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RECENSIONE: “Dark Star” di Oliver Langmead (+ Intervista)

Trama:

Nella città di Vox non c’è luce. Una stella nera, la Dark Star, sovrasta gli esseri viventi che si trascinano nel buio come fantasmi. Solo nei quartieri ricchi c’è un po’ di chiarore, e a goderne sono i possessori dei tre Cuori, le tre fonti di energia: Aquila, Corvus e Cancer. Il detective Virgil Yorke e l’amico Dante indagano su un caso misterioso: la giovane Vivian North è stata trovata morta con le vene inondate di luce liquida. Ma non può trattarsi solo di Prometeo, la droga più diffusa a Vox. Cosa c’è dietro questo omicidio? Oliver Langmead si lancia nell’impresa ardita di creare un “poema moderno” innestando la rapidità, il cut-up, l’immediatezza sull’epicità dei vecchi poemi e sperimentando linguaggi nuovi. Ne viene fuori un’opera punk-rock in un mondo alla Blade Runner, tra fantascienza e detective story.

Recensione:

Vox è una città dove l’oscurità la fa da padrone, non esiste un sole che ne rischiari il cielo, ma una stella nera, la Dark Star, vi si staglia imponente … Eppure uno scorcio di luce c’è infatti Aquila, Corvus e Cancer sono i tre cuori da cui Vox ricava quel tenue bagliore, di cui però solo gli abbienti dei quartieri alti ne beneficiano.. Malgrado ciò gli uomini non riescono a rassegnarsi; sebbene siano stati capaci di adattarsi a questo habitat ostile, continuano a bramare la luce ricercandola in sostanze stupefacenti – come il Prometeo – o supplicando il dio Phos affinché ascolti le loro preghiere.
Col favore delle tenebre è chiaro che il crimine abbia trovato terreno fertile, circolano droghe e le strade pullulano di brutti ceffi.
Il detective Virgil Yorke, fiancheggiato dal suo amico e assistente Dante, si trova ad indagare su un caso di omicidio che ha dell’incredibile: il ritrovamento del cadavere di una giovane donna brutalmente assassinata, Vivian North, riverso in una pozza di sangue luminescente forse causato da una massiccia dose di Prometeo.
Sarà questo tragico avvenimento l’innesco per un pericoloso viaggio fra le tetre strade della città, una discesa nell’averno più nero che mai.

Il buio è tutto uguale, a meno che tu non lo guardi meglio: allora ti accorgi che non ci sono più mura e il buio diventa quello degli spazi aperti.

Un noir in chiave futuristica capace di tenere sulle spine, la cui punta di diamante è il protagonista, Virgil Yorke, un personaggio complicato: assistiamo all’alternarsi di due poli psicologici, momenti di sagacia e forte senso del dovere e momenti in cui a prevalere è la dipendenza da Prometeo.

[…] ricado di nuovo dentro me stesso, nei recessi più oscuri dentro di me, perso nella mia enorme fame che pare strillare. E il dolore che si fa strada attraverso le mie vene.

Di spunti innovativi Dark Star ne è colmo, a partire dalla sua intelaiatura stilistica che ce lo presenta sotto forma di poema, una scelta davvero coraggiosa. Non vi nego che proprio per questo all’inizio ho nutrito forti perplessità. I poemi epici che conosco sono i capisaldi del genere stesso: Iliade, Odissea e Eneide… Vi si è avvicinato anche J. R. R. Tolkien narrando la gesta di Sigurd e Gudrún, ma un poema “epico” collegato al genere fantascientifico per me era inimmaginabile.
Non ho le competenze adatte per riuscire a cogliere nel dettaglio gli aspetti metrici e qualitativi del verso (in questo caso non in rima) pur avendo riconosciuto – grazie alla mia infarinatura classicista – il pentametro giambico; da appassionata di poesia quale sono ho rilevato una certa musicalità, in particolare nel prologo, anche se l’uso eccessivo dell’enjambement conferisce un ritmo sincopato alla narrazione. Sebbene limitato dalla struttura in versi e dalla divisione temporale in “cicli” – che sembra lasciare alcuni punti irrisolti – si riesce a dare risalto non solo al worldbuilding così inconsueto, ma anche ai personaggi e allo sviluppo dell’intreccio mantenendo la sua immediatezza.

