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Recensione: "L'ultimo viaggio della Dnepro" di Alessandra Cristallini e Andrea Pomes

Buongiorno a tutti e ben tornati, oggi ruberò un po’ di spazio cibernetico per parlavi del romanzo d’esordio di Alessandra Cristallini e Andrea Pomes.

TRAMA

Il malridotto mercantile spaziale Dnepro si deve fermare per urgenti riparazioni sul pianeta Horizontres. Sono già in ritardo sulla tabella di marcia quando la morte del capitano, durante la prima sera di sosta, si somma agli infiniti problemi organizzativi. Quando la nave riparte la morte sembra essere salita a bordo assieme al nuovo capitano alieno provvisorio: sarà proprio lui a morire per primo in circostanze misteriose una volta lasciata l’orbita del pianeta… Quando la Dnepro entra nel raggio della stazione spaziale di destinazione senza dare segni di vita, un rimorchiatore viene mandato a controllare la situazione della nave. Ci trova un unico sopravvissuto in pessime condizioni. Portato in salvo, il sopravvissuto racconta la storia dell’ultimo viaggio della Dnepro.

RECENSIONE

L’ultimo viaggio della Dnepro è una space opera con una leggera sfumatura thriller, non c’è molta distopia se non nelle condizioni in cui è costretto a viaggiare l’equipaggio del mercantile. La Dnepro è un dinosauro malridotto che sfida la fortuna navigando la limite del collasso, un enorme rottame al soldo di una compagnia senza scrupoli che non si preoccupa della sicurezza dei suoi dipendenti.

Tramite un sistema di narrazione a capitoli individuali, ognuno dedicato a raccontare i punto di vista dei vari membri dell’equipaggio, la storia saltella avanti e indietro nel tempo per raccontarci cos’è successo sull’enorme mercantile alla deriva. Con dovizia di particolari Alessandra e Andrea ci mostrano la loro passione per la fantascienza, costruiscono un ambiente credibile in cui far muovere i vari protagonisti del romanzo.

Dialoghi forti, diretti e ben calibrati ci fanno conoscere i personaggi durante il breve viaggio a bordo della Dnepro. Le battute sono poche e il nervosismo cresce man mano che i sistemi della nave collassano a causa dell’incuria, la tensione tra l’equipaggio sale e gli attriti creano spaccature difficili da superare quando i compagni iniziano a morire.

Personalmente ho faticato un po’ in alcuni passaggi, non perché fossero scritti male (tutt’altro, i due autori sono molto bravi), il continuo salto temporale per dar spazio ai diversi punti di vista mi ha spezzato il ritmo nella parte centrale della narrazione. Sicuramente è un problema mio che sono un automa lineare con elettronica analogica single task, sono certo che il restante 99% dei lettori mi scriverà informandomi di aver apprezzato i cambi di POV e i salti narrativi 😉

Si tratta sicuramente di un’ottimo romanzo, non a caso era tra i finalisti del Premio Urania, non so se scriveranno un seguito ma credo (almeno spero) che stiano già scrivendo una nuova space opera. I due ragazzi hanno talento e riescono a scrivere senza bisogno di cadere nei clichè tipici della fantascienza moderna. So che sembrerà strano ma non ci sono esplosioni galattiche, virus che stermineranno il genere umano o un brusco ritorno al medioevo, Alessandra Cristallini e Andrea Pomes ci hanno ricordato che si può scrivere senza ricorrere al catastrofismo.

Bravi ragazzi, mi avete tenuto compagnia e mi sono divertito a leggervi.

Delos V.

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