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Recensione: Titano – Fuga dal limbo di Alfonso Dama.

Trama

Nel futuro sarà possibile rigenerare il corpo perennemente, mantenendolo giovane in eterno. Ma c’è poco da fare per il cervello: una sofisticata nanotecnologia riuscirà a rallentarne l’invecchiamento, ma alla fine, anche se dopo un tempo lunghissimo, non ci sarà più nulla da fare. Oltre un certo limite i vecchi diventano pericolosi, impazziscono, acquistano poteri strani e vanno espulsi dalla società, rinchiusi in una sorta di “ranch” su Titano. Qui i corpi vengono recuperati e i cervelli immersi in un liquido chiamato “melma”.
Salvius Sorrenti ha un compito molto speciale – e terrificante. Entrare nella melma per riuscire a prendere contatto con uno dei cervelli che vi sono stati abbandonati. Un mondo dei morti in cui miti ancestrali convivono e si mescolano con uomini e donne che continuano ad avere un’apparente esistenza simile a quella della realtà da cui lui proviene. Ma qualcosa non quadra: tutto sembra ruotare attorno a un misterioso segnale alieno captato secoli prima e di cui si è persa memoria.

Uno strepitoso romanzo, giunto in finale al Premio Urania 2018, traboccante di idee e di azione.

Recensione

Lo sviluppo tecnologico che ha portato alla rigenerazione cellulare ha fatto sì che si arrivasse a un ringiovanimento replicabile praticamente all’infinito, tuttavia, anche se l’involucro esterno appare in forma smagliante, il cervello subirà comunque le conseguenze dell’avanzare del tempo. Per questo si è pensato a una soluzione estrema, rimuovere i cervelli dai corpi degli anziani e riutilizzarne i corpi per inserirvi delle IA. Ma come smaltire quest’ingente quantitativo di massa cerebrale? Ha così avuto origine la melma, un liquido che permette, a pochi eletti, di scandagliare queste menti ma non senza degli effetti collaterali.
Salvius Sorrenti, dall’aguzzo ingegno e dissacrante nel modo di porsi, è un esploratore, il migliore nel suo campo a saper reggere gli strascichi devastanti di un viaggio nella melma. Ma quando gli si presenta l’occasione per cambiare in modo radicale la sua vita, è turbato dalle potenzialità dell’incarico che gli è stato assegnato, dapprima pensa di rifiutare ma poi accetta… Comprendendo che la sua ritrosia iniziale altro non era che un campanello d’allarme. L’operazione, infatti, si rivelerà più ardua del previsto e, accompagnato da una squadra improbabile, Sal si troverà a scoperchiare un vaso di Pandora colmo di bassezze, inganni e verità letali.
Titano – Fuga dal limbo ci proietta in un futuro imprecisato e descritto con pochi tocchi, l’autore preferisce giocare sulla compresenza tra la dimensione immaginifica data dal mondo della melma e la realtà futuristica. Un mondo che sta scialacquando i vantaggi acquisiti, imboccando la via del declino. In quale genere si colloca questo romanzo? Hard sci-fi per la meticolosità nello sviluppare i dettagli scientifici e techno-thriller per la forte tensione e l’aria cospiratrice che si respira. Numerosi colpi di scena rendono la “fuga” presente nel sottotitolo ancora più concitata; la trama si svela, dispiegandosi a briglia sciolta, attraverso una climax ascendente di pathos.
Lo scopo di Alfonso Dama è quello di restituire ai lettori, volgendo lo sguardo al futuro e servendosi della finzione romanzesca, la reazione dell’uomo e la sua graduale presa di coscienza dinanzi ai misteri insondabili dell’universo. Fino alla fine non si ha la più pallida idea di cosa potrà accadere e di quali escamotage l’autore si servirà per condurci all’epilogo di questa rocambolesca avventura.
Per quanto riguarda i personaggi, avrei gradito un approfondimento psicologico più completo. L’unico a spiccare davvero è il protagonista e voce narrante che talvolta si abbandona a una serie di elucubrazioni sulla propria visione del mondo, ma non c’è retorica dietro al tema portante del romanzo ossia “vietato invecchiare”, quasi fosse una colpa e non un stagione fondamentale della vita, eppure esso si trasformerà in un implacabile “vietato morire”. Altri attori, alcuni dei quali molto importanti per l’attuazione dell’intreccio, meritavano più spazio e invece restano ai margini.
È stata una lettura davvero trascinante che mi ha colpita per l’originale e il vorticoso susseguirsi di eventi in cui vanno ad incastrarsi, come in un grande puzzle, misticismo, mitologia e conoscenze tecnologiche superiori.
Lasciatevi trasportare anche voi da un trip pazzesco che nel suo essere illogico ha una sua credibilità e accuratezza. La sensazione è quella di trovarsi sulle montagne russe. Il libro parte in sordina, ma la narrazione si fa via via più interessante con il passare delle pagine e dal momento in cui la spedizione ha inizio ne vedremo delle belle e con effetti speciali.

Elisa R

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