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Recensione: “L’ascesa di Senlin” di Josiah Bancroft.

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TRAMA

La Torre di Babele è la più grande meraviglia del mondo conosciuto. Grande come una montagna, l’immensa Torre ospita innumerevoli Regni Circolari, alcuni pacifici, altri bellicosi, appoggiati l’uno sull’altro come gli strati di una torta. È un mondo popolato di geni e tiranni, aeronavi e motori a vapore, animali insoliti e macchine misteriose. Attirato dalla curiosità scientifica e dalle mirabolanti promesse di una guida turistica, Thomas Senlin, mite preside di una scuola di provincia, decide di visitarla. Anzi, gli sembra che, con i suoi lussuosi Bagni, sia proprio la meta ideale per la sua luna di miele con Marya. Solo che, appena arrivati, i due sposi si perdono tra la folla di abitanti, turisti e furfanti. Determinato a ritrovare la moglie, Senlin inizia una lunga ricerca tra bassifondi, sale da ballo e teatri di burlesque. Dovrà sopravvivere a tradimenti, assassini, e ai lunghi cannoni di una fortezza volante. Ma se vuole riavere Marya, sopravvivere non basterà: dovrà sapersi trasformare da uomo di lettere in uomo d’azione

RECENSIONE

Ho iniziato a leggere L’ascesa di Senlin, edito da Mondadori, senza grandi aspettative, mi aveva incuriosito l’ambientazione più che la sinossi. Una Torre di Babele in epoca vittoriana, un mondo distopico con forti sfumature fantasy e una storia si snoda tra i tortuosi livelli della più famosa costruzione mai realizzata.

La storia inizia con una scena tragicomica, il primo assurdo di una serie di eventi che scorreranno sotto gli occhi del lettore. A pochi minuti dal loro arrivo, ancor prima di entrare nella Torre, Thomas e Marya vengono separati dalla folla che accalca il mercato. Il loro viaggio di nozze è appena iniziato e il protagonista si chiede come si faccia a perdere la propria moglie.

Thomas Senlin è un uomo mite, un preside di provincia incapace di prendere in mano la vita per farne ciò che vuole. Passivo e profondamente ingenuo, si lascia trasportare dagli eventi nel disperato tentativo di trovare la moglie scomparsa. Guarda con fiducia la Torre di Babele, si illude che non possa succedere nulla di male nel centro della cultura umana, quel luogo scandisce l’immaginario mondiale da millenni, è il fulcro del sapere e della scienza.

Deciso a ritrovare Marya si decide a entrarvi, scoprendo a sue spese che non c’è nulla di buono di quel luogo. Vizio, corruzione e soprusi sono le uniche leggi che governano i Regni Circolari. Ogni piano è un mondo unico, una dittatura scandita da leggi e costumi al limite del paradosso. Ogni piano è una cicatrice sull’onestà di un uomo intenzionato a salvare la moglie scomparsa.

Come sempre non vi faccio spoiler, se volete scoprire cosa succede dovete prendere in mano il romanzo e tuffarvi nella narrazione.

L’ascesa di Senlin è un romanzo strano, molto altalenante e segnato da un inizio molto lento. Per almeno un terzo del romanzo la narrazione è fatica a prendere velocità, i continui flashback e l’ostruzionismo del protagonista rallentano ogni azione.

Mi è piaciuto? Sì, nel complesso non mi è dispiaciuto, ma ho faticato a superare il lunghissimo inizio. Una volta superata questa fase, che in linea di massima coincide con una trasformazione del protagonista, la storia prende velocità e diventa molto più interessante. È una scalata, non si può mica partire a bomba e poi restare senza energie a metà 😉

Se pensate che il romanzo sia uno stand-alone, cosa che ho fatto anch’io, vi sbagliate. La Torre è altissima, non si può raccontarla tutta in quattrocento pagine.

A presto.

Delos

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