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Recensione Fumetto: “Akira” di Katsuhiro Otomo

TRAMA

La storia è ambientata nell’anno 2019 nella megalopoli di Neo-Tokyo, sorta sulle ceneri della città di Tokyo, distrutta trent’anni prima da una misteriosa esplosione nucleare che ha scatenato la terza guerra mondiale. Il governo esercita un controllo repressivo sulla città e compie esperimenti su alcuni bambini con poteri psichici latenti per potenziarli, sfruttando le loro predizioni per mantenere la pace. Protagonisti della vicenda Tetsuo e Kaneda, giovani membri di una banda di motociclisti: il primo scoprirà di avere enormi poteri psichici e si trasformerà in una sorta di semidio folle, scatenando immani catastrofi per conquistare il potere assoluto, in lotta contro il mitico Akira, un altro ragazzo che anni prima era stato come lui potenziato dagli esperimenti del governo. Kaneda tenterà di opporsi a Tetsuo e di riportare la pace in un mondo dilaniato dall’odio e dalla follia.

RECENSIONE

Ho atteso mesi prima di scrivere questa recensione, non mi sentivo pronto e forse non lo sono nemmeno ora. Parlare di Akira è come scalare una montagna, attraversare il deserto e cercare di spiegare a un cieco cos’è l’arcobaleno. L’opera di Otomo è uno dei capisaldi del cyberpunk mondiale, un lavoro che si ama o si odia ma che non lascia mai indifferenti.

Planet Manga ha da poco lanciato una nuova riedizione in formato balenottero. Un’occasione unica per poter leggere la versione integrale di uno dei più influenti autori distopici degli ultimi quarant’anni.

Edito per la prima volta nel 1982 Akira irrompe nel panorama mondiale con la forza narrativa di un linguaggio universale. Lo stile giapponese si fonde con la cupezza narrativa americana, la precisione delle ombre e dei fondali si armonizzano con i dialoghi surreali dei protagonisti.

Il post-atomico spaventa, opprime, ma passa in secondo piano davanti alla follia umana.

La società è al collasso, le regole sono cadute e la violenza dilaga e l’imperfezione diventa l’unico elemento che collega le persone. Non servono eroi per salvare il mondo, non esistono come non esistono i grandi ideali, serve una persona e un motivo che la spinga a essere migliore.

Kaneda e Tetsuo sono i due lati della stessa medaglia, due ragazzi che sono cresciuti seguendo gli insegnamenti del mondo ma che li hanno portati a scelte diverse.

Tetsuo potrebbe essere un dio ma decide di essere un demone, il dolore della vita lo spinge a fare agli altri più male di quanto è stato fatto a lui. Kaneda invece decide di usare la sua sofferenza per essere migliore, è la sua arma per contrastare la demolizione dell’umanità.

Pagina dopo pagina emerge la triste decadenza umana, l’immutabilità del nostro istinto ad autodistruggerci e la speranza che non abbandona le persone nemmeno nei momenti più bui.

Non bisogna avere super poteri per essere eroi. La paura è normale, ci tieni vivi, ma solo superandola si può attraversare il precipizio che divide l’oppressione dalla libertà. Tetsuo e Kaneda decidono di farlo, di attraversare il ponte, e le loro vite non saranno mai più le stesse.

Raccontato attraverso gli occhi dell’amicizia Akira ci parla del mondo e della sua rovina. Intrattiene il lettore con una storia adrenalinica, lo obbliga a ragionare su alcuni passaggi e alla fine gli lascia in bocca un sapore molto forte.

Come dicevo, c’è chi lo ama (io se non si fosse capito) e chi lo odia, ma non c’è nessuno che ne è rimasto indifferente.

Siete distopici?

Non potete non aver letto questo manga.

Fatelo, e poi scrivete a Otomo dicendogli che io sono il suo più grande fan, magari mi invita a casa sua per un caffè.

A presto.

Delos

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