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Recensione: “I Secondogeniti” di Amy A. Bartol.

TRAMA

I primogeniti governano la società. I secondogeniti sono di proprietà dello stato. I terzogeniti non sono tollerati. Ma tutto questo sta per cambiare… che la ribellione abbia inizio! Nel Giorno della Transizione, il secondo figlio di ogni famiglia viene preso dal governo e costretto alla servitù. Il diciottesimo compleanno di Roselle St. Sismode arriva con la consapevolezza di due realtà: la prima è che diventerà un soldato per il braccio militare della Repubblica durante la più sanguinosa ribellione della storia; la seconda è che sua madre, primogenita di una famiglia d’élite, è felice di vederla andare via. Sin dalla sua prima infanzia, l’educazione privilegiata di Roselle le ha fatto guadagnare il risentimento dei suoi coetanei secondogeniti. Ora la sua decisione di risparmiare un nemico sul campo di battaglia la segna come traditrice dello stato. Ma Roselle trova un alleato – e altro – nel coscritto secondogenito Hawthorne Trugrave. Mentre le conseguenze delle sue azioni si propagano in tutta la Repubblica, Roselle potrà finalmente decidere il suo destino? O il fato avrà la precedenza su tutto ciò per cui combatte, persino sull’amore?

RECENSIONE

I Secondogeniti, primo romanzo di una trilogia, edito da Armenia è un fantasy distopico. Un mix di scenari rievocativi che passano dal classico Hunger Games alle spade a fusione in stile Star Wars, attraversando dettagli rievocativi che richiamo La fuga di Logan con atmosfere quasi surreali.

L’autrice ci porta in un futuro distopico dominato da strutture degne del Signore degli anelli. Grattacieli a forma di spada che raggiungono le nuvole si alternano a una versione futuristica delle città elfiche, con droidi che affollano i parchi e decorazioni favolistiche che proiettano ologrammi in ogni angolo.

Per qualche ragione non ben definita, quantomeno non completamente, il primo figlio di una famiglia è considerato degno, i secondi figli sono sacrificabili e tutti gli altri sono illegali. Una condizione imposta dal governo, una Repubblica suddivisa in caste in cui le gerarchie sociali ricordano gli antichi feudi medioevali.

Dentro un’ambientazione come questa, citazionistica e fortemente fan service, si muove Roselle. La giovane, caparbia e combattiva protagonista che trascina il lettore in una narrazione diretta.

Che dire? Trattandosi di una YA forse non sono il lettore più adatto a recensirlo. Ho faticato a trovare una connessione tra i molti riferimenti che l’autrice ha utilizzato per creare il suo mondo, spesso i dettagli sembrano accostati a forza, come quando da ragazzi si vuole mettere lo scudo di Capitan America sul pupazzo di Batman credendo di renderlo più forte. Fedele all’idea Less is More, credo che Amy A. Bartol abbia cercato di incollare assieme troppe cose che le piacciono, ottenendo, per il mio gusto, un qualcosa di poco omogeneo.

Nonostante il forte senso di “già visto” di molti passaggi, il romanzo è ricco d’avventura, d’azione e di un discreto quantitativo di presupposti per uno sviluppo futuro. Molti dei comprimari devono crescere, la protagonista deve iniziare a dare un senso alle sue azioni, che spesso sono più incredibili dei colpi di scena, e buona parte della struttura sociale deve essere spiegata.

I Secondigeniti è un romanzo favolistico, con un’immancabile storia d’amore, tanta azione e il mantello della predestinata che cerca di abbracciare la protagonista. E’ un romanzo sognate, scritto per intrattenere, per un pubblico amante di questo genere di storie. Per persone che non si fermano a pensare ai dettagli, che preferiscono farsi trascinare dalla narrazione.

A presto

Delos

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