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Recensione: “Il silenzio del Sole” di Ottavia Papa.

TRAMA

Repubblica di Ylan, 2100: sconvolgimenti climatici, conflitti religiosi e la terribile Guerra Devastatrice hanno distrutto il vecchio mondo. La misteriosa sparizione di Lucius Monti, all’apparenza un tranquillo professore di liceo, in realtà un oppositore del regime liberticida, costringe il giovane figlio Marcus ad arruolarsi nell’esercito con l’inseparabile amico dell’adolescenza e a mettersi alla ricerca del padre. Entrambi costretti a venire a contatto con ambienti e realtà diverse da quelle conosciute e a confrontarsi con situazioni del tutto inaspettate, vivono esperienze che li portano a maturare una nuova concezione di sé e della vita. Alle vicende di Lucius e Marcus si intrecciano quelle di Roxana, una ragazza che porterà anch’ella a termine un travagliato percorso identitario e di formazione. Nella costante aspirazione alla libertà – sul piano personale, politico e intellettuale -, tutti e tre i personaggi andranno incontro al loro destino. Un romanzo distopico di ampio respiro che ci costringe a interrogarci sul presente e sulle insidie di un futuro possibile.

RECENSIONE

Mi trovo in difficoltà a parlarvi di questo romanzo, non so con precisione se mi sia piaciuto oppure no. Il silenzio del Sole, di Ottavia Papa, edito da Delmiglio editore è un distopico puro, perfettamente in linea con i testi che tanto amiamo.

In un futuro non troppo lontano il mondo ha un nuovo assetto politico e sociale, l’America non è più uno degli stati dominanti, la cultura è riservata ai soli Ambrosiani e un regime di ferro controlla la popolazione.

In un mix di fantapolitica, che può strappare più di un sorriso, e lezioni di moralità mascherate da descrittivi, viene delineato lo scenario in cui si muovono i protagonisti.

Ottavia Papa, per la mia modesta opinione, ha cercato di estremizzare elementi del nostro presente per creare uno scenario futuro. La dominazione cinese, il distacco tra le classi sociali, il disinteresse di chi siamo e da dove veniamo sono alcuni dei temi vengono mostrati sotto una luce quasi accademica.

L’autrice spesso tende a fare la professoressa, spiega gli eventi sotto una luce quasi scolastica e fin troppo dettagliata per essere “credibili” all’interno della storia. Si perde in lunghe digressioni che rendono artificiosa la narrazione, che danno al lettore l’idea di trovarsi su un banco di scuola. Non fraintendetemi, non sto dicendo che siano scritte male o che siano inesatte, sto solo dicendo che a me hanno dato quell’impressione.

Del resto bisogna anche dire che lo stile con cui è scritto il romanzo è molto buono. Tempi e spazi di respiro sono ben calibrati, l’evoluzione dei personaggi è lineare e ha una sua credibilità perfettamente inserita nella narrazione. L’ambientazione è particolare, all’inizio mi faceva sorridere, ma strutturalmente regge ed è caratterizzata per sembrare reale durante tutta la lettura.

Lucius e Roxana sono due dei protagonisti e a mio avviso sono anche i più interessanti. Trasmettono quel senso di contrapposizione necessario a bilanciare le sorti di una storia in bilico tra un manifesto alla libertà e un percorso dell’eroe.

Come ormai saprete non entro mai nel dettaglio per non spoilerare, lascio ai lettori il piacere di scoprire la storia che si nasconde dietro la trama.

Se a me non ha convinto non significa che non sia un testo interessante, i gusti sono soggettivi e molto dipende dalle preferenze dei singoli. Come dico sempre, se fosse stato per me, Stephen King non sarebbe mai diventato un mostro sacro della narrativa, semplicemente perché a me non piacciono i romanzi horror.

Leggetelo e se vi va ditemi cosa ne pensate.

A presto.

Delos

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