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Recensione: “Se esiste un futuro” di S. Spataro.

Salve gente distopica!

Continuiamo col proporvi la collana Dystopica (per l’appunto) della Delos Digital Edizioni che sta facendo faville. Oggi parliamo di “Se esiste un futuro”.

TRAMA :

Quale futuro può esserci in una società nella quale non è possibile raggiungere l’età adulta?
In un mondo reso tossico dall’inquinamento, una mutazione cellulare ha ridotto l’aspettativa di vita dell’umanità a poco più dell’adolescenza. La rediviva società civile, gestita integralmente da bambini e ragazzi, non ha il tempo materiale di progredire e vive confinata in una enorme struttura di vetro e acciaio che la protegge dall’esterno, mentre la tecnologia del vecchio mondo inizia a perdere del tutto di efficacia. Un giorno però un uomo adulto viene catturato all’esterno della “sovrastruttura” e porta con sé la speranza di un mondo e di una vita diversa; una speranza rifiutata dai politici adolescenti accecati dal potere. Sarà la giovane Giulia a rischiare la sua breve vita per cercare di cogliere il fiore di un futuro migliore.

RECENSIONE :

Già da qui a me è sembrata molto interessante la storia. Abbiamo questi adolescenti che “giocano” a fare il governo, adolescenti che non andranno mai oltre a questa definizione perché nessuno di loro arriverà mai all’età adulta, colpa della sindrome che ha colpito l’umanità anni addietro. Hanno la tecnologia avanzata del vecchio mondo, tecnologia che però stenta a progredire a causa del poco tempo a disposizione. Forse per alcuni versi una storia già sentita varie volte, ma è comunque una storia che merita la lettura.

Sì, però quando vedono il “vecchio” di cui la trama ci parla è tutto risolto, no? C’è la soluzione, esiste un adulto quindi è possibile non morire prima della fine dell’adolescenza, giusto?

Be’, no. E qui mi è sembrato interessante. Non vi sto a narrare il motivo per cui l’adulto è appunto un adulto, vi basti sapere che c’è di mezzo una leggenda che sfiora la religione. Questo fatto genera degli attriti tra gli adolescenti: c’è Giulia che vede la speranza per la sua gente, ci sono gli altri che si rifiutano di credere alle leggende per mantenere la propria posizione nella società.

Un’idea intrigante che avrebbe avuto maggior respiro in una storia più lunga. La lettura è comunque scorrevole e piacevole. Linguaggio semplice, senza alcun sfarzo, senza metafore o similitudini gettate al vento. L’autore va dritto al punto, quasi fosse una sceneggiatura. Uno stile che può piacere o meno, ma reste comunque scorrevole.

I personaggi sono pochi ma buoni, il mondo sembra tangibile, le descrizioni ottime. Avrei voluto leggere di più di questo mondo, magari anche con qualche riflessione su alcuni aspetti; per il resto mi sembra ottimo.

Alex Coman

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