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Recensione:” BioShock (e BioShockRemastered) “- 2K Boston.

Regà, che vi devo dire?
È bello, sta su Steam. Prendetelo se non lo avete giocato e giocatelo.

È finita la recensione.

Però se presento una recensione così, Delos e Valentina mi chiudono in uno scantinato per un mese e mi tengono a pane e Fallout76, che ora é giocabile gratuitamente a tempo limitato. E tutti sappiamo quanto io dica che sia brutto.
Quindi, ANDIAMO!

Allora, “Bioshock”.
Che dire?
Si può riassumere con “Zanna ha un feticismo per i protagonisti che non si vedono in volto”.
Masterpiece, pezzo miliare dei videogiochi e, a parer mio, della sezione distopica videoludica, è uno sparatutto in prima persona sviluppato nel 2008 dalla 2k Boston (o Irrational Games) e pubblicato dalla 2K Games. Inizialmente solo per Xbox360 e Microsoft (BECCA QUESTO SONY!) è stato poi eseguito un porting per Playstation 3 nel 2009.
E il 15 e il 16 Settembre 2016, rispettivamente per Steam e consolle, il Dio dei videogiochi ci ha concesso la remastered. Semplicemente lo stesso gioco, ma con una grafica migliore, un’illuminazione che non ci avrebbe fatto perdere diottrie e nuovi modelli poligonali. E che cosa vuoi cambiare di un gioco che era già bello prima?
Eh? Che vuoi cambiare Square Enix? “FINAL FANTASY VII” MI VUOI CAMBIARE?!
E c’è anche la versione “Collection” con tutti e tre i capitoli della saga.

Tuttavia vorrei prendere i giochi singolarmente perché “Bioshock” é uno di quei titoli che mi ha portato una carrellata di emozioni, sebbene io lo abbia giocato solo di recente.

È uno di quei finali dove se sei un pezzo di sterco, ti punisce e il bad ending ti fa proprio rendere conto di essere stato uno stronzo. Però a quello ci arrivo fra un po’.

La trama é molto semplice: l’aereo si cui stavamo viaggiando, o meglio su cui sta Jack che é il protagonista, viene dirottato e affonda in mezzo al mare. Nel disperato tentativo di salvarci la pelle, notiamo un faro che spunta dall’acqua e decidiamo di raggiungerlo ed entrarvi. Scopriamo poi che questo “faro” non é altro che una chiave d’accesso per quello che c’è SOTTO il mare.
Rapture, una città proiettata verso il progresso e il futuro. Libera da moralismi, credi religiosi e dal comunismo, dove se dai 100 avrai lo stesso in cambio e i tuoi sforzi e il sudore della tua fronte saranno solo tuoi e non di “parassiti” che vanno a fare l’elemosina o chiedono beneficenza. Qui non c’é Dio, non ci sono i testimoni di Geova, i Novax non sanno cosa sono e “Terrapiattista” potrebbe essere il nome di un piatto di carne.
Il paradiso.
Tuttavia, non passano nemmeno i primi 5 minuti, e ci accorgiamo che Rapture non é il sogno americano anni ’60 che avevamo immaginato: piena di replicanti, gente che attraverso delle iniezioni di Adam è arrivata a modificare pesantemente il suo DNA, impazziti e gente dalla psicologia discutibile. Il nostro compito sarà di aiutare il nostro amico Atlas, una persona che riesce ad entrare in contatto con noi e che ci accompagnerà e aiuterà per tutto il gioco, a salvare prima la sua famiglia e a vendicarsi di Andrew Ryan, il genio che ha dato vita all’utopia che é la città.

Per cortesia ovviamente. (Tranquilli, questa arriva dopo)

Dunque ci gettiamo nella ridente cittadina e, tramite testimonianze visive sotto forma di flashback eterei e registrazioni di diari in cassetta, veniamo a conoscenza del lento decadimento della città e della conseguenza che l’assenza di morale ha provocato.
Man mano che andiamo avanti nel gioco, ci rendiamo conto che i dialoghi che i replicanti fanno prima di attaccarci hanno un filo logico nel loro delirio e a volte risultano anche strazianti.
“È la mia bambina non la tua”, “Non guardarmi così, ti prego” e tante altre battute dette dai nostri nemici all’inizio sembreranno solo frasi standard che più avanti assumeranno un significato decisamente poco divertente.

I personaggi che incontreremo durante il gioco sono ben caratterizzati e hanno sviluppi e psicologie diverse: Ryan e il suo sogno ormai in pezzi, ossessionato dal riportare Rapture in vita; Atlas e la sua vendetta personale; la Tenebaunt con i suoi rimpianti e la voglia di redimersi. Ognuno di loro gioca una partita importante e hanno un ascendente su Jack, che si ritroverà a fare una scelta importante e decidere se l’essere umano si può considerare tale o meno senza umanità.

Qui arriviamo al dilemma più grande: cosa fare davanti a una bambina che non può essere considerata più tale? Modificate sia nel DNA che nella psiche e con l’unico scopo di raccogliere l’Adam, il preziosissimo materiale per ottenere modifiche genetiche, le sorelline sono bambine che troveremo in giro per la mappa. Hanno le sembianze di bambine e sono accompagnate da Mister B (o Bolla), un replicante che ormai ha votato la sua vita per proteggerle.
La prima volta che ne incontriamo una, ci rendiamo conto della pericolosità del loro “Daddy” ma anche del fatto che, una volta tolti di mezzo i loro guardiani, non sono altro che povere bambine indifese piene di un materiale preziosissimo che serve a noi.
Dunque che fare? Salvarle o prosciugarle fino alla morte (facendo lo stronzo)?
La storia delle sorelline é un qualcosa di straziante e la prova che l’assenza di moralità può davvero essere una scelta pericolosa: per la nostra società sono solo bambine, per Rapture una fonte immensa di guadagno.

Ci sarebbero tante, troppe, cose da dire su “Bioshock” e a sviscerarlo tutto non basterebbe una recensione. Non voglio inoltre cadere in spoiler, cosa che ho blandamente fatto, ma é un videogioco che sa emozionare ed é riuscito a farmi empatizzare con i personaggi, mi sono arrabbiata davanti alle ingiustizie e stupita dell’umanità con cui sono disegnati e caratterizzate queste figure nei minimi dettagli: ogni personaggio ha un accento o una parlata particolare, un uso del lessico che sia in lingua originale che nel doppiaggio italiano sono riportati benissimo. La voce di Ryan morbida e calcolatrice, Atlas e il suo piglio quasi ansiogeno e il linguaggio colorito… L’orecchio si abitua lentamente alle loro voci e le riconosce in base alla parlata.
Ogni cosa é collegata, nulla é lasciata al caso, componendo un puzzle che alla fine ci lascia senza fiato.

Perciò giocateci! Che aspettate!
Ah già, non su Steam: purtroppo ha una serie di anomalie che interrompono il gioco e lo fanno crashare, cosa mai risolta, perciò meglio su consolle.

E ricordate “Un uomo sceglie, uno schiavo obbedisce”.

Code Zanna

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