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Recensione Inside di Playdead

Ciao a tutti, gamers di Leggere Distopico e non.

L’estate è quasi finita (aggiungerei un bel “finalmente” come commento personale, dato che il sottoscritto detesta il caldo come se non ci fosse alcun domani) con le sue odiosissime zanzare, i tormentoni musicali di qualsivoglia natura e soprattutto le afose giornate che non ci permettevano neanche di accedere le nostre console, le quali, in tempi record, raggiungevano dei livelli di surriscaldamento incredibili.

Sì ok, fa caldo. Ma quanto sei esagerato, esistono moltissimi metodi per non far surriscaldare la tua console!” direte voi, e ne avreste tutte le ragioni, ma non se vivete in un luogo in cui ci sono 38° C all’ombra.

Ad ogni modo, durante la più orribile delle stagioni (ho già detto che odio l’estate?), non sono riuscito a mettere le mani su giochi acclamati come Horizon Forbidden West o il recentissimo Stray (a proposito, vi consiglio di leggere l’articolo di Zanna riguardo quest’ultimo gioco, con tre dei tantissimi motivi per i quali non potete assolutamente perdere questa piccola perla).

In compenso ne ho approfittato per recuperare alcuni titoli che avevo comprato parecchio tempo fa e che non avevo avuto né il tempo, tantomeno l’occasione per poterli giocare.

Uno tra questi è stato Inside, un platform a scorrimento laterale, sviluppato e pubblicato da Playdead.

Una volta giunto alla conclusione tutto ciò che mi è balzato in mente è stato il mio desiderio di poterci scrivere una recensione. Ma un po’ più soft rispetto ad una vera e propria recensione. Non soltanto perché il titolo è un gioco di vecchia data, ma perché Inside è stata, per me, un’esperienza più che un vero gioco.

Se avete sempre desiderato di tornare bambini, per sfuggire alle responsabilità della vita che durante l’infanzia ci sembravano solamente “cose da grandi“, dovrò farvi ricredere. Perché anche un bambino, in un mondo come quello di Inside, è in bilico tra la vita e la morte.

Una fuga senza sosta

Non abbiamo nessuna idea di quali siano le cause che portano il protagonista di Inside all’inizio della sua avventura. L’impressione che ho avuto è che gli sviluppatori ci volessero quasi far capire che non c’è un attimo di tempo per pensare al come e al quando, esattamente come nella vita vera, durante una rocambolesca fuga.

Tutto ciò che dobbiamo fare è fuggire. Scappare da qualcosa che vuole farci del male, e il miglior nascondiglio iniziale è una foresta. Non sappiamo cosa c’è stato prima, ma di certo la nostra mente immagina che si tratti di qualcosa di terribile, se il titolo inizia con un bambino in fuga.

La foresta che ci sembrava un luogo sicuro, è in realtà un’altra zona in cui fuggire è l’unica soluzione per non essere preso

Come vi ho appena accennato, non abbiamo tempo per pensare, tantomeno per sapere chi o cosa ci sta dando la caccia. E se quindi il nostro obbiettivo è quello di scappare il più veloce possibile, questo è ciò che faremo sin dal primo momento di gioco.

Non passerà molto prima di scoprire che anche in quel luogo, che credevamo sicuro, in realtà continueremo ad essere braccati. Esatto, credo di aver utilizzato il termine esatto: braccati. Il ragazzino sembra essere, infatti, una preda pronta ad essere catturata.

Riuscendo ad essere più furbi, e soprattutto, più veloci dei nostri inseguitori ci ritroveremo in quella che sembra essere una periferia cittadina, dopo aver oltrepassato una fattoria che sembra essere del tutto abbandonata (anche lì capiamo che c’è qualcosa che non va, in quanto gli animali sembrano essere lasciati allo sbando).

Una volta raggiunto il centro cittadino, dove teoricamente le nostre domande potrebbero trovare una risposta, il quantitativo di interrogativi che ci porremo verrà triplicato.

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Una delle scene più disturbanti: una lunga coda di persone, senza una volontà, che procedono in fila indiana verso un luogo altrettanto ignoto

Domande senza risposta

Dimenticatevi di quei giochi che sono pronti ad imboccarvi con una trama ben strutturata e lineare. In Inside non troveremo alcuna risposta alle domande che ci stiamo ponendo. O almeno, potremo fare solo delle congetture.

Il gioco in sé non ci dirà se ciò che ci stiamo chiedendo o se le ipotesi che stiamo facendo saranno fondate o no. Tutto viene lasciato alla libera interpretazione del giocatore, e come tale ciò che è stato Inside per una persona potrebbe essere un’esperienza totalmente differente per qualcun altro.

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Umani, cani, esperimenti non saranno le uniche cose che vorranno prenderci. Una grossa quantità di tecnologia meccanica e non sarà pronta a farci fuori.

