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Recensione: “Lettere: fiaba epistolare in lipogrammi progressivi” di M. Dunn.

TRAMA:

A Nollop, isola a largo degli Stati Uniti, si venera la lingua. Il fondatore della comunità ha coniato un’espressione di soli trentacinque caratteri contenente tutte le lettere dell’alfabeto e la celebre frase è riportata sulla base del monumento a lui dedicato. Un giorno però una lettera cade e il Gran Consiglio decide di vietarne l’uso parlato e scritto. Poi ne cade un’altra e un’altra ancora. I cittadini sconvolti si scambiano missive disperate, piene di neologismi e acrobazie lessicali. Ma cominciano letteralmente a mancare le parole. Un’esilarante sequenza di lipogrammi sempre più restrittivi, una lotta dei protagonisti contro il tempo per coniare la frase che salverà gli isolani e la libertà d’espressione.

RECENSIONE:

Mark Dunn con “Lettere” ha dato vita a una storia il cui punto nodale è il potere non della parola in quanto tale, ma improntata sull’uso – che talvolta diamo per scontato – delle singole lettere che sono di fondamentale importanza per comporle.
Tutto ha inizio da questa locuzione che diverrà portante ai fini del racconto: Fu questa volpe a ghermir un balzo il cane (che nel testo originale è “the quick brown fox jumps over the lazy dog”) altresì definita frase cinovolpigna. Un’espressione coniata nell’800 dal fondatore dell’omonima isola indipendente, Nollop, e sotto gli occhi di tutti quotidianamente in forma di singole piastrelle che ornano la base del monumento celebrativo a lui dedicato.


Quando per uno strano scherzo del destino a cadere è la lettera Z, viene visto dal Gran Consiglio degli anziani (i governatori dell’isola, un’autorità quasi dittatoriale) come un messaggio profetico dall’aldilà da parte del defunto Nollop e viene subito decretata l’abolizione della suddetta lettera che darà inizio a un circolo vizioso che sembrerà non aver più fine: centinaia di volumi della biblioteca locale e di quelle di ogni cittadino verranno bruciati, sarà impossibile pronunciarla e scriverla pena prima la gogna pubblica con annesse frustate e, se si è recidivi, l’esilio dall’isola. Ma una dopo l’altra molte lettere iniziano a cadere e i provvedimenti persistono con le stesse modalità, pertanto, è facile cadere in fallo anche nelle attività più semplici e vi lascio pensare gli esiti devastanti soprattutto nell’insegnamento nelle scuole.
Assistiamo dunque a una spaccatura intestina all’interno della vita insulare solcata così da linee divisive; nascono due fazioni chi crede davvero a questa manifestazione ultraterrena e – quasi come in 1984 di orwelliana memoria – ci si spia a vicenda e se l’altro cade in errore si corre subito a segnalarlo alle autorità competenti e chi, invece, vuol salvare il salvabile tentando l’impresa di dar vita a un nuovo pangramma sotto i trentacinque caratteri, aggirando con stratagemmi “creativi” i veti imposti.

Ci stanno togliendo la libertà di comunicare, imbrigliandola e mettendola in ceppi.

Se vi state chiedendo cos’è un pangramma, un esempio ve l’ho già mostrato ovvero la frase “cinovolpigna” di cui parlavo sopra. Si tratta semplicemente di un gioco di parole che sta nell’elaborare una frase di senso compiuto che contenga al suo interno – almeno una volta – tutte le lettere dell’alfabeto.
È difficile per me dare un giudizio secco su Lettere perché più volte leggendolo ho cambiato idea su di esso e la sua singolarità lo inserisce a pieno diritto in quella categoria di libri non per tutti.


Non è semplice calarsi nella concitazione degli eventi; bisogna prima di tutto prendere consapevolezza di una narrazione che si risolve attraverso uno stile frammentato, la prosa risulta sincopata tanto per le scelte lessicali quanto per la struttura epistolare, infatti, tocchiamo con mano il radicale cambiamento che avviene sull’isola proprio grazie allo scambio di lettere che avviene tra i suoi abitanti (da qui anche l’ambivalenza del titolo).
Dello stile di Dunn spicca un’arguta ironia spiritosamente analitica, milita i lettori proiettandoli in una situazione paradossale, quasi da teatro dell’assurdo, ma attraverso di essa possiamo cogliere una satira alla società contemporanea sempre più decadente sul profilo culturale.

Lo scrittore adopera con consapevolezza una lingua realistica ricca di virtuosismi lessicali e forbita. C’è chi potrebbe definire questo volumetto un mero e pleonastico esercizio stile, ma usciti da quest’ottica ne si potrà apprezzare la morale di fondo.


Proprio per la complessità linguistica un plauso va fatto al traduttore: Daniele Petruccioli; che con grande accuratezza è riuscito a preservare la peculiarità di questa vera e propria fatica letteraria senza stravolgerla, accollandosi a sua volta l’onere di scegliere con scrupolosità e ricostruire tassello dopo tassello, lemma dopo lemma, l’opera dando sfoggio di possedere una proprietà di linguaggio amplissima.
Lettere, fiaba epistolare in lipogrammi progressivi” è un romanzo spiazzante e di una certa poliedricità: è un inno contro la censura, spinge alla riflessione su un tema gravoso quanto l’impossibilità di comunicazione criticando il presente con originalità e raffinati strumenti stilistici.
Un grazie di cuore a Voland che mi ha permesso di conoscere quest’autore e questo romanzo così sui generis.

Elisa R

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