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Recensione: “Bad city” di Ilaria Alleva e Alessandro Chiometti.

Salve gente impazzita per la distopia. Vi va una nuova avventura sul virus? So che molti risponderanno di no, ma il libro di cui vi voglio parlare ha delle particolarità che meritano la vostra attenzione. Partiamo con quarta di copertina.

Quanto può durare un’emergenza che ti costringe a stare chiuso in casa? Due settimane, tre settimane, un mese… due mesi. Ma cosa succede nella pratica delle singole contingenze? E Poi?
Ne usciremo migliori? Riusciremo davvero a tornare alle nostre vite normali?
Ma la normalità è un concetto che dipende dai punti di vista: ciò che fa la maggioranza delle persone è normale; ciò che fanno in pochi è strano. Anzi è sbagliato. Anzi è mostruoso.
Quindi fate attenzione: stavolta, i mostri potreste essere voi.

Ecco, sono quei punti di vista che mi hanno reso la lettura piacevole. E qui ne approfitto per parlarvi della prima particolarità: il libro è un romanzo e una raccolta di racconti insieme. Non è possibile, direte voi; o è un romanzo o è una raccolta. Be’, per i più appassionati di scienza tra di voi, andatevi a vedere cos’è la luce. Per tutti gli altri, stateci. Il libro è entrambe le cose.

Un’altra particolarità è come il testo è diventato libro: si tratta infatti di una pubblicazione tramite Cesvol Umbria. Okay, questo non lo renderà facilmente reperibile, ma i modi ci sono. Vi lascio sotto l’articolo il link all’estratto di Cesvol e la mail dove potete richiedere il libro.

Passiamo alla storia ora, o alle storie. Di cosa parla? Narra di una città in cattività, appunto sotto quarantena, un argomento che tutti noi conosciamo, ognuno a modo suo. Ecco, qui ci sono varie sfumature di questo argomento. Come abbiamo passato la quarantena?

Per parlarne in maniera più approfondita, bisogna passare ai personaggi, che a livello fisico non sono disegnati quasi per niente. Di loro spesso non sappiamo nemmeno il colore dei capelli. Corporatura e altri dettagli sull’aspetto non vengono menzionati e questo è un punto a sfavore.

Viene tutto puntato sul carattere, o meglio, sulle categorie di cui i personaggi fanno parte. Mi spiego: abbiamo un adolescente in prossimità dell’esame di maturità che litiga con la madre complottista e che ha come unica compagnia il proprio cane; abbiamo una donna maltrattata dal marito che si ritrova chiusa in casa con il proprio carnefice; una madre giovane e single che perde il lavoro e si ritrova a dover gestire la figlia viziata; una coppia sposata che stava per sciogliersi poco prima della quarantena; un immigrato che viene sbattuto in carcere dal quale evade per trovare lavoro a nero preso due contadini razzisti; un cassiere di un supermercato aperto h24 che si licenzia e si mette a fabbricare mascherine; un senzatetto che si ritrova a essere curato in ospedale con pasti gratis e un letto morbido. I punti di vista che avete letto nella quarta di copertina, insomma.

E queste erano le storie in parallelo che si propagano per tutto il libro. Poi ci sono i flash, i racconti, che aggiungono altri punti di vista: una prostituta che lavora anche in quarantena; un giovane uomo che, nonostante i divieti, si ritrova il prete sulla soglia di casa per la benedizione della Pasqua; una donna anziana alla quale si presentano due individui per farle il tampone; un’infermiera che lavoro troppo con il fidanzato a casa geloso; uno scorbutico uomo che si mette a fare le foto ai runners per denunciarli; un carabiniere a caccia di multe nonostante il collega non approvi; un trafficante di droga che finalmente rientra in patria grazie ai pochi controlli durante la quarantena.

Il tutto è tenuto insieme anche dalle trasmissioni di Radio Bad City, che ogni tanto dà al lettore la sensazione di sentire le notizie su qualcosa che lo riguarda da vicino.

Insomma, il libro vuole mostrare vari aspetti di quello che tutti noi abbiamo passato. Il messaggio viene mostrato appieno solo nella nota degli autori, le storie si limitano a essere storie e a fare quello che di solito fanno: darci un quadro più ampio, farci pensare a categorie di persone che magari non abbiamo nemmeno preso in considerazione. Questo grazie anche all’intrattenimento della narrazione dallo stile semplice e fluido.

Okay, ci sono due stili di scrittura, visto che è un lavoro a quattro mani. Ma grazie anche alla struttura un po’ originale del libro, si intrecciano bene, nonostante si noti la differenza tra i due.

Una lettura piacevole, come già detto, e non fine a se stessa. Un esperimento rischioso e coraggioso, ma totalmente riuscito.

Alex Coman

Link all’estratto di Cesvol Umbria: https://www.cesvolumbria.org/wp-content/uploads/2020/05/BADCIty_Alleva_Chiometti_pro.pdf

Mail per richiedere il libro:  info@scrittorisopravvissuti.it

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