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Recensione:”Runtime” di S. B. Divya.

Trama

La Minerva Sierra Challenge è una corsa estenuante durante la quale ricchi cercatori di brividi con sponsor aziendali, squadre di supporto, esoscheletri all’ultimo grido e potenziamenti interni si sfidano sulle montagne della Sierra Nevada. Marmeg Guinto non ha soldi, né aiuto. Ha messo insieme la sua attrezzatura usando parti trovate nella spazzatura dei ricchi e ha speso i soldi che sua madre voleva che usasse per la scuola da infermieri per partecipare alla gara. Tuttavia la Minerva Challenge è l’unica possibilità per Marmeg di migliorare la sua vita e quella dei suoi fratelli minori. Per questo è pronta a rischiare tutto.

Recensione

La popolazione americana è divisa in due fazioni: i non-autorizzati ai quali vengono negati benefici in diversi ambiti sia per quanto concerne la sfera medica, l’istruzione e il mondo del lavoro e tutti gli altri.
Marmeg, la nostra protagonista, appartiene a questa sfortunata casta e non vuole più condurre un’esistenza consumata da questo nuovo e impari sistema di leggi. Servendosi delle sue competenze tecnologiche e di una serie di apparecchiature “rubate” dalla spazzatura dei più ricchi è riuscita a costruirsi un rudimentale esoscheletro e nessuno la distrarrà dall’obiettivo che si è prefissata. Aspira a far parte dell’altra fetta della popolazione e questa sua quasi maniacale ambizione la porta a giocarsi il tutto per tutto partecipando alla Minerva Sierra Challenge una gara di parkour d’alto livello che, grazie anche alla sua rilevanza mediatica, potrebbe davvero cambiarle la vita.
Mi sono avvicinata a questo romanzo breve senza alcun tipo di aspettativa. La mia chiave di lettura è stata scorgerci una velata disapprovazione al fenomeno sempre più dilagante del transumanesimo, S. B. Divya traccia una linea di demarcazione ben definita perché non sempre la parola “progresso” coincide con l’oggettività di quanto ci si prospetta di ottenere, non tralasciando di condannare il classismo antropologico.
In poche pagine riesce a condensare le facezie dei quartieri scintillanti dei privilegiati accostati alla povertà dei sobborghi, rendendo più incisivo il forte divario dato da una “stratificazione” sociale e annessi pregiudizi. Al centro vi è, pertanto, il rapporto tra libertà e sopravvivenza ed emerge anche una rete complessa di alleanze e rivalità.
Di Marmeg affiora la personalità inquieta, non vuole più soccombere ai dettami di una madre rassegnata alla propria condizione; la giovane cerca con ogni mezzo di elevare il suo status sociale ed è per mezzo del suo dramma personale che riusciamo a cogliere cenni sul mondo distopico nel quale si trova costretta a vivere.
Mi è parso di scorgere riferimenti al romanzo “La lunga marcia” del celeberrimo Stephen King (libro che vi consiglio caldamente di recuperare) in particolare nella motivazione che spinge i protagonisti delle rispettive storie a misurarsi con una prova fisica che serve a farti guadagnare privilegi che altrimenti sarebbero irraggiungibili ma che diverrà un massacrante gioco di sopravvivenza.
Tirando le somme di Runtime si può dire che ha una trama distesa e chiara nel narrato e si inserisce nel genere distopico con dignità, ma perde d’efficacia sul finale che non convince davvero al 100% ed è un peccato data l’ottima idea di partenza.

Elisa R

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