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Recensione: “La minaccia del cambiamento” di S. Valpreda.

TRAMA:

Crenn è un senza fissa dimora che per sbarcare il lunario dorme nelle case sfitte per conto delle agenzie immobiliari in cambio di un po’ di cibo, come fanno tanti nella sua situazione, per impedire che gli immobili vengano occupati abusivamente.
Cerca sempre di non farsi coinvolgere dagli sgomberi degli occupanti abusivi o da chi come lui vive in strada ai margini della società. Ma la routine che gli dà tanta sicurezza, immobile dopo immobile, lavoro dopo lavoro, inizia lentamente a intaccare la sua emotività e le sue certezze.
La sua è una realtà di perenne crisi per una guerra contro un nemico che nessuno riesce a vedere ma che sembra compiere attentati e minacciare la Terra, l’unico vero lavoro possibile è la carriera militare nelle multinazionali private della difesa o nell’industria bellica, entrambi ambiti a cui non ha avuto accesso, i divari sociali sono ormai incolmabili ma in fondo va bene a tutti così perché si può sempre sperare di avere un colpo di fortuna, anche tentando una lotteria ipercostosa che come premio ti mantiene a vita.

RECENSIONE:

Scritto da Silvio Valpreda, illustrato da Andrea Bruno, edito da Eris Edizioni, “La minaccia del cambiamento” è un distopico puro.

Attraverso Crenn, il protagonista della storia, l’autore ci trascina in un futuro in cui il consumismo e la fame di denaro hanno riplasmato il mondo. Una società che obbliga le persone a lavorare fino a quando sono in grado di reggersi in piedi, con un solo giorno di riposo ogni quindici giorni e la costante paura di perdere l’unica fonte di sostentamento offerto dalla inestinguibile industria bellica.

Un terzo della popolazione mondiale è in galera, spesso per indigenza, una misteriosa guerra spaziale foraggia le forze militari private e genera introiti milionari grazie agli inserimenti pubblicitari sulle divise. L’unica cosa che i cittadini possono fare fuori dall’orario di lavoro è seguire gli ossessivi programmi culinari in cui vengono proposti i piatti precotti che dominano il mercato alimentare. All’interno di questo contesto si muove Crenn, un uomo che tenta di sopravvivere facendo da custode agli immobili sfitti in cambio di qualche scatoletta di cibo precotto. Un metodo di sostentamento che non prevede retribuzione in denaro e che si basa su una legge che impedisce di vendere le proprietà immobiliari a un prezzo inferiore di quello d’acquisto.

Crenn è un uomo come tanti, uno che tenta di tirare avanti in una società in cui non esiste più la media borghesia. Afflitto da mille problemi, ma capace di non cadere mai nella disperazione, vive per strada in attesa di ricevere qualche incarico di sorveglianza, magari in un posto in cui gli concedono anche l’uso del bagno o di poter accendere il riscaldamento nelle fredde notti invernali.

Il resto scopritelo da soli!

La minaccia del cambiamento” è un testo che fa dell’ambientazione il suo punto forte. Il contesto societario, le persone e le profonde spaccature che separano la popolazione emergono con forza dal narrato. Danno spessore a un testo che mi ha sorpreso, che mi ha presentato un autore che non conoscevo e mi ha mostrato un nuovo punto di vista per guardare un futuro “noto” nel genere distopico.

Nonostante i molti pregi di questo piccolo romanzo, la narrazione oscilla leggermente e si ripete, creando una doppia velocità di lettura che potrebbe far storcere il naso ai lettori più affamati di “velocità”. Inoltre, e so che si tratta di un mio gusto personale, avrei preferito avere un parlato più presente. La quasi totale mancanza di dialoghi rende la lettura troppo esterna, è difficile immedesimarsi con un protagonista che non parla molto e che sembra preferire il silenzio delle sue “guardie” ai momenti che trascorre in compagnia di altri esseri umani.

In conclusione posso dirvi che è un testo interessante e che lo consiglio, anche solo come esercizio di lettura, per tutti coloro che vogliono confrontarsi con un ambientazione distopica pura. Un contesto passivo-aggressivo in cui tutto scorre con violenta tranquillità.

A presto

Delos

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