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Recensione: “L’Unione nel mirino” di Giovanni Magistrelli

Trama

In un futuro prossimo, le nazioni europee sono scomparse, inglobate nell’Unione, una tecnocrazia divisa in quattro province e con il potere centrale a Bruxelles. Il continente europeo è diventato per i suoi cittadini un paradiso utopistico, dove tutti convivono in pace e in libertà, almeno in superficie. Nel frattempo, un movimento clandestino sta tramando per rovesciare il governo o, almeno, rivelare la dittatura che si nasconde dietro la finta democrazia.

Recensione

L’Unione nel mirino è un romanzo distopico di Giovanni Magistrelli pubblicato da Astro Edizioni e uscito il 05 novembre del 2019.

Anticipo che l’autore ha partecipato al Dystopian Day del 21 marzo 2020. Se volete arricchire questa recensione scritta, potrete ascoltare la sua intervista, realizzata per Leggere Distopico e pubblicata dal Covo della Ladra durante la giornata.

Il genere del romanzo è la distopia anche se scorre al limite dell’ucronia nelle citazioni delle persone al potere. Infatti il nome della prima governatrice della Provincia orientale è Angelica Marz. Divertente trovata!

Questo libro ha un pregio innegabile: il ritmo. I brevi capitoli e l’azione evitano la noia e invitano con forza alla lettura del capitolo successivo. Inoltre la città in cui è ambientato il romanzo, Berlino, è descritta in maniera articolata e grazie alla mappa si possono seguire gli spostamenti senza difficoltà. Questo imprime al testo una componente di semplicità che rafforza l’obiettivo di rendere la lettura estremamente gradevole ma affatto banale. I personaggi sono ben delineati e si arriva presto a odiarli o a tifare per loro.

La trama, sostenuta da una prosa snella e incalzante, narra un thriller fantapolitico e distopico che, forse, è molto più realistico di quanto si possa immaginare.

Gli appassionati di intrighi internazionali e cospirazioni troveranno nell’elemento militaresco un rafforzamento positivo che non scade mai nella retorica o nella violenza gratuita.

Altra nota positiva è la capacità di avere evitato cliché e stereotipi sessisti nei quali era facile scadere. Questo plauso va sia alla descrizione della co-protagonista, Dita, sia al rapporto tra il protagonista, Lamm, e Dita. Complimenti davvero.

L’unico appunto che pongo all’autore è avere avuto un po’ di fretta nello svelare particolari importanti. Probabilmente un po’ più di reticenza avrebbe aumentato ancora la suspence.

Il romanzo si legge d’un fiato e lo consiglio davvero a tutti, anche ai non appassionati di fantascienza o distopico, proprio per il già citato elemento realistico, capace di portare più di una riflessione.

A presto.
Romina Braggion

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