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Recensione: “La novella del passato” di Nicole Olindo.

TRAMA

Il mondo è in delirio. Accade che le persone sentano il bisogno di ribellarsi all’esistenza, ma non pensando alle conseguenze si trovano poi a fronteggiare un mondo nuovo – che non sarà gradevole, e neanche lontanamente ideale.
Cosa succederebbe se qualcuno uccidesse gli eredi inglesi della monarchia? Come vivrebbe una città italiana isolata dalle altre, soprattutto se al suo comando viene posto un uomo disturbato e che non riesce a venire a patti con se stesso? Cosa succederebbe ai meno ricchi, ai senzatetto? E cosa potrebbe accadere a chi, lasciata la propria patria, si ritrovasse in posto in cui lo straniero non ha diritto a onori e rispetto?
La novella del passato è la storia di tutti coloro che hanno potuto dire qualcosa a proposito. Il mondo è mutato sotto i loro piedi, le priorità sono scappate dalle loro mani, e la vita che prima credevano sacra e dura come un diamante ora è vulnerabile, stretta nella mano di chi non può neanche rispettarla.

Primo libro della serie “Le Nuove Reggenze”, ambientato in un’Europa – un’Italia – che non può più avere un vero futuro.

RECENSIONE

“La novella del passato” di Nicole Olindo è un libro che mi ha lasciata di stucco. È un prequel distopico, pubblicato in self.

Allora, partiamo dall’idea: una raccolta di racconti che seguono cronologicamente la trasformazione della società in un futuro distopico, a partire dall’anno 2022 fino al 2048; apprezzatissima l’originalità. Proseguiamo parlando dei personaggi… tanti e nessuno. Funziona bene ne “La novella del passato” la prima persona di vari pov (uno diverso per ogni racconto) puntando l’attenzione sugli eventi che travolgono i personaggi. Infatti rimangono impresse le loro sensazioni invece che, ad esempio, il loro aspetto. Più che un libro sembra una testimonianza, e la cosa straordinaria è che il lettore vive gli eventi come se fossero realmente accaduti. Infine, ho amato lo stile pulito, pregno dell’ombra dei grandi classici, ma capace di avere un’identità propria. 

Pareti bianche, come i miei fogli, mi facevano da sfondo mentre consumavo la terza cannetta del giorno. E, a mia insaputa, sorpresa, quell’erba che avrebbe dovuto evitarmi certi pensieri, quel giorno non aveva avuto alcun effetto sul mio cervello deviato: pensavo, ancora; forse troppo. Pensavo così tanto e a così troppe cose che non riuscivo neanche a scrivere una parola di un concetto, su quei candidi fogli, che subito un’altra idea prendeva il sopravvento.

È un libro potente, inquietante, a tratti angosciante. L’ho letto in eBook, ma comprerò sicuramente il cartaceo. Ve lo consiglio vivamente: poche pagine che introducono un’autrice da cui mi aspetto grandi cose! 

Alla prossima

Tania Dejoannon

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