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Recensione: Wilder Girls di Rory Power.

TRAMA

“Un altro rumore dalla macchia e poi di nuovo silenzio. La strada è vuota. Io tengo il mio fucile sollevato, non si sa mai; il mirino davanti all’occhio sinistro. L’altro occhio è morto, è diventato cieco durante una crisi. La palpebra superiore si è chiusa fondendosi con quella inferiore, e sotto sta crescendo qualcosa. E così per tutte, qui. Siamo malate e strane, e non sappiamo perché”. Da quando il loro collegio è stato messo in quarantena, Hetty, Byatt e Reese, e le loro compagne di scuola, sono barricate nell’istituto, su un’isola al largo della costa americana. Un’epidemia sconosciuta, infatti, ha incominciato a diffondersi. Tutto è incominciato piano piano. Prima sono morte le insegnanti, una dopo l’altra. Poi sono state infettate le studentesse, che hanno visto trasformare i loro corpi in qualcosa di strano e alieno. Da allora è passato un anno e mezzo e le ragazze, tagliate fuori dal resto del mondo e costrette a badare a loro stesse, non osano spingersi oltre le cancellate del collegio, dato che l’epidemia si è propagata nella foresta circostante rendendola un luogo pericoloso e inospitale. Quel che sanno è che devono cercare di restare vive il più a lungo possibile, in attesa della cura che è stata loro promessa. Ma quando Byatt sparisce, Hetty decide di tentare il tutto per tutto pur di trovarla, anche se questo significa violare la quarantena e andare incontro agli orrori che potrebbero esserci oltre il cancello. Dopotutto la ragazza non ha altra scelta: Byatt è la sua più cara amica e gli amici si proteggono sempre l’un l’altro. Ma quando mette in atto il suo piano, Hetty scopre che dietro a ciò che sta sconvolgendo le loro vite c’è molto di più, più di quello che avrebbe mai potuto immaginare.

RECENSIONE

Ho avuto il piacere di leggere Wilder Girls, edito da Mondadori, in anteprima. Un romanzo che ho approcciato con un pizzico di diffidenza e che alla fine ho veramente apprezzato.

Hetty, Byatt e Reese sono tre amiche, tre sopravvissute in un collegio isolato dal resto del mondo a causa di un’epidemia. Costrette in una doppia quarantena, affamate e private di ogni contatto con il mondo esterno, le studentesse lottano per accaparrarsi il poco cibo disponibile mentre si alternano ai turni di guardia armata sul tetto dell’edificio. L’istituto si trova su un’isola e le ragazze sopravvissute non possono uscire dai cancelli della proprietà per non essere aggredite dagli animali resi folli dall’epidemia.

Il Tox sembra in grado di contagiare ogni essere vivente, ne deforma i corpi portando alla follia i pochi in grado di sopravvivere alle crisi. Scava le membra, piega le ossa e striscia sottopelle divorando il corpo ospite fino a ucciderlo.

Wilder Girls è una storia che contrappone l’orrore quotidiano alla voglia di vivere delle giovani protagoniste. Scava nei sentimenti, esplora il sottile confine tra amore e amicizia e trasmette un’ineluttabile senso d’angoscia anche nei pochi momenti in cui si dovrebbe sorridere.

Rory Power ha scritto un romanzo distopico forte, che va oltre l’età a cui dovrebbe essere destinato. Non è perfetto, leggendolo con occhio critico si possono trovare un paio di cose che non quadrano ma questo non cambia la sostanza della storia e l’ambientazione in cui si svolgono i fatti. Le leggerezze narrative, forse sarebbe meglio definirle semplificazioni, credo siano a beneficio dei lettori più giovani, un modo per arrivare al punto di svolta della storia senza dover allentare la tensione.

Wilder Girls è un romanzo che ha saputo farmi cambiare idea, ha saputo cancellare il mio dubbio iniziale (legato soprattutto al target di età a cui è indirizzato) e ha fatto ciò che dovrebbe fare ogni libro: mi ha tenuto compagnia.

Leggetelo e se vi va, fateci sapere cosa ne pensate.

A presto.

Delos

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