I Grandi Classici Recensioni

Recensione: “Io, Robot” di Isaac Asimov (1950).

Scritto fra il 1940 e il 1950 cioè nel pieno di quella che viene definita L’Età d’oro della fantascienza americana, rappresenta sicuramente una pietra miliare nella storia della fantascienza. Ma appartiene altresì di diritto, per motivi che vedremo, a quella della Distopia.

LA TRAMA

Il libro è in realtà una raccolta di nove racconti autonomi anche se vi compaiono dei personaggi ricorrenti, in particolare Powell e Donovan, collaudatori sul campo della US Robots and Mechanical Men, Inc., il principale produttore di robot della Terra e Susan Calvin robo-psicologa sempre dipendente della US Robots. Uno dei motivi principali della fama planetaria del libro sta nel fatto che qui per la prima volta vengono compiutamente enunciate le famose tre leggi della robotica:

Prima Legge: Un robot non può recare danno a un essere umano, né permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano patisca danno.

Seconda Legge: Un robot deve sempre obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che questi ordini non contrastino con la Prima Legge.

Terza Legge: Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

I racconti affrontano da diversi punti di vista le conseguenze delle Tre Leggi sulla vita reale dei robot. Così, per esempio, in “Bugiardo!” si narra di un robot che per rispettare le Tre Leggi e non ferire chi gli sta intorno è costretto a mentire, fatto che però infrange una delle Tre Leggi e ciò lo porterà all’autodistruzione. Un altro racconto, “Circolo vizioso”, è ambientato su Mercurio, nei pressi di una miniera e affronta la conflittualità tra la seconda e la terza delle Tre leggi della robotica. Oppure in Robbie si affronta il complesso tema dell’amicizia tra un umano e un robot.

L’INCIPIT

“Alfred Lanning si accese il sigaro con cura, ma non riuscì a nascondete il lieve tremito delle dita. Parlando tra uno sbuffo di fumo e l’altro, corrugò le sopracciglia grigie.

«D’accordo, sa leggere nel pensiero, questo è indubbio, perdio! Ma come mai?» Guardò il matematico Peter Bogert. « Allora?»

Bogert si passò entrambe le mani sui capelli neri. «È il trentaquattresimo modello RB che abbiamo prodotto, Lanning. Tutti gli altri erano perfettamente ortodossi.»

Il terzo uomo seduto al tavolo aggrottò la fronte. Milton Ashe era il più giovane funzionario della United States Robots and Mechanical Men Corporation, ed era fiero della sua carica.

«Senta, Bogert, non ci sono stati intoppi di sorta in alcuna delle fasi di montaggio. Lo garantisco.»

Bogert allargò le grosse labbra in un sorriso di condiscendenza. «Davvero? Se lei si fa garante di quanto succede durante tutta la catena di montaggio, direi che merita una promozione. Volendo essere esatti, per mettere a punto un singolo cervello positronico occorrono 75.234 operazioni, ciascuna delle quali, per essere portata a termine con successo, deve fare riferimento a un numero di fattori che può oscillare tra i cinque e i centocinque. Se una qualsiasi di queste operazioni va male, addio “cervello”.»

LA RECENSIONE

Questa storica antologia è stata per decenni un punto di riferimento per la Fantascienza di tutto il mondo perché vi ha introdotto in modo scientificamente attendibile e socialmente accettabile il tema del robot, che pure non era nuovo alla letteratura fantastica, si pensi solo al Frankenstein di Mary Shelley (1817) o alla tradizione ebraica del Golem che si è materializzata in molti racconti e nel romanzo di Gustav Meyrink Il Golem (1915). Asimov, dunque, forte degli sviluppi scientifici del XX secolo, realizza il grande sogno del Doppio, mettendo in scena una replica meccanica dell’umano, destinata a liberarlo dai lavori più pesanti, e a fornirgli una servitù senza imbarazzi e senza conflitti. Tuttavia, ed è qui che Asimov supera se stesso, non basta prefigurare il mondo dei robot positronici, quasi indistinguibili per reazioni agli esseri umani, egli infatti apre nello stesso tempo la questione dei rapporti tra gli uomini e le loro macchine. E come in ogni rapporto che si rispetti si aprono questioni etiche importanti. Le Tre Leggi rappresentano dunque il primo tentativo di stabilire una robo-etica, vista dalla prospettiva del robot stesso, di ciò che dal suo punto di vista è giusto o sbagliato nel confronto degli uomini. Oggi lo scenario si è talmente complicato che diventa plausibile una riflessione sulla prospettiva opposta: quali sono i diritti e i doveri dell’uomo rispetto ai robot cioè alla macchine pensanti? Così come ci siamo finalmente resi conto che anche gli animali hanno dei diritti, non  è tanto inverosimile porsi il problema dei diritti dei robot. Asimov è stato l’anticipatore di questa problematica che abbiamo chiamato appunto della robo-etica, egli vede i pericoli insiti in questo rapporto, i rischi di uno squilibrio tra umani e post umani, le responsabilità che legano il creatore alla sua creatura quando essa sia dotata di sensibilità e capacità razionale. Per quanto la prospettiva di Asimov fosse fondamentalmente ottimistica rispetto allo sviluppo della tecnica egli non lo era affatto quanto al destino dell’umanità, e non esitò ad affermare, come scrisse nel saggio Grande come l’Universo del  1988: “l’unica cosa certa che possiamo dire oggi sulle nostre attuali conoscenze è che sono sbagliate”: un formidabile aggiornamento del principio socratico del non sapere (non dimentichiamo che Asimov era laureato in filosofia oltre che in chimica). Affidarsi alla scienza anche per chi ne conserva una immagine ottimistica contiene in sé rischi infiniti, e infinite problematiche di natura etica. Asimov ce lo insegna, ed è proprio per questo che merita di essere assegnato di diritto alla storia della Distopia.    

Stefano Zampieri

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