L’aspetto che primariamente colpisce è come l’autore abbia voluto, con questo suo romanzo d’esordio, esprimere gratitudine verso alcuni dei classici che hanno fatto la storia, ricavandone il necessario pur restando lontano anni luce da quel rigore stilistico e optando per un approccio più moderno e composito.
La scelta di etichettare come “Prometeo” la droga altresì definita “luce liquida” non sembra essere casuale, è un chiaro rimando alla mitologia greca. Prometeo è una figura chiave della cosmogonia, fu il titano che trafugò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, subendo un brutale supplizio eterno; nel romanzo questo stupefacente ha valenza di impalpabile fonte di luce, non infuocato ma dagli effetti comunque devastanti. Non sfugge inoltre l’omaggio a due pilastri della letteratura mondiale, Virgilio e Dante, nomi che l’autore ha voluto dare ai due personaggi principali, che anche in questa nuova veste spiccano per la loro genuina complicità. Potremmo quasi considerare “Dark Star” come un retelling – in chiave futuristica – dell’inferno dantesco, perché già la conformazione stessa della cittadina di Vox non è che uno specchio dell’indole dei suoi abitanti; viene spontaneo associare la popolazione, costretta a brancolare nel buio aggirandosi per le strade – quasi fossero dei gironi infernali – come anime in pena, riporta alla memoria la sublime desolazione dei dannati. La donna assassinata dal sangue rilucente ha tanto del “celestiale” per la tangibile aura luminosa sprigionata. Sul loro cammino incapperanno anche in una sfuggente e fascinosa Beatrice.

[…] lei è una frazione di luce, una stella solitaria nel cielo nero dei miei pensieri.

Oliver Langmead stupisce assemblando una graduale tensione all’interno di una storia apparentemente lineare i cui contorni, pagina dopo pagina, acquisiscono complessità e un quid di graffiante.
Servendosi di uno stile avulso da vuoti artifici letterari, che dà vita ad un noir sperimentale, la storia è composta da tante tessere che, come in un mosaico, alla fine trovano la giusta collocazione. La trama non è eccessivamente ingarbugliata e, anche se l’imprevedibilità e l’effetto sorpresa non toccano vette altissime, l’aspetto investigativo è adeguato.
Una menzione d’onore va fatta al traduttore di questo romanzo in versi, Nicola Manuppelli, che è riuscito, egregiamente, a preservare nell’edizione italiana quest’inusuale armonia di suoni.
Un romanzo saturo di buio come buio è il cuore del protagonista.

[…] la pelle sulle mie mani sembra più scura, come se avesse perso il bagliore prima presente. Ed è rimasto invece una sorta di vuoto nero. Come se qualcuno avesse preso tutto quello che avevo dentro e lo avesse gettato fuori. Come se mi si potesse aprire e non ci fosse più altro da vedere che il buio.

L’autore sigla così il suo esordio letterario delineando un microcosmo vivido e intriso di un orrore sottile, avvolto costantemente da una densa oscurità. È stato capace di trasportarmi in una dimensione nuova, un luogo difficile da raccontare, ma che sa essere di grande impatto a livello psicofisico soprattutto per me che soffro di acluofobia.
Sono arrivata all’ultima pagina con la consapevolezza che da questa lettura ne sono uscita con il cuore “annerito”, proprio per la sua forza narrativa incredibilmente travolgente.

