recensione detroit become human

“Detroit: Become Human” di Quantic Dream

A pochi passi dal 2023 mi sono chiesto quale recensione di quale gioco avrei potuto scrivere per Dicembre. Insomma, ancora sono alle prese con morti perenni ad “Elden Ring” e conseguenti imprecazioni continue, quindi ho aperto l’archivio mentale dei titoli già giocati e ho stilato una lista di quelli che effettivamente potevano meritare una recensione.

“Il mio nome è Kara. Sono una di loro. Questa è la nostra storia.”

Kara

Inutile elencarli (non solo perché potrei stilare una lista pressappoco chilometrica, ma anche per evitare di fare spoiler su future recensioni), ma mentre ero al volante proprio ieri e pensavo alla rottura di scatole di dover addobbare casa, parte una traccia di una colonna sonora su Spotify.

Colonna sonora che ho ascoltato per mesi, data la sua bellezza di ogni singola traccia, e che mi ha fatto ricordare all’istante che nel mio archivio mentale non avevo conteggiato il gioco di cui la suddetta colonna sonora faceva parte.

Ho preso un pennarello rosso (anche quello mentale) e ho cerchiato il titolo del gioco dicendo “TU SARAI IL MIO PROSSIMO GIOCO DA RECENSIRE“. Niente se e niente ma.

Ho preso il PC e ho iniziato a scrivere. Sì perché in un mondo in cui il progresso tecnologico è sempre in continua espansione e in cui l’umanità sembra quasi schiava delle ultime, magnifiche e al tempo stesso inquietanti, invenzioni, questo è il gioco perfetto per descrivere il suddetto concetto.

Ecco quindi, cari lettori di Leggere Distopico e Fantascienza Oggi, la recensione di un gioco che è riuscito a regalarmi emozioni, qualche risata, ma anche molti gropponi in gola e tanta tristezza. Un gioco nato dalla brillante mente di David Cage di Quantic Dream. Oggi vi parlo di Detroit: Become Human.

Dalla Tech Demo “Kara” a “Detroit: Become Human”

Quantic Dream ha sempre sfornato titoli di una incredibile bellezza artistica e che godono di un realismo tipico di una qualunque opera cinematografica. I due titoli “Heavy Rain” e “Beyond: Due Anime” hanno spremuto a pieno la potenza grafica che PlayStation 3 era in grado di offrire.

Nel 2012, Quantic Dream ha presentato una Tech Demo che mostrava i risultati del loro nuovo motore grafico. Un filmato che girava in real-time su PlayStation 3 e che avrebbe poi posto le basi per ciò che sarebbe stato non solo “Beyond: Due Anime” ma anche “Detroit: Become Human” dopo molti anni.

Il filmato, magnifico in ogni suo minuto, mostra ciò che potrebbe succedere nel caso in cui un androide prendesse improvvisamente consapevolezza di sé come essere vivente. L’attrice Valorie Curry ha svolto un lavoro eccellente ed è riuscita, grazie alla stupenda recitazione, a far legare empaticamente lo spettatore al personaggio interpretato.

Girato con la tecnica del “performance capture“, un aggiornamento del motion capture utilizzato in “Heavy Rain” che permette di registrare i movimenti del corpo, viso e voce contemporaneamente, il corto “Kara” è ovviamente stato mostrato in lingua originale.

Tuttavia, voglio postarvi una versione doppiata in italiano dal team “Orion – Web Dubbing” con le meravigliose voci di Gianandrea Muià e Chiara Preziosi.

Detroit: la fucina del mondo

E arriviamo quindi al 2015, anno in cui venne annunciato per la prima volta Detroit: Become Human, la cui trama era basata proprio sulla Tech Demo “Kara” di qualche anno prima. Il gioco arrivò negli scaffali nel 2018 regalando ai videogiocatori di tutto il mondo una delle storie più emozionanti degli ultimi anni.

Come da titolo, il gioco è ambientato a Detroit. L’anno è il 2038, e il mondo sembra aver fatto un balzo enorme in avanti in campo tecnologico. La CyberLife, un’azienda nata dall’inventore Elijah Kamski, ha messo in commercio gli androidi.

Questi non sono altro che automi creati col puro e unico scopo di servire gli umani, così come per svolgere qualunque tipo di lavoro. Paradossalmente con l’avvento degli androidi, la società umana ha trovato non poche difficoltà, specialmente in campo lavorativo in cui il tasso di disoccupazione è arrivato quasi alle stelle.

