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Recensione: “The Last of Us parte 2” di Naughty Dog.

Ci ho messo del tempo, me ne sono presa un bel po’, per rigiocare questo titolo due volte e per fare una recensione non guidata dall’emozione del momento ma qualcosa di più profondo.

Partiamo col dire che tutti hanno detto di tutto su questo gioco: abbiamo visto le recensioni negative fatte solo per l’orientamento sessuale di Ellie e la sua relazione con Dina durante il gioco, per Abby e il suo fisico, le campagne per boicottarlo e le accuse di alcune persone che hanno lavorato al gioco che accusavano di omofobia chiunque non avesse gradito il titolo.

Se ne sono dette di cotte e di crude, si sono visti trailer e gameplay che ci mostravano Joel come personaggio che ci avrebbe accompagnato per tutta l’esperienza di gioco e ci hanno venduto un pacchetto di emozioni prima ancora che fosse uscito il gioco.

Ora, prima di andare avanti, vorrei fare subito una precisazione: questa recensione contiene spoiler del gioco e pareri assolutamente soggettivi. Se volete godervi l’esperienza di gioco, andate oltre a vostro rischio e pericolo, se siete in disaccordo con la recensione allora chiedete allo Staff la mia mail, sarò onorata di ignorare minacce varie e rispondere a tutto il resto.

Bene, abbiamo i pop corn, le bibite. Direi che possiamo cominciare.

The Last of Us 2 è la seconda parte del gioco della Naughty Dog e premiato come gioco dell’anno recentemente.

La grafica è eccezionale, gira magistralmente su Ps4 nonostante i dettagli accurati e il rumore di urla strazianti che la ventola della consolle fa ogni volta che avvia il gioco.

Per chi non ha mai giocato nessuno dei due titoli, ecco un accenno di trama: siamo in un mondo post-apocalittico dove la mutazione di un fungo ha trasformato gli esseri umani in creature aggressive e simile a zombie. In Austin, Texas, Joel fugge dal caos assieme a suo fratello Tommy e la figlia Sarah. Durante la fuga la ragazza verrà colpita da un soldato e morirà fra le braccia del padre, che rimane inevitabilmente segnato dall’accaduto.

20 anni dopo la civiltà è stata decimata dall’infezione e i sopravvissuti risiedono in zone di quarantena sotto stretta sorveglianza, in insediamenti o gruppi nomadi.
Joel ora fa il trafficante e mentre da la caccia ad un trafficante del mercato nero assieme ad una sua collega. Scoprono che il carico in possesso dell’uomo è stato venduto alle Luci, una milizia che si oppone alle autorità militari. Marlene, il capo dell’organizzazione, promette a Joel di restituire il doppio del carico se le porteranno Ellie, una quattordicenne. Nel tentativo di recuperarla, scoprono che la ragazzina è infetta. Solitamente la trasformazione in zombie avviene dopo 2 giorni, ma Ellie sostiene di essere stata morsa da 3 settimane e che questa sorta di immunità potrebbe essere utile per sviluppare un vaccino. La storia segue così le vicende di Joel, Ellie e i vari personaggi che ruotano attorno a loro, sviscerando attraverso il rapporto fra i due, tematiche sensibili e delicate con una maestria nella narrazione.

Diamo uno sguardo più vicino al trauma di Joel, padre che si è visto morire la figlia fra le braccia, la speranza data da Ellie e in cui alcuni credono, la voglia di credere che esista una cura a questa malattia.

Fino alle fasi finali del gioco, dove Joel è costretto a fare una scelta: salvare Ellie dalle mani delle Luci e condannare l’intera umanità oppure lasciare che la ragazza muoia per salvare il mondo da questa piaga?
L’uomo, che ormai vede nella ragazza una figlia adottiva, decide di entrare nella sala operatoria e uccidere il chirurgo che sta per operarla, portandola via.

La seconda parte del gioco parte proprio da qui.

Il gioco inizia mostrandoci Joel e suo fratello Tommy che, mentre sono di pattuglia, salvano una ragazza di nome Abby da degli infetti. La ragazza poi si scopre essere un ex membro delle Luci che tende un’imboscata ai due assieme al suo gruppo. Dopo aver tramortito Tommy, la ragazza spara alla gamba di Joel. Nel frattempo, Ellie è anch’essa di pattuglia assieme a un’altra ragazza Dina. Jesse, ex ragazzo di Dina, avverte Ellie che i due fratelli Miller non sono tornati. La ragazza riesce ad entrare nel covo delle ex Luci appena in tempo per vedere Joel massacrato e assistere impotente alla sua brutale morte avvenuta per mano di Abby. Da qui partirà la vendetta della ragazza verso il gruppo, alternandosi a flashback che mostrano il rapporto fra lei e Joel, la relazione che ha con Dina e infine ci mostrano anche la motivazione del gesto di Abby.

Il gioco tutto sommato è bello: sebbene il motore di tutto sia una cosa banale che ho letto parecchie volte e viste altrettante, la vendetta, è narrato in maniera ottima. Il problema non è come viene fatto, ma quando.