Oliver Langmead, autore e poeta scozzese, è nato a Edimburgo e vive a Glasgow. Ha studiato Legge e Scrittura creativa. Dark Star, il suo romanzo d’esordio, ha destato molto interesse ed è stato selezionato tra i migliori libri del 2015 dal “Guardian”.
“at the University of Glasgow, I am researching terraforming and ecological philosophy, and in late 2018 he undertook a writing residency at the European Space Agency’s Astronaut Centre in Cologne.”
Il suo sito:
http://oliverlangmead.com

Ringrazio la Carbonio Editore per avermi dato la possibilità di porre alcune domande all’autore.

Dark star è stato il tuo libro d’esordio. Potendo tornare indietro cambieresti qualcosa della trama o magari approfondiresti qualche altro aspetto? Quali sensazioni hai provato appena finito di scriverlo?

Ciao! Ho scritto Dark Star nel 2013 e credo che sia prodotto che appartiene a quell’anno. Mi capita spesso di tornare su un libro che ho scritto e di pensare “cambierei questo pezzo e lo riscriverei con il senno di poi” ma non Dark Star. Ha qualcosa di diverso. Sembra solidificato e completo, e anche se è molto lontano dall’essere perfetto, lo lascerei comunque così com’è; come il prodotto del suo tempo.

Mi ci è voluto quasi un anno per finirlo, la forma in versi era molto impegnativa. Ogni linea è esattamente di dieci sillabe, dovevo ricontrollarle tutte due o tre volte. Finirlo è stato diverso dal finire un libro in prosa, è stato come finire una scultura che avevo speso mesi ad abbozzare e ammorbidire.

Il tuo romanzo è davvero una ventata di aria fresca nel panorama – ormai saturo – della letteratura mondiale. Com’è nata l’idea di combinare metrica, fantascienza e noir? È stato problematico armonizzare questi generi praticamente all’antitesi?

Grazie! Dark Star è nata come idea di un romanzo in prosa, molto tempo prima che decidessi di scriverla (capissi di volerla scrivere) in versi. Avevo letto Paradiso perduto di John Milton, e mi chiedevo perché nessuno stesse più usando la forma epica. Ho pensato di provarci, un esperimento per vedere se potevo farla funzionare, e quel primo esperimento è stato terribile. Alcuni miei amici mi dissero che gli era piaciuta l’originalità dell’esperimento, mi hanno incoraggiato a continuare a provare, così ho buttato via quello che avevo scritto e ho ricominciato. Quel nuovo inizio divenne l’apertura di Dark Star, un libro che sarebbe diventato un noir fantascientifico trasformato in una lunga poesia. A quel punto la storia mi aveva catturato talmente tanto che ho dovuto finirla.

Per quanto possa sembrare strano usare il cliché della voce noir mi ha risolto il problema della forma in versi. Come certamente saprai, leggere un poema epico come Paradiso perduto o Inferno può essere piuttosto ostico, la forma metrica dà loro un ritmo abbastanza rigoroso, che diventa rapidamente monotono. Usare il ritmo del detective noir interrompe immediatamente quella monotonia e rende il verso molto più facile da leggere. Il mio obiettivo era quello di provare ad aggiornare la forma epica per un pubblico contemporaneo e combinarla con il noir si è rivelata la chiave per farlo – ha reso Dark Star qualcosa di facile da leggere!

In Italia, la fantascienza è un genere letterario sul quale molti nutrono ancora dei pregiudizi. Cos’è per te la fantascienza e com’è la situazione nel Regno Unito?

È un genere difficile in cui muoversi, ma credo che molto dipende dal marketing. Dark Star è promosso per la sua peculiare combinazione di generi perché è ciò che lo rende immediatamente unico e interessante. Altrimenti, dipende dal tipo di pubblico che l’editore sta cercando di raggiungere. Molta fantascienza passa non riconosciuta come tale quando viene venduta come narrativa letteraria (prendi per esempio La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead o Lincoln nel Bardo di George Saunders), e molta Literary fiction passa non riconosciuta quando viene venduta come fantascienza (come La bellezza di Aliya Whiteley o Gli ultimi giorni della nuova Parigi di China Mieville). Questo è qualcosa che non cambierà, finché rimarrà utile agli editori, ai rivenditori di libri e persino ai lettori, che ricercano libri che si adattano a delle caratteristiche specifiche.

