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Recensione:”Ghiaccio” di A. Kavan.

Anteprima: "Ghiaccio" di Anna Kavan, 451 - La bottega dei libri

TRAMA:

Tre personaggi: un io narrante alla continua ricerca di una fantomatica ragazza albina e un antagonista, ora marito, ora carceriere. La vicenda si svolge attraverso continui disallineamenti spazio-temporali, in un romanzo inclassificabile, attraversato da un continuo passaggio dallo stato di sogno a quello di veglia, accerchiato dall’avanzata di un ghiaccio che è reale, forse dovuto a un disastro nucleare, ma che insieme simbolizza l’avanzata dell’inevitabile, la droga che prende terreno, l’abitudine a una fine che si fa ogni giorno più ineluttabile. L’autorità e il potere maschile vengono annotati attraverso un linguaggio che si sdoppia: mentre il cacciatore modella la sua preda, Kavan, scrittrice consapevole, modella il cacciatore, scolpendo lui e lei nel ghiaccio.

RECENSIONE

Ghiaccio“, di Anna Kavan, che ho letto nella traduzione di Giuseppe Costigliola, è la riprova dell’ottimo lavoro che lo staff di 451 sta facendo.

Ultimo testo di un’autrice semi sconosciuta al grande pubblico (italiano), trascina il lettore in un viaggio complesso attraverso un mondo stretto nella morsa del ghiaccio.

In un futuro imprecisato, in uno scenario post apocalittico glaciale, si dipana una storia che ha il sapore contorto del testamento letterario dell’autrice. Una narrazione psichedelica che oscilla tra presente e passato senza soluzione di continuità, per inseguire un sogno inafferrabile.

L’io narrante insegue una misteriosa ragazza albina attraverso il tempo e il ghiaccio. La ama, la odia e la venera al punto tale da farci chiedere se sia reale o se si tratti esclusivamente di un’allucinazione. Angoscia e meraviglia si alternano a paesaggi dimenticati, a scene oniriche che si confondono nel presente per distorcerlo.

Tre protagonisti che sembrano le sfaccettature della stessa personalità. Un eroe, senza nome, audace, determinato e maschio alla vecchia maniera. Un antagonista, polimorfico, che sembra incarnare sempre l’opposto dell’io narrante. E una ragazza, più assennata e al contempo sofferente. Tre vertici di un triangolo, costantemente legati tra loro, come a proteggere ciò che sta in mezzo, ciò che li ha creati.

Come sempre non vi dico nulla della trama, anche perché in questo caso ha una rilevanza particolare. “Ghiaccio” è un testo disturbante, non allineabile a un qualsiasi filone letterario. E’ un viaggio che il lettore compie assieme all’Io narrante e che, credo, susciti suggestioni differenti in chiunque lo legga.

Tra sfumature spy, un pizzico di fantasy e un’oscillazione spazio-temporale costante, Anna Kavan mi ha trascinato in una storia che mi ha asciugato la bocca, che mi ha lasciato il grosso dubbio di non aver capito completamente quello che ho letto. Ne ho tratto delle suggestioni, delle emozioni ma non posso dire di averlo compreso. Non completamente.

Ghiaccio” è uno di quei testi che ti da la sensazione che vi sia, nascosto tra le righe, molto più di quello che viene raccontato.

A presto

Delos

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