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Recensione: “…e la Terra prese fuoco”. Apocalisse climatica in bianco e nero.

Trama: Un reporter britannico depresso e sulla via dell’alcolismo, si imbatte, con un amico giornalista, nella cronaca di incendi e terremoti che sembrano stiano devastando il mondo. Forse, gli esperimenti nucleari nei poli della Terra, con le conseguenti esplosioni, centrano qualcosa. Intanto a Londra il meteo è completamente impazzito e si muore dal caldo…

Rece: attraverso le lenti di una redazione giornalistica di una grande testata londinese, …e la Terra prese fuoco, racconta gli ultimi (?) giorni della Terra devastata da eventi sempre più catastrofici. Nella capitale britannica fa un insolito gran caldo e si suda parecchio: lo sanno bene i giornalisti del Daily Express che, in maniche di camicia e madidi di sudore, cercano di rastrellare notizie che possano in qualche modo spiegare l’improvvisa alterazione delle normali condizioni atmosferiche. Il ritmo incalzante della prassi redazionale sostiene gran parte del film: cercando di capire per quale motivo il mondo sembra impazzito, viene descritto, con passaggi anche molto puntali, il lavoro all’interno di un grande quotidiano. Siamo nel 61, molto è cambiato nell’informazione, ma i fondamentali del mestiere di cronista ci sono tutti. I più attenti al genere catastrofico diranno, non sbagliando di molto: ecco l’antesignano di The day after tomorrow. Anche un po’ di The day after. Diciamo che il punto nevralgico è proprio l’after, il dopo. Dopo che l’uomo avrà fatto qualcosa di profondamente sbagliato, chi ne pagherà le conseguenze? E in che modo? Ma soprattutto come riusciremo a scoprire cosa abbiamo combinato? “…e la terra prese fuoco” cerca di rispondere anche a quest’ultima domanda. Praticamente privo di effetti speciali, il film ha un cuore tutto spostato verso il disvelamento graduale del tragico stato delle cose, celato alla popolazione, anche di fronte all’evidenza degli straordinari avvenimenti. Ci si ritrova anche a seguire i rivoli di un intreccio amoroso, ma se vogliamo, lo stilema romance è quasi un tocca sana per gradire maggiormente l’incedere, a volte, quasi documentaristico. Non manca anche un risvolto di critica socio-politica, con un primo ministro che affronta, con approccio paternalistico, le più che giustificate manifestazioni di piazza in cui si chiede la verità su quanto sta avvenendo.

Insomma, stiamo parlando di una piccola e datata perla fantascientifica apocalittica. All’epoca questo film tracciava anche un solco del tutto nuovo: al cinema, tra i ’50 e i ‘60, di solito, gli esperimenti nucleari davano vita a creature mostruose contro le quali il genere umano doveva confrontarsi. Invece la pellicola firmata da Val Guest (L’astronave atomica del dottor Quatermass), vira in un’altra direzione e, al centro della scena, compaiono mostri “diversi”, meno fantasiosi ma più realistici e forse, proprio per questo, molto più spaventosi: i devastanti cambiamenti climatici.  

Crediti: titolo originale: The Day the Earth Caugth Fire, anno: 1961; regia, soggetto, sceneggiatura: Val Guest; durata: 98 minuti; paese di produzione: Regno Unito; con: Edward Judd, Janet Munro, Leo McKern.

Riccardo  

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