Cinema

La decima vittima: un film del 1965 che aveva già capito tutto della società attuale.

La decima vittima è un film di Elio Petri, uno dei più grandi registi italiani, se non il più grande. Molto probabilmente il suo talento cristallino nel raccontare in modo sublime il nostro controverso mondo, lo colloca fra i primi dieci registi della storia del cinema. Ma del Maestro se ne parla sempre troppo poco: si citano sempre “i soliti” quando si accenna al cinema italiano del passato: Fellini, De Sica, Leone, ecc. ecc. Petri fu un regista scomodo e le sue opere ancora oggi ne pagano le consueguenze, come il suo attore feticcio: Gian Maria Volontè, il più grande attore italiano senza dubbio alcuno e, anche lui, sempre troppo poco evocato.

Mi preme fare questa premessa perché il mainstream molto spesso agisce sia “selezionando” i contenuti del presente, sia quelli del passato. E, in qualsiasi ambito, credo sia opportuno aggirare questo “mostro” (per assonanza con mainstream) che sceglie per noi cosa è passabile e cosa no.

Trama: In un futuro prossimo, al fine di contenere l’aggressività e la violenza, onde scongiurare qualsiasi germe di un eventuale conflitto bellico, è stata istituita una competizione a livello mondiale chiamata la Grande Caccia, che conferisce ai propri iscritti la licenza di uccidere. Un computer designa delle coppie di partecipanti, nel ruolo di Cacciatore e di Vittima. Un superstite a dieci competizioni, alternativamente nell’uno e nell’altro ruolo, entra nel Dechaton, riscuotendo un cospicuo premio, con fama, onore e privilegi. (Wikipedia)

Rece: Huger Games, The Purge, Battle Royale, non si sono invetati niente di nuovo. Lo testimonia questo film che, rispetto alla data di uscita nelle sale, era avanti di almeno un secolo. Perchè ne sappiamo poco o niente? perchè la fantascienza in Italia, in ambito cinematografico, ha avuto sempre un ruolo molto marginale. Ma Petri si dimentica di questo assunto e confeziona un’opera che si ritaglia uno spazio importante all’interno del genere. Trattasi, chiaramente, di fantascienza alla maniera del grande regista romano: dosi di ironia, satira, critica sociale e profetica lungimiranza si mescolano a dovere intorno all’asse portante della racconto futuristico. Il sistema capitalistico e i media al suo guizanglio, sono il bersaglio scelto e La decima vittima, colpisce e affonda, mostrandoci come la nostre debolezze nei confronti dello status quo, si trasformino in manie, vezzi e ossessioni. In più, c’è l’Italia vista attraverso un occhio, finalmente laico e irriverente, con un profluvio di attacchi alla morale del Bel Paese. Sembra strano vedere, non tanto Ursula Andress, quanto un biondissimo Marcello Mastroianni, rubarsi reciprocamente la scena in una Roma avveniristica e distopica, ma tant’è: siamo alle prese con una pellicola che sceglie di uscire improvvisamente fuori da ogni registro e colpisce nel segno con una incredibile disinvoltura. Non oso pensare quanto fu segretamente saccheggiata da registi successivi. E chissà se la capigliatura di Mastroianni, ispirò quella del comandante Straker di UFO, serie tv cult degli anni ’70…Insomma, non se ne esce: il film, rivisto oggi, ci fornisce un forte sensazione di deja vù, mentre è oggettivamente un dannatissimo precurorse di innumerevoli cose. Certo, non tutto il merito è ascrivibile al regista romano: La sceneggiatura si ispira al racconto de La settima vittima di Robert Sheckley ed è curata inoltre da due nomi altisonanti come Tonino Guerra e Ennio Flaiano. Unico neo: il finale. Petri dichiarò in seguito che s’era stancato di battibeccare sulla conclusione del film. La produzione voleva l’happy ending, lui no. Per sfinimento vinse il produttire Carlo Ponti (altro nome storico del cinema italiano) e, per questo, gli ultimi minuti sono un corpo estraneo rispetto al resto della pellicola. Naturalmente, per quello che mirabilmente ci mostra, questo peccato veniale si perdona a un Petri, diventato incosapevolmente l’undicesima vittima.

Credits: La decima vittima (disponibile anche su YouTube); anno: 1965; durata: 90 minuti; regia: Elio Petri; soggetto: Robert Sheckley; sceneggiatura: Tonino Guerra, Giorgio Salvioni, Ennio Flaiano, Elio Petri.

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