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Recensione: “Sulla soglia” di Giovanni Peli e Stefano Tevini.

TRAMA

Hanno vinto i buoni, e il futuro è diventato un inferno. Un’imprevedibile presa di coscienza globale ha trasformato il mondo in una dittatura di ciò che costituiva il riscatto morale della borghesia progressista, un vivere etico imposto per legge: politically correct, alimentazione vegan bio, decrescita e risparmio. Su tutto. Anche sulla vita umana. A 64 anni di età, si riceve obbligatoriamente l’eutanasia. Giovanni, 63 anni, ha poco tempo per recuperare il rapporto con il figlio Stefano entusiasta del regime, e per sognare una salvezza che sembra impossibile.

RECENSIONE

Sulla Soglia, edito da Calibano Editore, è un romanzo che rispolvera il concetto di sostenibilità globale. Di estremizzazione della coscienza collettiva a discapito della libertà del singolo.

La carne è diventata un alimento poco apprezzato, le persone devono prendere delle pillole per dormire in modo da non consumare risorse, tutto viene governato da una ferrea bilancia che mette sui piatti la sostenibilità planetaria e la sopravvivenza umana. Non c’è posto per tutti, non si può più vivere il più a lungo possibile, 64 anni è l’età massima che viene concessa alla popolazione prima di essere terminata.

Ambientato in Italia, “Sulla soglia” ci mostra quanto l’utopia di qualcuno possa diventare la distopia di qualcun’altro. Nonostante non manchino passaggi simpatici non è un testo che ironizza sull’ambientalismo, anzi, ci mostra quanto sia difficile fare del bene senza fare del male.

Le due voci narranti, che casualmente hanno gli stessi nomi degli autori, si alternano tra disperazione e prostitute per raccontare uno spaccato di vita, le ultime settimane di un uomo che sa di dover morire e di un figlio che… il resto lo lascio scoprire a voi.

Sulla soglia non mi ha rapito ma è un buon testo. Ho apprezzato lo spunto e il modo in cui un tema già noto è stato italianizzato. Trattandosi di un romanzo di pensiero, ha uno svolgimento privo della suspance che altri testi hanno sfruttato per “combattere il sistema”.

Sicuramente è un bel distopico ed è raccontato come un “contemporaneo”. Non lo consiglio agli amanti delle storie action, è più per coloro che amano perdersi in una narrazione intimista.

A presto

Delos

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