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Recensione: “Tra le stupide righe” di Alex Coman.

TRAMA

Quindici anni fa, Pit era un ragazzo che stava per diventare orfano. Con il padre in coma e senza madre, si ritrova a fare lo spacciatore, scrivendo il suo disappunto per la vita sui propri diari. Disappunto che cresce quando il padre, ancora in coma, sparisce nel nulla senza lasciare alcuna traccia. Ora Pit non è più un ragazzo, ma non ha mai smesso di pensare al padre, anche continuando a vendere la cocaina per le strade di Terni. I motivi per cui cova ancora la speranza che il padre possa apparire da un giorno all’altro sono le pagine che scrive: in qualche modo, sembra che il padre possa leggerle.

RECENSIONE

Mi sono approcciato a questo romanzo con un pizzico di diffidenza, lo ammetto, ho basato il mio giudizio guardando la copertina. Per questo, sono rimasto doppiamente sorpreso dalla violenza narrativa che ne emerge, una forza distruttrice che non mi aspettavo di trovare.

Tra le stupide righe è un romanzo che non ha eroi, non ci sono nemmeno i buoni, tutto oscilla tra un cyberpunk contemporaneo e una disperato tentativo di non affogare nei propri errori.

Alex Coman scrive come un rullo schiacciasassi, non si ferma a mostrarti un po’ di luce, spinge il lettore verso la buca in cui ha seppellito i suoi protagonisti e lo fa affondare dentro.

Pit si muove tra le trade di Terni vendendo cocaina. Scandisce le sue giornate tra drogati e momenti passati a riempire diari in cui parla con il padre scomparso. Ogni attimo è pesante, lungo e underground. Ogni passaggio fa emergere una sfumatura di crepuscolo.

Lo so cosa state pensando: “Oddio, il solito testo sulla micro criminalità. Un contemporaneo tutto disastri e disperazione”. Tranquilli, ho pensato anch’io le stesse cose, e per questo la mia sorpresa è stata maggiore quando ho scoperto la svolta mystery. Non posso darvi molti dettagli, sapete che non faccio spoiler, ma vi assicuro che a un certo punto la contemporaneità lascia spazio alla fantasia. Eventi “inspiegabili” iniziano a emergere tra le vite dissociate dei protagonisti e la narrazione prende una velocità inaspettata.

Che altro dire?

Mi è piaciuto, soprattutto per il senso di stupore che ha saputo darmi.

La scrittura è precisa, diretta e senza eccessi superflui. Un bel testo.

A presto.

Delos

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