Il Fatto Distopico

IFD: L’arrivo delle Ancelle.

Che i diritti delle donne ultimamente non fossero molto quotati lo avevo capito, ma quando ho letto questo articolo ho pensato alla Atwood che alzava le sopracciglia asseriva “ve lo avevo detto”.

Dal 22 ottobre, in Polonia, abortire è illegale. Le motivazioni che fino a poco tempo addietro permettevano questo tipo di procedura erano soltanto tre: lo stupro, il pericolo di vita per la gestante, una patologia o una malformazione del bambino tale da provocarne la morte non appena uscito dal grembo materno. Ecco. Questo era prima. Ora nemmeno così.
Quindi, andando per sommi capi, se una donna restasse incinta per una sfortunatissima casualità, e avesse delle problematiche cardiache pesanti, delle formazioni cerebrali tanto pericolose da provocare delle emorragie, se fosse portatrice di una qualunque patologia letale, congiunta alla gravidanza, peccato. Non è un problema delle istituzioni.
Se una dodicenne venisse stuprata e si ritrovasse con un feto indesiderato che le cresce dentro la situazione sarebbe la medesima. Lo stato se ne laverebbe le mani.

Ora, tentando di andare oltre alla rabbia infinita che mi sfrigola nelle vene, vi assicuro che ho cercato di vedere quali potessero essere le motivazioni per una scelta legale simile, e ne vedo solo una: la donna, in Polonia, viene percepita come un’incubatrice.

Potrei dirlo in maniera più elegante, ma non credo ci siano molte chiavi di lettura. Risulta evidente che il fine ultimo sia quello di portare avanti la gravidanza, costi quel che costi.
La madre ne morirà? Impazzirà? Il bambino non avrà alcuna possibilità di sopravvivere fuori dal corpo della donna?
Non importa. Ci avranno provato fino all’ultimo. E in tutto questo gli aborti clandestini aumenteranno, le operazioni improvvisate e pericolose dilagheranno, torneranno a riempirsi gli orfanotrofi. Ma va bene, la cosa fondamentale è preservare la gravidanza.

Però la Polonia è in Europa, giusto? Perciò l’Europa avrà detto qualcosa, no? Ah, no.

Benvenuta repubblica di Gilead.

Michela

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