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Recensione: “The surface” di A. Kot, L. Foss, B. e T. Muller.

The Surface - Ales Kot - Langdon Foss - Eris Edizioni

TRAMA:

2034. Occidente e Oriente hanno comprato quasi tutta Africa e l’1% della popolazione mondiale vive sulle spalle del restante 99%, sempre più povero e assoggettato. Tre giovani hacker cercano in Tanzania il luogo che potrebbe cambiare tutto: The Surface. Quando lo trovano, la realtà viene stravolta oltre i loro sogni più estremi.

RECENSIONE:

La prima impressione che si ha prendendo in mano il volume è di essere travolti dai colori, toni pastello che saturano ogni spazio trasformando i disegni delle tavole in sogni psichedelici.

La storia è ambientata in un futuro prossimo, in una distopia economica in cui l’Africa è stata lottizzata e la quasi totalità della popolazione mondiale vive in povertà. Tre giovani hacker cercano in Tanzania un luogo sospeso tra realtà e leggenda, un posto che potrebbe mutare le sorti del mondo: “The Surface“.

Attraverso una giungla di grattacieli che sovrastano la povertà e un mondo tecnologico che tenta di non perdere il suo legame con la natura, il trio trascinerà il lettore in un’avventura alla scoperta di una realtà diversa da quello che conosciamo. Lo condurrà tra deserti che tentano si sopravvivere alle connessioni cibernetiche, attraverso amori poliamorosi coperti dal mantello soffocante di un capitalismo che rischia di schiavizzare anche chi non ha nulla.

Caratterizzato da un tratto forte, dettagliato, i volume ha un forte impatto visivo. L’espressività dei personaggi, il realismo distorto di alcune delle loro espressioni e l’uso sapiente dei colori, trasforma ogni tavola in un’esperienza quasi cinematografica.

Se si socchiudono gli occhi e si lasciano scorrere le pagine si ha quasi l’impressione di vedere un film, uno di quelli sperimentali degli anni ’70, una cacofonia di colori, di volti e di immagini metafisiche.

The Surface” è certamente un’opera che si può leggere in maniera leggera, lasciandosi trasportare dal viaggio alla ricerca del “tesoro”, ma può anche impegnare nella ricerca dei tanti riferimenti che sono sparsi tra le pagine. Piccoli indizi che conducono a una riflessione su chi siamo e sulle scelte che l’umanità ha compiuto per arrivare fino a dove siamo ora.

Nonostante non sia difficile scorgere l’accusa alle politiche economiche e di sviluppo, reali e non, che sono alla base della società presentata nell’opera, ciò che più mi ha colpito è il percorso di crescita interiore che viene presentato.

Se tutto è in vendita, se chi non ha i soldi può rubarlo e se chi ruba può solo scappare, cosa resta da fare per essere felici?

Bisogna andare avanti, superare il momento e sperare in bene, oppure basta fare dietrofront e riscoprire da dove veniamo?

Provate a scoprirlo leggendo questa bella pubblicazione.

A presto.

Delos

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