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Recensione: “La città tenace” di A. Massasso.

Bentrovati distopici!


Se amate la distopia tradizionale, questo romanzo breve fa per voi!

Rapido, agile, scorrevole, ben scritto e molto attento a tutti i temi e gli aspetti di una realtà futura ‘distopica’ per evoluzione naturale. La società procede verso una dimensione distopica senza accelerazioni dovute a crolli socioeconomici, guerre, disastri climatici o nucleari.
È inoltre un esordio letterario, il che lo rende ancora più appetibile e promettente. A riprova del grande lavoro che sta svolgendo la collana Dystopica con le nuove voci della narrativa.

TRAMA:

La vicenda si svolge in una città che è l’emanazione di una corporazione, la Bejond: luogo di produzione e profitto a tutti i costi. Status sociale, stile di vita e identità sono inestricabilmente legati al coefficiente di produttività, quantificato al millimetro attraverso il CFC, o Coefficiente, vettore di tutte le scelte e le interazioni individuali e collettive in una società altamente verticistica e classista. La narrazione segue due vicende: un dirigente aziendale ad altissimo rendimento che punta solo all’innalzamento del proprio CFC e che pagherà care le conseguenze delle sue scelte e un nuovo arrivato dalla periferia devastata e inospitale che comincia dal basso e sperimenta sulla propria pelle la disumanità e il controllo assoluto che la città e chi la governa hanno sui lavoratori.


RECENSIONE:

Futuro, angosciante, capitalistico e oppressivo. Il rendimento è tutto, la liberà e niente.

La narrazione segue a capitoli alternati le vicende di due gruppi di personaggi, e lo fa in modo avvincente e naturale dosando i dettagli e permettendo a chi legge di farsi un’idea molto chiara e dettagliata sia delle dinamiche interne delle famiglie e delle aziende da un lato che della sovrastruttura che è la città stessa, organizzata e gestita da un’unica onnipotente azienda che ha, letteralmente, diritto di vita e di morte su chi ci abita.

Il rendimento di ogni cittadino veniva espresso da un numero, la Coefficienza. Tutto quello che ogni persona faceva nella città contribuiva a incrementarlo. Sebbene gli sembrasse incredibile, ogni notte i computer della Bejond aggiornavano la CFC di tutti gli abitanti, tenendo conto di tutto quanto eseguito da ognuno nelle ventiquattro ore precedenti.”

Oltre naturalmente ai classici letterari e cinematografici del genere, partendo da “Metropolis” e arrivando a “1894”,La città tenace” è un romanzo che può essere accostato, per struttura e temi trattati, a “City” di Massimiliano Santarossa, di non molti anni fa. Non vi vogliono suggerire che ci siano derivazioni o influssi di trama, al contrario, le due opere hanno la loro identità ben definita e, se mi posso permettere un parere personale, l’incisività e l’immediatezza sono tutte a favore de “La città tenace”.

“Gail era di sesso maschile drago. Calix era amazzone, un sesso a predominanza femminile. Avevano provato ad accoppiarsi con regolarità per quasi un anno, ma l’unico successo era stato un aumento della loro CFC. Un figlio naturale sarebbe stato preferibile, ma anche uno in affido garantiva un buon incremento di punteggio.”

Undicesima uscita di una collana della Delos Digital che si sta confermando come punto di riferimento assoluto nel settore della distopia italiana, grazie anche al lavoro indefesso di uno staff di ottimo livello e di un editor, Delos Veronesi, che sta compiendo un lavoro ciclopico e intelligente di selezione e cura delle narrazioni.

Consigliatissimo.

Roberto Risso.



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