Detroit
La Detroit del 2038 è decisamente avanzata rispetto a quella odierna

Gli androidi non possono provare sentimenti, dolore, stanchezza o emozioni eppure qualcosa sembra stia intaccando il funzionamento di questi ultimi. Esistono, infatti, casi di androidi capaci di provare emozioni umane che portano il nome di “devianti“.

Questi casi, sebbene isolati, stanno comunque portando dei grossi disagi alla popolazione ed è proprio questo il punto nevralgico della trama di Detroit: Become Human.

Tre storie per un’unica storia

Detroit: Become Human è un prodotto narrativo di una complessità unica nel suo genere, non solo per via delle scelte multiple che prenderemo durante il proseguire del gioco (ne parlerò a breve), ma anche perché non segue una sola trama.

Sì, ho già detto che il perno fondamentale è questa improvvisa devianza da parte degli androidi, ma attorno ad essa ruotano ben tre trame differenti con altrettanti personaggi diversi e tipi di narrazione per niente uguali.

Inutile dire che uno dei personaggi è proprio Kara, lo stesso personaggio che abbiamo intravisto nella Tech Demo (sebbene non sia proprio QUELLA Kara). La sua trama è quella che più mi ha emozionato. Kara è un modello di androide domestico, il perfetto androide che rimette a posto la casa e si prende cura di ogni singolo membro della famiglia.

Detroit
Kara è interpretata da Valorie Curry

Al servizio di Todd Williams, un uomo violento che si è ritrovato solo e senza lavoro dopo l’avanzata tecnologica degli androidi, e della figlia Alice, Kara si ritroverà a disobbedire ad un comando datogli proprio da Todd per proteggere la piccola Alice durante un attacco d’ira da parte dell’uomo.

Diventata anche lei una deviante, l’androide inizierà la sua fuga insieme alla bambina, alla ricerca di un posto sicuro e lontano dall’uomo che voleva far loro del male.

Il secondo personaggio, forse il più importante ai fini della trama principale, è Marcus. Un androide che funge da assistente familiare per il famosissimo artista Carl Manfred, paraplegico e con perenni problemi col figlio ribelle, Leo.

La vita di Marcus si potrebbe definire “perfetta“, per quanto perfetta possa essere la vita di un androide, tuttavia andrà tutto alla malora quando, durante un’improvvisa sfuriata da parte di Leo, Carl viene colto da un infarto. Anche in quel caso Marcus diventerà un deviante, pur di aiutare all’istante l’unico uomo che reputava suo padre.

Detroit
Marcus è interpretato da Jesse Williams

L’arrivo della polizia peggiora le cose, in quanto, trovando il corpo esanime dell’uomo, la colpa sembra essere ricaduta esclusivamente sull’androide (il figlio Leo non proverà nemmeno a difenderlo). Un proiettile in testa e Marcus si ritroverà disassemblato in una discarica.

Sarà quindi compito suo ricominciare la sua vita da zero, diventando il portavoce della categoria degli androidi devianti e iniziare, quindi, la sua personale crociata “contro” il genere umano.

Infine abbiamo la storia di Connor, anch’egli un androide, inviato dalla CyberLife per indagare sui devianti e conseguentemente trovarne un rimedio. Egli verrà affiancato ad Hank Anderson, un detective della polizia di Detroit il quale vede di cattivo occhio gli androidi.

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Connor è interpretato da Bryan Dechart

In Detroit: Become Human avremo quindi tre diverse trame: una più legata al tema dell’affetto verso qualcuno da proteggere (Kara); una legata al concetto di umanità e ribellione (Marcus); una più poliziesca ma legata al tema della fiducia reciproca (Connor).

Il loro destino è nelle tue mani

Il gameplay di Detroit: Become Human è il tipico dei giochi prodotti da Quantic Dream. Si tratta di un’avventura grafica in cui non si ha affatto alcuna padronanza del personaggio e dei suoi movimenti, o almeno non come lo si avrebbe con titoli come Tomb Raider o Uncharted.

Gli unici movimenti che potremo far fare ai tre personaggi saranno quelli di spostamento. Stop. Tutto il resto verrà dettato esclusivamente dai Quick Time Events che appariranno su schermo.

Esempio: se durante un inseguimento, Connor dovrà correre per acciuffare qualcuno, noi saremo liberi di muoverci nelle quattro direzioni senza alcun problema, ma se improvvisamente un’auto ci taglierà la strada comparirà su schermo il tasto da premere nel minor tempo possibile. In quel caso, in base alla rapidità/scelta del giocatore, Connor potrà schivare l’auto o venir investito.

Se cercate quindi un gioco fatto di salti, spari, accovacciate e qualunque altro movimento preimpostato dal gameplay, allora questo non sarà un titolo per voi. Se invece volete un gioco incentrato più sulla trama allora vi si spalancherà un mondo di opportunità.

