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“LAPSIS”: Una distopia indie sulla Gig Economy del futuro.

Un gruppo di persone sedute su squallide sedie di plastica osserva con attenzione lo schermo di una vecchia televisione a tubo catodico. Dopo qualche primo problema tecnico parte un video in cui una signorina elegante racconta le meraviglie di Quantum, una nuova tecnologia più potente della fibra ottica che sta rivoluzionando i computer e la vita di tutti. Questo contrasto tra la promessa di una nuova incredibile tecnologia per le telecomunicazioni e lo strumento obsoleto che di fatto lo sparuto pubblico ha di fronte ai propri occhi riassume alla perfezione il messaggio, e l’ironia, di Lapsis, primo film del giovanissimo regista Noah Hutton presentato lo scorso autunno al Trieste Science+Fiction Festival. Un bel film, poco da aggiungere. Un film che ha qualcosa da dire e lo dice bene, con bei personaggi e una trama originale.

TRAMA :

Ray cerca un lavoro ben retribuito per poter pagare le costose cure del fratellastro affetto da Omnia, una misteriosa patologia che comporta uno stato di astenia e di spossatezza cronica. L’impiego più semplice e redditizio a sua disposizione è quello di “cablatore”, il mestiere di chi trasporta i cavi della nuova potentissima fibra Quantum e li collega ai Transistors, inquietanti cubi metallici collocati in ordine sparso all’interno di una foresta. I cablatori sono pagati profumatamente in base alla difficoltà della tratta che scelgono di intraprendere per collegare i cavi da un cubo all’altro. “Come fare trekking” recita il volantino illustrativo per futuri cablatori. Tutto sembra assolutamente fantastico e Ray è entusiasta del nuovo impiego. Peccato che, in competizione con Ray e i suoi colleghi, lavorino anche dei piccoli robot programmati per “superare” gli esseri umani durante le tratte e azzerare il loro compenso se riescono a raggiungere la meta per primi. I cablatori, in questo modo, sono costretti a lavorare sempre di più e più in fretta per non perdere improvvisamente tutti i frutti della loro fatica. Ray si ritrova presto a far parte di una cospirazione per fermare i robot e riaffermare i diritti dei cablatori umani. Forse esiste un “trigger” per bloccare i robot e Ray potrebbe avere, inconsapevolmente, la chiave per scoprirlo.

RECENSIONE :

Una tecnologia eccezionale che ha bisogno di persone che fisicamente trasportino continuamente cavi da un punto all’altro. Robot intelligenti che potrebbero svolgere il lavoro al posto degli umani e che invece vengono impiegati come strumento di vessazione nei confronti dei lavoratori. Il futuro di Lapsis è ricco di contraddizioni. Eppure, il meccanismo di fondo è così dissimile dall’algoritmo despota che impone i ritmi di lavoro ai riders di Deliveroo, Glovo, Just Eat, etc. ? Il passato spesso incontra il futuro in modi imprevisti e il mantra di fondo rimane lo stesso: lavorare sempre di più, diventare il datore di lavoro di se stessi, auto-sfruttarsi al massimo in nome del dio denaro. “Sfida il tuo status quo, recita in continuazione il GPS che viene fornito a tutti i cablatori per orientarsi nella boscaglia. Lapsis è una bella riflessione sulla moderna “società della stanchezza” attraverso una realtà distopica affascinante che lo spettatore scopre a poco a poco insieme allo spaesato Ray. Non manca un intreccio narrativo convincente con un buon colpo di scena finale.

Ki Ba

Credits: Titolo originale: Lapsis. Durata: 108 min. Anno: 2020. Regia: Noah Hutton.

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