La linea temporale della storia è completamente alla rinfusa e non ci permette di immergerci come si deve nel gioco, né ci da la possibilità di empatizzare coi personaggi. Nel primo titolo abbiamo amato Joel in tutte le sue sfumature e perfino nella scelta finale, seppur discutibile. In The Last of Us 2 Ellie risulta quasi insopportabile nel suo comportamento da adolescente problematica.

Nei flashback, inoltre, si vede chiaramente che il rapporto fra i due non era dei migliori: la ragazza incolpava Joel di aver condannato l’intera umanità all’estinzione e nonostante gli sforzi dell’uomo per riappacificarsi, la ragazza sembrava non volerne sapere affatto.

Se da una parte abbiamo Ellie con i suoi propositi di vendetta e la sua relazione con Dina, spesso tormentata proprio per via della crociata inizia dalla protagonista, dall’altra abbiamo Abby che si rivela essere la figlia del chirurgo ucciso da Joel.

Tuttavia questo colpo di scena lo abbiamo a metà del gioco, quando abbiamo già fatto fuori metà del suo gruppo e la odiamo a prescindere anche se siamo costretti a giocarla.

Capiamo le sue ragioni, vediamo la sua sofferenza nel perdere i suoi compagni per mano di Ellie, che abbiamo condotto noi durante quelle ore di gamplay, ma da parte mia non ho provato nessuna empatia nei suoi confronti.

Siamo costretti ad assistere impotenti alla guerra che queste due ragazze si fanno fra loro a colpi di morti da entrambi i fronti senza la possibilità di scegliere un’altra via e se dalla parte di Abby abbiamo una qualche sorta di fittizia redenzione anche grazie a Lev, un ragazzo trasgender che le farà da spalla durante quasi tutto il gioco, dall’altra abbiamo Ellie che nonostante possa vivere felicemente assieme a Dina e suo figlio, decide di sacrificare quella gioia per tentare di vendicarsi ancora della ragazza che ha ammazzato Joel non per propria volontà ma spinta dai sensi di colpa che Tommy le fa avere.

Questo neo è quello che, a mio parere, rovina tutto ciò che c’è di bello in The Last of Us 2: i personaggi hanno un’ipocrisia quasi nauseante, non si riesce a sostenere le loro battaglie personali perché incoerenti e le tempistiche con cui viene raccontata la storia sono troppo confuse perché il giocatore si possa affezionare ad un personaggio in particolare, a parte Joel ovviamente.

Ed è proprio del vecchio protagonista che voglio parlare.

Lui è l’esempio che gli eroi, quelli senza macchia e senza paura con una morale ferrea, sono solo nei libri di favole o su Dungeons&Dragons se decidi di fare il paladino.

La scelta che lui compie nelle fasi finali del gioco lascia intendere che avrà delle ripercussioni, ma non nell’immediato futuro e perciò tendiamo a non preoccuparcene. Se avessimo giocato Abby nei primi istanti di gioco, il suo personaggio avrebbe avuto un posto nei nostri cuori e, dopo la shockante rivelazione avvenuta nel passato della ragazza, avremmo riflettuto sulla scelta attuata da Joel per quella che è.

Una decisione egoista dettata dalla paura di non voler perdere qualcuno a cui ci si è affezionati. Una scelta umana per quanto sbagliata e poco etica che porta delle conseguenze.

Tuttavia, siccome la timeline è davvero caotica, riusciamo a partorire questo pensiero ma non a fondo, perché ormai siamo fan di quel vecchio burbero di Joel e tutto il resto non conta.

Credetemi, ho discusso per giorni con amici e anche sconosciuti per capire se il problema fosse solo mio e ho avuto a che fare con pareri diversi e contrastanti.

C’è chi dice che è un buon gioco a prescindere, chi la odiato per questa o quella tematica trattata, chi è ancora confuso.

Il mio consiglio è di giocarlo due volte: durante la prima piangerete anche se non vorrete, per via delle musiche, del doppiaggio e delle emozioni che vengono trasmesse in quelle piccole scene dirette magistralmente; nella seconda sarete pronti a non lasciarvi influenzare dalle emozioni e lo potrete vedere sotto un’ottica diversa, dando anche un parere sempre soggettivo ma meno guidato dalle emozioni della prima run.

Per quanto mi riguarda sono delusa da questo titolo perché mi aspettavo di più e non un gioco che, tolte le polemiche esterne e le varie vicende che ci hanno girato attorno, racconta una storia bellissima ma lo fa male.

Abituata al primo titolo mi aspettavo decisamente di più, sebbene il titolo sia valido.

Una menzione speciale va alla canzone finale suonata alla chitarra, l’esempio perfetto di ciò che succede ad un personaggio quando decide di voltarsi completamente alla vendetta senza concentrarsi su ciò che ha guadagnato ma solo su quello che ha perso.

Code Zanna

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