Faccio un esempio senza propinarvi grossissimi spoiler.

Ad un certo punto dell’avventura ci troveremo a dover proseguire nelle profondità della città, dove sembra che qualcuno abbia condotto un quantitativo spropositato di esperimenti su esseri umani e abbiano creato della tecnologia a tratti anche aliena.

Ed è proprio lì, nella zona sommersa, che succederà qualcosa che ci farà sgranare gli occhi e ci farà restare a bocca aperta, facendoci addirittura pensare che il nostro viaggio finirà lì. Tuttavia un secondo evento ci tranquillizzerà da una parte, mentre dall’altra ci porterà a chiederci una sola domanda: “perché?

Ecco, a questo “perché” non ci verrà data una risposta chiara. Che dico… non ci verrà proprio data una risposta. E mentre per qualcuno ciò può rappresentare un gigantesco buco di trama, per i giocatori più avvezzi al mistero sarà uno spunto in più per proseguire e continuare a ipotizzare.

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No, non è un’immagine sotto-sopra

Un mondo grigio con pochi colori e pochi suoni

Non andrò avanti con l’analisi della trama, anche perché non vorrei levarvi la sorpresa di alcuni colpi di scena, e soprattutto non vorrei integrare il mio pensiero sulla trama con ciò che potrete pensare voi durante la vostra run.

C’è qualcosa, però, che accomunerà il pensiero di tutti noi che ci siamo fiondati alle prese con Inside. Sin da subito, tutto ciò che ci balzerà agli occhi sarà un’ambientazione decadente, smorta e priva di colore. Non dico ovviamente che giocheremo ad un gioco in scale di grigio (per quello ci hanno già pensato gli stessi sviluppatori con un’altra piccola perla che porta il nome di Limbo, di cui un giorno, magari, vi parlerò).

Saranno pochissime le volte in cui vedremo qualche colore che non sia il grigio o il blu… ma saranno ugualmente tinte smorte

La saturazione di questi luoghi sembra portata a livelli quasi inesistenti. L’unico colore più acceso degli altri sarà il rosso della felpa del ragazzino. E anche su questo non posso che fare i complimenti agli sviluppatori, che hanno reso in maniera eccellente la desolazione e il pericoloso mondo distopico che ci circonda, solamente utilizzando una gradazione di colore che tende dal blu al nero.

Anche le musiche non saranno predominanti in Inside. La colonna sonora, composta da Martin Stig Andersen, ci accompagnerà in momenti casuali in un mondo dove il silenzio la fa da padrone. Nonostante tutto, le tracce composte vanno a braccetto con le atmosfere cupe del gioco

Enigmi ambientali da risolvere per sopravvivere

Come un buon platform che si rispetti, anche Inside non sarà esente da enigmi da risolvere per poter andare avanti con la trama. Utilizzare delle tecnologie funzionanti nello sfondo per evitare di venire crivellati (o disintegrati) sarà il nostro obbiettivo primario.

In alcune aree ci ritroveremo perfino a dover pilotare un piccolo batiscafo per poterci spostare nelle zone allagate, e sarà proprio quello che ci darà le soddisfazioni migliori. Sfondare un muro impenetrabile grazie ad un’accelerata di quel mezzo ci farà credere invincibili. Inutile dirvi che sarà una convinzione del tutto provvisoria.

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Non sarà un batiscafo corazzato a farci credere di essere al sicuro… non con pericoli anche nelle profondità delle zone allagate

Ma la parte migliore, nonché criptica, del gioco arriverà quando il ragazzino potrà collegarsi con quello che sembra essere un casco luminoso. Quest’ultimo consentirà al protagonista di prendere possesso delle menti di alcuni esseri umani, comandati a distanza e che ripeteranno esattamente gli stessi movimenti che il piccolo fuggitivo effettuerà da remoto.

Il più delle volte questi “cervelli da controllare” ci serviranno in gran numero per poterci aprire la via. Prepariamoci quindi ad andare alla ricerca di più esseri umani senza una volontà propria, e comandarli a distanza per proseguire.

Conclusioni

Inside è un titolo che rappresenta pienamente lo spirito di sopravvivenza di un ragazzino in un mondo controllato da quella che sembra essere una società divisa in due, in cui una metà si erge sull’altra sottomessa ad esperimenti di vario tipo.

Potrei dire molto di più su Inside, ma come ho detto inizialmente, si tratta di un’esperienza e come tale il mio pensiero potrebbe fuorviare il vostro, se avrete intenzione di giocarlo.

Inside è disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC da ormai qualche anno, quindi non sarà per niente difficile reperirlo e cimentarvi in un’avventura che non richiederà moltissimo tempo per essere portata a termine.

Come al solito, se ne vorrete discutere una volta portato a termine il titolo, vi attendo a braccia aperte!

Alla prossima recensione!

Ron

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