recensione ghoul accovacciato numero otto

Recensione: “Ghoul accovacciato Numero Otto” di G. Saunders

TRAMA:

Dopo Lincoln nel Bardo George Saunders torna in libreria con Ghoul Accovacciato Numero Otto, una storia che si muove agile e apparentemente leggera tra la commedia nera e dramma distopico.
Tra Disneyworld e l’inferno, la comunità sotterranea narrata in Ghoul Accovacciato Numero Otto vive in perenne stato di tensione, con le ferree regole che ne permettono la sopravvivenza ad arginare la sensazione di imminente catastrofe che accompagna l’esistenza dei suoi abitanti. In questo contesto Brian, stretto tra obblighi aziendali, rispetto della legge e un amore complicato, inizia a porsi qualche domanda di troppo. La scrittura delicata e incisiva di George Saunders esplora le contraddizioni del nostro presente, tra spinte autoritarie, non-sense sociali, e ineluttabili pulsioni umane in un racconto che porterà il lettore ad affacciarsi sul lato più oscuro del nostro complicato presente.

RECENSIONE:

“Zona 42” arricchisce la collana editoriale 42 nodi con una nuova perla: “Ghoul Accovacciato Numero Otto” di George Saunders e su traduzione di Cristiana Mennella.
Si tratta di una novelette appartenente alla corrente post-moderna in cui l’autore inscena un futuro prossimo dove una comunità sopravvive rinchiusa in un gigantesco bunker sotterraneo chiamato “la Regione” ; lì le giornate si susseguono tra routine e prove generali di uno spettacolo per quando giungeranno i “Visitatori”.
Protagonista e voce narrante è Brian – anche detto “Ghoul accovacciato numero otto” – quando una serie di circostanze innescheranno una reazione a catena che lo metterà di fronte a una terribile verità, la consapevolezza acquisita instillerà in lui un moto di coraggio che, tuttavia, avrà delle conseguenze.

Un romanzo breve che ti tiene incollato fino all’ultima pagina grazie a un ritmo incalzante e a uno stile asciutto, fra l’altro la penna di Saunders è intrisa di humour feroce misto a sprazzi di empatia. Egli non si lancia in preamboli descrittivi per narrare gli eventi, non c’è neppure l’ombra di infodump, le rivelazioni arrivano al lettore nel momento giusto, ma soprattutto nella giusta cornice narrativa.


Il libro consta di 56 pagine di scrittura febbrile e lì sono condensate un forte senso del tragico e del grottesco, viene altresì sviscerato in maniera efficace e originale il concetto di lealtà, Brian oscilla tra la voglia di stringere amicizia e quella di non compromettere il sistema. Egli rappresenta il cittadino medio della Regione: assoggettato e felice per il ruolo assegnatogli, ligio alle regole, pronto a riferire a chi di dovere comportamenti che potrebbero ledere la tranquillità del luogo ma comunque focalizzato a fare gruppo.

Le regole sono regole, gli amici sono amici. Ma ora regole e amici mi impongono di agire in due modi diversi. Quale dovrei scegliere?

Le idee di fondo sono valide, ma per una volta il risultato è manchevole in confronto alla somma delle parti, è la brevità a lasciare quell’amaro in bocca perché non viene dato il giusto rilievo ad alcuni elementi che lo avrebbero reso indimenticabile, mi riferisco soprattutto all’esplorazione del worldbuIlding e alla caratterizzazione dei personaggi secondari e non. È il finale che riesce a risollevare le sorti del racconto, spicca per incisività e si riesce ad avvertire appieno tutto il pathos del momento.
Insomma c’è tanto di quel materiale da poter tirare fuori un grande romanzo.

Elisa R

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