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Recensione: “Middlegame” di Seanan McGuire.

Middlegame - Seanan McGuire | Oscar Mondadori

TRAMA

Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell’universo. Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica. I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto… non ancora. E poi c’è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro “padre”. Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé. Diventare “dei in Terra” è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.

RECENSIONE

Middlegame è uno romanzo che cammina su un filo sottile, che si ritorce su sé stesso per sfiorare l’urban fantasy, la fantascienza, l’alchimia e una spruzzata di angoscia per il futuro.

Caotico, disorientante nei cambi di prospettiva e con una discontinuità narrativa che spezza il fiato, il romanzo ci trasporta in una storia in cui due strani gemelli figli di un’alchimia proibita e maledetti da un potere che non hanno mai chiesto.

Dodger e Roger sono due geni, due divinità dotate del potere di comprendere e dominare la Dottrina dell’Ethos. Un credo che basa l’universo su due forze portanti: il linguaggio e la matematica. Chi le padroneggia può governare su ogni cosa.

Il mondo oscilla assieme al dolore dei personaggi, l’umanità viene meno e quello che oggi diamo per scontato non esiste attorno a Dodger e Roger. Loro sono sue giovani, due gemelli condannati alla separazione, due anime vittime di un mondo che non capiscono.

Avrebbero dovuto chiudere le finestre e sprangare le porte, non lasciare che lei si insinuasse di notte furtiva come un ladro, con le armi in mano e la cattiveria nel cuore. Avrebbero dovuto sapere che ciò che possedevano, la luminosa, acuta natura delle loro menti, era più preziosa del ’oro, più trasmutabile del piombo. Avrebbero dovuto comprendere l’importanza delle precauzioni.

Complesso nella sua definizione del background, e spesso macchinoso nelle interazioni dei personaggi e delle sotto trame, Middlegame è molto di più di un semplice miscuglio di generi in cui ci sono due prescelti e un mondo da salvare/dominare. Gli elementi fantascientifici si fondono con quelli magici e si uniformano alla religiosità del tutto come se fossero sempre stati lì, ogni passo è volto ad arrivare a una meta, anche se spesso la strada è molto tortuosa.

Lungo l’intera narrazione si ha la sensazione di essere sulle montagne russe. Scene forti e solitudine interiore si alternano a dialoghi pungenti e una pesantezza narrativa fuori luogo. Alcuni comprimari sono incredibilmente ben delineati, al punto tale di forzare la mano per tenerli sulla scena, mentre il finale lascia… AHAHAH non ve lo dico! Quello vi lascio il gusto di scoprirlo da soli.

In conclusione che potrei dire? Sinceramente non lo so.

Mi è piaciuto e al contempo non mi è piaciuto. L’ho trovato pesante e interessante. Molte cose sono scontate ma altre hanno saputo colpirmi. Insomma, Middlegame è strano e strane sono le sensazioni che mi ha lasciato.

Fatemi sapere cosa ne pesnate.

A presto.

Delos

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