Cinema

IL BUCO: un messaggio per l’umanità tra distopia, horror e thriller

Ancora oggi è esiste un pregiudizio nei confronti della distopia e, in generale della la fantascienza: purtroppo c’è ancora chi pensa che siano generi di serie B. Mentre nel tempo hanno dimostrato di essere i migliori mezzi cui affidare un messaggio socio-politico, diretto ed estremamente chiaro. A testimonianza di questa valenza narrativa, almeno in ambito cinematografico, possiamo portare sul banco dei testimoni Carpenter e Cronenberg, mostri sacri che in passato ne hanno fatto un uso di indubbia qualità. Poi, solo qualche anno fa (2013) anche il regista coreano Bong Joon-ho, con il suo Snowpiecer, ha lasciato intendere di essersi inserito sulla stessa scia. Mentre oggi scopriamo lo spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia: Il buco è la sua opera prima e parla la stessa lingua dei cineasti sopracitati.

Trama:

“La fossa” è un penitenziario che si sviluppa verticalmente, con i piani collegati tra loro grazie al “buco”, un passaggio che permette ad una piattaforma, che contiene il cibo avanzato dai piani superiori, di arrivare ai prigionieri dei piani inferiori. L’altezza dell’edificio e di conseguenza il numero dei suoi piani non si conoscono con precisione e la piattaforma trasporta sempre più si avvia nei bassifondi della penitenziario, e meno cibo trasporta Ogni forma di umanità fra i prigionieri è cancellata dall’istinto di sopravvivenza che travolgerà anche il nuovo arrivato Goreng.       

Si potrebbe dire facilmente che il buco sia una distopia verticale. E saremmo quasi tentati di far nostra questa definizione, viste le evidenze. Ma dobbiamo, a questa pellicola un tributo analitico diverso rispetto a un’etichetta fin troppo facile da affibbiare. Il buco è un messaggio in bottiglia per l’umanità. Un messaggio che può essere letto in diversi modi: verticalmente, orizzontalmente, da sinistra verso destra o a destra verso sinistra. Cambiando l’ordine delle parole, il risultato, ovvero il significato, non cambia: Attenzione! La solidarietà umana e la coscienza di classe non esistono! Sono fantasiose invenzioni della mente o delle speculazioni letterarie. Altro che “fare gruppo”, “fare rete”, “pensare al prossimo”: l’uomo, di fronte alle difficoltà, reagisce individualmente pensando solo a se stesso. E, di conseguenza, si abitua a tutto, anche alla situazione più abominevole e inimmaginabile. Non esiste in lui un senso innato di rivalsa, di resistenza allo status quo: è guidato esclusivamente dallo spirito di sopravvivenza e da una totale assuefazione all’ambiente circostante. Solo un intervento esterno può smuovere le coscienze intorpidite da un’esistenza malsana. Serve sempre una scintilla, un animo illuminato e coraggioso a farsi carico del destino dei meno fortunati persi negli infimi menadri della realtà.

Ma deve andare sempre così? La storia dell’Uomo non cambierà mai?  Bisogna sempre aspettare un eroe, un santo, un salvatore?  Il buco, miscela quasi perfetta di distopia, horror e thriller, profluvio di allegorie e metafore, tenta una risposta, ma pone anche un’altra domanda, dannatamente fatidica: perché l’umanità, ad un certo punto, decide di infilarsi in un nero anfratto, in un buco, per poi tentare di tirarsene fuori?    

Credits:

Titolo originale: El Hoyo. Durata: 94 min. Anno: 2019. Regia: Galder Gaztelu-Urrutia. Disponibile sulla piattaforma Netflix

Riccardo Muzi

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