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Recensione: “Pellegrini del sole” di Jenni Fagan.

Trama

Si preannuncia un inverno rigido, il più freddo che si sia registrato da secoli. Le temperature stanno precipitando, a Gerusalemme nevica, un iceberg sta per raggiungere le coste della Gran Bretagna, a Londra la gente fugge in cerca di un clima più mite.
Dylan invece è diretto a nord, sulle Highlands scozzesi. Alle spalle si lascia il piccolo cinema di Soho che gestiva e dove ha sempre vissuto con la sua famiglia. Quello era il suo mondo, ed è andato perduto quando sono arrivati i creditori. E quando sua madre e sua nonna sono morte, una dopo l’altra, lasciandogli due urne e un vuoto incolmabile.
In Scozia, in un caravan park nella comunità di Clachan Fells, sotto le luci dell’aurora boreale, Dylan incontra Constance, una donna forte che sfida a testa alta le convenzioni sociali, e la figlia Stella, dodici anni e un corpo che non sente più suo. E per lui sarà un nuovo inizio.
Ambientato al tempo della fine del mondo, Pellegrini del sole è un romanzo strano e poetico che parla di distruzione e rinascita, di bellezza e dolore, di persone che cercando se stesse si ritrovano insieme.

Recensione

È lunga la strada che porta Dylan dal quartiere londinese di Soho fino alle pittoresche Highlands scozzesi. Fugge dai debiti, ma soprattutto dal dolore per la scomparsa di due delle persone più importanti della sua vita e della quale non riesce a farsene una ragione.
È così che ora la sua esistenza subisce la sfida di un repentino cambiamento, Dylan uomo semplice e dall’animo gentile, inizialmente, sembra essere il fulcro di un albero genealogico che nasconde insidiosi segreti, poi man mano ci si addentra nella narrazione noteremo che sarà un altro degli attori presenti nel romanzo a prendere quel posto. Arrivato a destinazione, incontrerà Constance una donna indipendente, capace di badare a se stessa, e madre di Stella una giovane ragazza che sta attraversando un grande turbamento interiore, non solo legato alla pubertà.
Un racconto a tre voci dove i giorni trascorrono, uno simile all’altro, sospesi in una ghiacciata atemporalità scandita solo da un’apocalisse glaciale oramai alle porte.
Un’inesorabile conto alla rovescia dove aleggia una flebile speranza di salvezza rappresentata dall’avvicendarsi delle stagioni così da giungere incolumi alla primavera.

Neve, ghiaccio e freddo sono penetrati dentro a tutti. Il mondo, se mai fosse possibile, è diventato ancora più cattivo.

Il punto nodale è che ogni personaggio è legato a un destino al quale non sa bene come approcciarsi, se accettarlo o liberarsene. Nel frattempo sullo sfondo – usato a mo’ di pretesto e rivelando per certi versi una natura allegorica – si appresta l’apocalisse … Le temperature stanno crollando, l’avvento di una nuova era glaciale sembra segnare l’inizio imminente della fine del mondo; aspetto ancora più spaventoso è che la linea temporale del romanzo si snoda lungo il 2020 (e abbiamo vissuto sulla nostra pelle quanto quest’annata sia stata terribile su diversi fronti) e parte del 2021. Tuttavia sono le vite di Dylan, Constance e Stella a costituire il telaio sul quale si sviluppa un racconto di formazione sui generis e intimista.
Se con Panopticon, sempre pubblicato dalla Carbonio Editore, Jenni Fagan aveva catturato il mio interesse, con Pellegrini del sole ha decisamente colto nel segno. Il dinamismo e la satira a sfondo sociale presente in Panopticon, qui lasciano il posto ad un linguaggio più raffinato – preservato dalla traduzione di Olimpia Ellero – ma si tratta di una ricercatezza ben dosata, atta al creare una spontaneità credibilissima che ci fa entrare in punta di piedi in una realtà dolorosa per le forti contraddizioni sociali presenti; soprattutto persone crudeli e pronte ad additare il diverso con le più becere vessazioni. Vi è anche una componente LGBT legata principalmente alla ricerca della propria identità, sottolineando quanto sia fondamentale scrollarsi di dosso le etichette che la gente affibbia.
Meritano una menzione anche le descrizioni sui magnifici giochi di luci e colori che dominano la volta celeste, in particolare a richiamare l’attenzione di chi legge è il fenomeno atmosferico del parelio che inganna l’occhio dando l’impressione che a risplendere ci siano ben tre soli.
A tratti delicato altre volte più tagliente, il prodotto finale è un romanzo corale denso ma dalla capacità di arrivare a toccare le corde del cuore in cui l’autrice narra di solitudini che si trovano, di ferite dell’animo spesso difficili da rimarginare.
Come Pellegrini del sole, i tre dovranno accettare i cambiamenti inattesi e rischiarare il mondo. Jenni Fagan ha tratteggiato personaggi fatti di luci e ombre, con un occhio rivolto a quella finitudine tipicamente umana.

Le nostre cellule desiderano la luce perché è da lì che ha avuto origine la nostra vita, è quello di cui siamo fatti. Tutti gli esseri umani sono pellegrini del sole.

Elisa R

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