Leggendo il tuo libro ho avuto la sensazione che fosse un omaggio a scrittori di un certo calibro, primo fra tutti Dante Alighieri. Durante la lettura ho, infatti, più volte pensato che si trattasse quasi di un retelling in chiave futuristica dell’inferno dantesco: Virgil nelle vesti di guida nei meandri oscuri della città di Vox e i suoi abitanti come dannati intenti a desiderare ardentemente la luce che ho recepito come la ricerca di una redenzione. Sbaglio del tutto?

Verissimo! Il partner di Virgil si chiama persino Dante. Credo che ci sia molto nella città di Vox che richiama l’inferno. Ho faticato molto per pensare al libro in termini di eredità epica, ma, proprio come la forma metrica, ho cercato di rendere quei riferimenti più sottili e più facili da accedere rispetto a molti classici. In questo modo, cose come la tradizionale discesa negli inferi sono rappresentate da momenti come Virgilio che viene trascinato nelle celle più profonde sotto la stazione dopo il suo arresto. È stato molto divertente cercare di trovare il modo di rappresentare quegli elementi più tradizionali in un ambiente di fantascienza noir!

Virgil Yorke è un personaggio tormentato, le tenebre della sua anima quasi si confondono con quelle della città. Di lui sappiamo solo quello che ci mostri attraverso i flashback. Vorresti svelarci qualcosa in più su di lui?

Virgil, e ovviamente la maggior parte dei personaggi di Dark Star, viene deliberatamente intravisto solo dal lettore. Proprio come per la città oscura, hai sempre e solo momenti fugaci di luce che brillavano su di loro; non puoi mai vedere tutto in una volta. In questo modo, Virgil rappresenta il mondo oscuro in cui abita – è celato al lettore dalla sua stessa oscurità consumante. Non voglio rivelare qualcos’altro su di lui, ma c’è assolutamente spazio per il lettore per riempire gli spazi vuoti. C’è mai stato un tempo in cui Virgil non era tormentato? Com’era prima della sua dipendenza da Prometeo?

Con Dark Star hai decisamente alzato l’asticella, quindi i lettori nutrono grandi aspettative. Che programmi hai per il tuo futuro in campo letterario? C’è qualche possibilità di un nuovo romanzo con protagonisti Virgil e Dante?

È molto gentile da parte tua. Grazie. Attualmente ho un nuovo romanzo in prosa che uscirà il prossimo anno (per il momento solo in inglese), che sarà annunciato presto, e sto anche arrivando al completamento del mio dottorato di ricerca presso l’Università di Glasgow. Gran parte della tesi per il mio dottorato di ricerca è stata una nuova poesia di fantascienza, su un gruppo di terraformatori – tieni d’occhio anche quello!

Per quanto riguarda Virgil e Dante: Dark Star è stato pubblicato per la prima volta nel 2015, il giorno dell’eclissi solare. Ho in mente una nuova storia, ma mi sento come se dovessi aspettare la prossima eclissi per scriverla!

Hai qualche consiglio da dare agli aspiranti scrittori?

La cosa più importante che puoi fare è continuare a scrivere, per quanto è possibile, al fine di sviluppare e migliorare la tua arte. Nessun pittore nasce sapendo dipingere bene – è un’abilità che richiede anni di pratica ed esperienza per svilupparsi – e nessuno scrittore nasce con la capacità di scrivere bene. Quindi, continua a far pratica, a scrivere e migliorare.

Una mia amica, Verity Holloway, una volta disse che, come scrittore, avrei dovuto leggere cose che non volevo leggere, testi che pensavo fossero troppo profondi. Leggere al di fuori della zona di comfort è sempre educativo: puoi imparare molto semplicemente raccogliendo un libro che sembra una sfida, e anche i libri che non ti piacciono possono avere qualcosa di importante da insegnarti.

Elisa Raimondi

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