente e loro scoprono che la persona più vicina ad assumere il controllo del ruolo vacante è proprio Ames – che ha appena assunto una nuova ragazza, giovane, bella e single – capiscono che è arrivato il momento di fare qualcosa. Troppo a lungo, infatti, ci sono stati solo sussurri, bisbigli messi ripetutamente a tacere, ignorati o nascosti dai complici. Sloane, avvocato dell’azienda, convince le altre a fare qualcosa. Qualcosa di apparentemente innocuo, qualcosa che sembra un sussurro ma presto diventa un grido. La loro decisione metterà in moto una serie di catastrofici eventi all’interno dell’ufficio: le bugie saranno scoperte, i segreti verranno rivelati. E non tutti sopravvivranno. Le vite delle quattro protagoniste e delle persone a loro vicine – altre donne, colleghi, mogli, amici e persino avversari – cambieranno drasticamente di conseguenza.

Dallas, la Truvivi è un’ azienda leader nel settore sportivo, ma che sta attraversando un periodo di transizione dovuto alla prematura scomparsa del suo CEO. Il candidato più probabile a sostituirlo è il cinico, Ames Garrett, che, grazie alla sua profesionalità e esperienza ha tutte le caratteristiche richieste. Ma chi è realmente Ams? E perché poco prima della sua nomina decide, inspiegabilmente, di togliersi la vita? Perché il signor Garrett precipita dal palazzo in cui lavora, si sarà buttato o qualcuno  l’ avrà spinto?

Da questo evento inizia la narrazione attraverso la quale, l’ autrice scava e analizza le dinamiche psico-socilaipsico-sociali che governano che governano un gruppo di lavoro e lo fa in una maniera del tutto singolare, ovvero attraverso il vissuto di quattro avvocatesse e una donna delle pulizie. Tutte lavoratrici presso la Truviv e che hanno in comune oltre l’amicizia, un vissuto con Ames. Da questa analisi ne emerge il difficile ruolo che le donne devono, nonostante l’ uguaglianza tra i sessi, sostenere all’ interno dell’ azienda perché, nonostante, la preparazione e le competenze il comparto maschile le fa sentire sempre inadeguate. Questo, quindi, è un romanzo che, attraverso il vissuto di queste donne, vuole denunciare la sempre e costante discrepanza del ruolo femminile da quello maschile in questo ambito lavorativo. Tra le molteplici tematiche trattate ci sono anche: la maternità, le molestie sul lavoro, le violenze in genere con un particolare focus su quella sessuale e per concludere il bullismo, riferito alla figlia di una delle protagoniste.

“Avevamo meno tempo a disposizione per lavorare rispetto ai colleghi maschi. Se poi diventavamo madri il tempo era sempre meno”

Il romanzo mi è piaciuto abbastanza, tuttavia, non mi ha entusiasmata sino in fondo. Lo stile è abbastanza scorrevole, l’ autrice alterna alla narrazione convenzionale le trascrizioni degli interrogatori delle protagoniste, implicate nell’ indagine che segue la scomparsa di Ames Garrett, uno strumento utile per empatizzare con le vicende narrate. Alcuni passaggi, tuttavia, sono molto lenti e rallentano vertiginosamente il ritmo narrativo. I personaggi sono ben strutturati e analizzati, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Le tematiche trattate suscitano interesse nel lettore. Quello che non mi ha convinta è l’ esposizione di queste da parte della scrittrice. Un romanzo, che, nonostante tutto va letto!

“Agli uomini era concesso essere evasivi. Veniva interpretato come un segno di prudenza. Ma se una di noi avesse esitato, avrebbe dato l’ impressione di non sapere che pesci pigliare”

Valentina Meana

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