Le non recensioni

(La NON) Recensione “Hunger Games” di Suzanne Collins.

Ogni promessa è debito, mi accingo a scrivere questa Non Recensione di Hunger Games (quella vera la trovate a questo link) dopo essere stato votato dal pubblico di LeggereDistopico. Onde evitare che la mia amica Suzanne mi telefoni disperata, afflitta da una critica ingiusta nei suoi confronti, metto le mani avanti dicendo che tutto ciò che leggerete è serio come l’immagine che ho messo in copertina.

Partiamo dalle basi. Di cosa parla Hunger Games? Di un mondo violento in cui dei ragazzini devono uccidere per non essere uccisi, di una società corrotta che ha fatto della violenza l’unica legge. Il divario tra ricchezza e povertà è incolmabile, la percezione della realtà viene distorta dai media e il dolore diventa una forma di spettacolo propagandistico.

Vi ricorda qualcosa? The running man di Stephen King o Il signore delle mosche di William Golding? Sicuramente ce ne sono altri, tutti antecedenti all’uscita di HG, tra cui anche il tanto amato (da me) Battle Royale di Koushun Takami. Testi che solo il vostro occhio malevolo e ingiusto vede come “spunti” da cui la Collins ha attinto.

Sappiate che siete cattivi a pensare male. Suzanne Collins ha sempre detto di non aver mai letto questi romanzi, l’ispirazione per Hunger Games le è arrivata guardando la tv e leggendo i miti greci. È solo per una mera coincidenza che lo sviluppo del concept assomiglia a qualcosa di già pubblicato e internazionalmente famoso. Chiaro?

Ora che abbiamo dipanato questo punto, possiamo passare a una breve valutazione del testo.

Hunger Games è stato scritto, e soprattutto tradotto, molto bene. I tempi narrativi sono ben scanditi tra le paranoie di Katniss, la sua vita da piccola fiammiferaia, i colpi di scena alla Beautiful e il parossismo societario. No, non mi sto dimenticando la parte action e le morti, non le ho inserite perché a conti fatti sono molto poche. Mentre in Battle Royale muore almeno una persona a capitolo, spesso in maniera molto violenta, in HG la costruzione dell’ambiente vince sull’immaginario che molti si sono fatti guardando i film.

Ovviamente c’è un motivo, ed è facilmente comprensibile: Hunger Games è uno Young Adult, ha una struttura narrativa che segue delle regole ben precise, il bianco e nero delle scelte focalizza l’attenzione del lettore su dettagli della storia differenti da quelli messi in risalto dai romanzi che l’anno preceduto.

Io non sono sicuramente il miglior lettore per questa tipologia di storie, sono ruvido come un grattaformaggio e ho la praticità di un muratore che deve fare la gettata di cemento. Ho perso la capacità di credere nell’eletta, nella ragazzina tutta sospiri e mugugni, che d’improvviso diventa una guerriera e ribalta il mondo per renderlo un posto migliore. Al di là dello scherzo non credo che Hunger Games sia un brutto romanzo, è scritto per piacere e per far sognare il pubblico.

Ha conquistato moltissimi lettori e lettrici in tutto il mondo, ha ispirato film e cosplayers, non è una cosa che succede con prodotto di scarsa qualità.

Certo, Battle Royale è meglio, ma finché non lo capite da soli non posso obbligarvi a pensarlo 😉

Delos

PS: La prossima volta che mi fate recensire un libro che non mi piace vi strozzo.

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