Le scelte da prendere saranno all’ordine del giorno e ognuna avrà delle ripercussioni sulla trama

E sì, quando parlo di opportunità, intendo che ci sarà la possibilità di cambiare la trama a vostro piacimento in maniera drastica.

Per farlo, il titolo buona parte delle volte ci metterà di fronte a delle scelte che potranno essere banali (come un “prendi da terra la rivista e dagli un’occhiata” o “ignora tutto e vai avanti“) o decisamente più importanti (“inizia una rivolta dei devianti in maniera pacifica” o “inizia una rivolta dei devianti in maniera aggressiva“).

Ma non solo, anche l’enorme mole di indagini che potremo portare avanti ci consentiranno di sbloccare o meno alcune opzioni che prima ci erano precluse e prendere quindi una determinata strada anziché un’altra.

Alla fine di ogni capitolo, ci verrà presentato un diagramma con una moltitudine enorme di scelte ed eventi presi o no, che OVVIAMENTE avranno ripercussioni anche a capitoli di distanza.

Un esempio del diagramma che avremo a fine capitolo

Ciò può portare alla rigiocabilità del titolo più e più volte, per poter sbloccare infine uno dei finali multipli. E parliamo di una quarantina di finali, quindi capirete quanto sia possibile ricominciare un’avventura e avere davanti agli occhi qualcosa di totalmente differente rispetto alla volta precedente.

So che le parole non potrebbero rendere giustizia a ciò che è in realtà il gameplay, e probabilmente trovereste ugualmente una trovata simile qualcosa di poco originale. Sarà quindi questo piccolo assaggio della missione del primo capitolo a farvi rendere conto di quante possibilità ci sono all’interno del gioco.

Recitazione, colonna sonora e doppiaggio al pari di un film

Lo avrete già visto e capito. Inutile dire che Detroit: Become Human vanta di un comparto attoriale di un certo livello. Parliamo di artisti del calibro di Valorie Curry e Jesse Williams, solo per citarne due, che hanno letteralmente recitato in ambienti totalmente vuoti e privi di una qualunque scenografia.

Il tutto per rendere alla perfezione i movimenti e le espressioni di una persona in carne ed ossa su un personaggio creato in computer grafica. E parliamo di una tecnica di motion capture di un titolo del 2018 e di un engine grafico che dava il meglio di sé su console PlayStation 4. Provate ad immaginare cosa potrebbe succedere in futuro su console più potenti e con tecnologie decisamente più avanzate.

Inoltre, essendo Detroit: Become Human un titolo di stampo cinematografico, è quasi d’obbligo un doppiaggio a regola d’arte. Per quanto alcuni preferiscano la lingua originale, questo titolo da il massimo se giocato in italiano (chi dice che il doppiaggio italiano è uno dei migliori, non si sbaglia di certo).

Menzione particolare va alla colonna sonora. Quest’ultima infatti non è opera solamente di un singolo compositore, ma proprio come tre sono le trame da seguire, allora tre sono i creatori della colonna sonora. Philip Sheppard ha curato la colonna sonora della trama di Kara, John Paesano ha composto le tracce della trama di Marcus, mentre le musica che sentiamo durante la trama di Connor è opera di Nima Fakhrara.

Conclusioni

Detroit: Become Human è un titolo che non spicca di originalità in quanto a trama. Le storie in cui gli androidi prendono consapevolezza della propria natura e iniziano ad avere sentimenti umani sono molteplici. Ma è il modo in cui viene raccontata che stupisce.

Dico sin da subito che è quasi impossibile non provare dell’affetto per almeno uno dei tre personaggi, e ciò significa che il director del gioco ha fatto un ottimo lavoro con la struttura narrativa.

Inoltre con un sistema a scelte multiple, giocare Detroit: Become Human è un vero e proprio piacere. Sapere cosa sarebbe successo se avessimo fatto una scelta differente rispetto a quella presa è una delle cose che ci chiediamo sempre nelle vite dei nostri giorni. Ebbene, in questo gioco possiamo vedere ogni possibile realtà che si verrà a creare se prendessimo delle scelte differenti.

Una piccola nota a fine recensione: c’è in realtà un “quarto” personaggio presente non proprio nella trama di gioco ma che ci accompagnerà man mano durante le nostre sessioni di gioco, fino ad arrivare ad un finale in cui saremmo costretti a prendere un’ulteriore scelta. Una trovata stupenda, a parer mio.

Come al solito, vi invito a parlarne una volta completato il titolo!
Alla prossima recensione!

Ron

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